Assisi, il mondo riabbraccia Francesco: al via l’ostensione storica che unisce fede e istituzioni

Inaugurata l'esposizione solenne delle spoglie del Santo per l'VIII Centenario: un mese di preghiera, eventi civili e riflessioni sulla fraternità universale che coinvolgerà fedeli e autorità fino al 22 marzo

Estumulazione delle spoglie mortali di San Francesco. Foto Ufficio Stampa Sacro Convento

Ottocento anni dopo, il “Poverello” torna a parlare al cuore del mondo attraverso il segno più tangibile della sua umanità. È iniziata oggi ad Assisi l’ostensione solenne delle spoglie mortali di san Francesco, un evento di portata storica che, fino al 22 marzo, trasformerà la città serafica nel fulcro di un pellegrinaggio globale all’insegna della fraternità universale. L’annuncio, accolto con commozione dalle autorità civili e religiose, segna l’apice delle celebrazioni per l’VIII Centenario della morte del Santo. “Abbiamo la necessità di tornare a commuoverci”, ha esordito la conduttrice Lorena Bianchetti durante la conferenza stampa di presentazione presso la Sala Cimabue del Centro Convegni Colle del Paradiso.

Un’affluenza senza precedenti

I numeri testimoniano una sete di spiritualità che travalica i confini nazionali. Fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento, ha confermato che sono già pervenute quasi 400.000 prenotazioni da tutto il mondo. “L’attesa è stata impegnativa, ma siamo pronti”, ha dichiarato il Custode. “È la prima ostensione pubblica e prolungata della storia. La prenotazione è necessaria per ragioni di sicurezza: i fedeli potranno sostare davanti all’urna per un breve momento di preghiera, preceduto da un itinerario spirituale allestito in Basilica con schermi e guide agli affreschi”.

Il “chicco di grano” che si fa albero

L’ispirazione dell’evento risiede nel paradosso evangelico del seme: ciò che muore nell’amore porta frutto. Questa immagine è diventata il simbolo grafico dell’ostensione, grazie all’opera “Frate Francesco” della pittrice Elisa Galardi, che ritrae il Santo come un albero vivo. “Francesco è un’icona umana che dimostra la verità del Vangelo”, ha spiegato fra Giulio Cesareo. “Per chi non crede, resta comunque una ‘buona notizia’: la prova storica che una vita può fondarsi sul servizio e non sulla competizione”. Un momento di profonda spiritualità è stato condiviso da mons. Domenico Sorrentino, Amministratore Apostolico della Diocesi: “Ho baciato la teca con venerazione. Vedere quelle ossa è un’esperienza mistica, un incontro con Dio attraverso i resti di chi si è fatto totalmente Suo”.

Il sostegno delle istituzioni e il valore civile

L’evento non è solo religioso, ma unisce l’intero Paese. La Presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha sottolineato come San Francesco sia tornato a essere “Festa Nazionale” e ha annunciato un segno concreto di carità: la nascita di un hospice pediatrico regionale. Il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, ha invece rimarcato l’attualità del messaggio ecologista del Santo: “Custodire la terra significa custodire noi stessi”. Anche il mondo della cultura, rappresentato da Davide Rondoni (Presidente del Comitato Nazionale), ha evidenziato il valore dei resti mortali come “segno e seme”: “Andiamo a vedere le spoglie di un morto per celebrare la vita. È il paradosso che commuove”.

L’urna con le spoglie mortali di san Francesco. Foto Francesco Vitale

L’Ostensione

Nel pomeriggio di sabato l’ostensione delle spoglie mortali in Basilica inferiore, con una celebrazione riservata solo ai frati francescani che in processione hanno portato l’urna prima della celebrazione dei primi Vespri nella prima domenica di Quaresima. Non è una mostra, non è un evento per curiosi. L’ostensione delle spoglie di san Francesco, inaugurata oggi nel cuore della Basilica, viene definita dal Cardinale Ángel Fernández Artime, Legato Pontificio per le Basiliche papali di Assisi, come una “grande icona quaresimale” e una “predica silenziosa ma potentissima”. Nelle parole del porporato durante l’omelia, traspare l’emozione di chi vede in quei resti mortali non la fine di una vita, ma la testimonianza tangibile di una scelta radicale. “Quel corpo fragile e povero», ha dichiarato il Cardinale, «ci ricorda che il Vangelo si vive anche con la carne e con i gesti quotidiani. Francesco ha amato Cristo fino a portarne i segni impressi su di sé”.

I frati venerano l’urna di San Francesco. Foto Ufficio Stampa Sacro Convento

Una sosta nel deserto quaresimale

In un mondo che corre frenetico, il Legato Pontificio legge in questa ostensione un imperativo spirituale: fermarsi. “È come se il Signore, attraverso questo segno, ci dicesse: “Fermatevi e lasciatevi toccare dal mio amore”. È un tempo donato per ritrovare l’essenziale”, ha sottolineato Artime, indicando nei resti del Santo una bussola per orientarsi nel “deserto” della Quaresima verso la Pasqua. Il Cardinale ha poi ricostruito gli ultimi istanti della vita del Poverello, ricordando come Francesco, sentendo vicina la fine, non chiese nulla se non l’ascolto del Vangelo di Giovanni: “Gesù li amò fino alla fine. Francesco non ha cercato altro che conformarsi a Cristo povero e crocifisso – ha spiegato Artime – aveva fatto della minorità la sua forma di vita: ha scelto di essere ultimo, servo di tutti. Guardare quel corpo significa contemplare il Vangelo preso sul serio. Francesco è l’uomo che ha vinto le tentazioni: la minorità contro l’orgoglio, la povertà contro l’accumulo, il Vangelo contro lo spirito del mondo”.

Oltre la curiosità

La riflessione del Legato Pontificio si è conclusa con un monito diretto ai migliaia di pellegrini attesi nelle prossime settimane: l’ostensione deve essere un momento di trasformazione profonda. “Non siamo qui per curiosità, ma per lasciarci provocare“, ha incalzato il Cardinale. “Il corpo di Francesco, consumato dall’amore e segnato dalle stigmate, è luminoso di pace. Ci indica che il Vangelo è vivibile, che la via stretta conduce alla gioia. Chiediamo la grazia di un cuore rinnovato, per amare come lui fino alla fine, fino alla lode finale”.

da sinistra: Lorena Bianchetti, fra Giulio Cesareo, fra Marco Moroni durante la conferenza stampa di presentazione. Foto Francesco Vitale

I prossimi appuntamenti

Il calendario di questo mese di grazia non si esaurisce nel silenzio della preghiera individuale, ma si articola in una serie di appuntamenti che chiamano a raccolta ogni anima della società. Il 12 marzo, la Basilica accoglierà il pellegrinaggio e la veglia dei rappresentanti delle istituzioni e dei parlamentari della Repubblica, a testimonianza del valore civile e unitario che la figura di Francesco continua a esercitare sull’Italia. Pochi giorni dopo, il 14 e il 15 marzo, il testimone passerà alla “Generazione Z” con il Meeting Francescano Giovani: un confronto coraggioso sul tema della “Sorella Morte” come esperienza di senso in un mondo che spesso preferisce scartare la fragilità. Il culmine di questo percorso spirituale e storico sarà la solenne celebrazione del 22 marzo, presieduta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi, Presidente della CEI, che chiuderà ufficialmente il periodo di ostensione. Per chi volesse mettersi in cammino e fare esperienza per pregare davanti l’urna, la Basilica resterà aperta ai fedeli nei giorni feriali (7:30-18:30) e la domenica (7:00-18:30); tuttavia, data l’affluenza straordinaria, la prenotazione sul portale sanfrancescovive.org resta un passaggio obbligatorio. In fondo, come ha ricordato con efficacia mons. Felice Accrocca, l’ostensione è una provocazione alla modernità: “L’uomo non vale per ciò che appare, ma per ciò che è”. In un’epoca dominata dalla “dittatura dell’immagine” e dal culto della perfezione estetica, il corpo fragile e spoglio di Francesco torna a indicare al mondo l’unica via possibile: la potenza dell’essenziale.

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