Un evento che unisce fede, storia e attualità: ad Assisi, le celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco entrano nel vivo con un appuntamento straordinario. Dal 22 febbraio al 22 marzo, le spoglie del Poverello saranno esposte per un’ostensione pubblica di un mese, offrendo ai pellegrini un’occasione rara di incontro ravvicinato con le radici del carisma francescano. In questa intervista, il Custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni, svela a Interris.it il senso profondo di questo gesto: non una semplice ostentazione di reliquie, ma un invito a riscoprire la logica evangelica del “seme che muore per portar frutto”, capace di parlare ancora oggi ai giovani, ai lontani e a un mondo in cerca di speranza.
L’Intervista
Fra Marco, l’intera famiglia francescana è immersa in questo centenario articolato in diverse tappe. Qual è il messaggio che Francesco vuole consegnare all’uomo di oggi attraverso questo percorso?
“Dobbiamo innanzitutto tentare di ‘comprendere’ questo messaggio senza filtri, perché nel tempo a Francesco si sono fatte dire tante cose, spesso partendo dalle proprie posizioni o dalle situazioni del momento. La vera sfida oggi è cogliere gli elementi autentici. Francesco è l’uomo che si confronta con Dio e lo sente come Padre; un uomo che sente di aver ricevuto tutto e vuole continuamente ringraziare e riconsegnare. Questo sentirsi figli di un Padre benevolente è un richiamo potentissimo per l’oggi: ci porta alla fraternità con il mondo intero e al legame con l’intera creazione, vissuti con grande umiltà”
Il prossimo 22 febbraio sarà una data molto significativa. Cosa accadrà ad Assisi e perché questa scelta?
“Il pomeriggio del 21 febbraio, a porte chiuse, vivremo un momento di preghiera tra frati dei vari ordini durante il quale le spoglie di Francesco verranno spostate dal luogo dove si trovano solitamente, nella Basilica Inferiore. Dal 22 febbraio, e per un mese intero fino al 22 marzo, inizierà l’ostensione pubblica delle spoglie. C’è una coincidenza molto bella, anche se inizialmente non cercata: saremo nel cuore della Quaresima. Questo ci aiuterà a riflettere su Francesco come uomo piccolo e umile, che si è consumato per il Padre e per i fratelli”.

Cosa rappresenta per un fedele poter “vedere” e quasi toccare i resti del Santo?
“Vedere la teca con le spoglie è un aiuto per ripercorrere la via del dono di sé. Il filo rosso che accompagnerà i visitatori è la pagina del Vangelo di Giovanni: ‘Se il seme non cade nella terra e non muore, non porta frutto’. Francesco è il seme che è morto per portarne molto. Ma attenzione: è frutto di Vangelo, non di Francesco. Lui si tira indietro per lasciare spazio alla Parola che ha vissuto ‘in piedi’”.
Spesso si rischia di vedere Francesco come una figura poetica del passato. Come state lavorando per far arrivare queste iniziative ai giovani e a chi è lontano dalla fede?
“C’è una divulgazione ampia e ‘provocante’. Il Comitato Nazionale ha realizzato spot televisivi e radiofonici avvincenti, capaci di toccare la sensibilità moderna. Poi ci saranno eventi specifici: dal 3 al 6 agosto avremo un incontro per i giovani intitolato ‘Go, Vai, Parti, Via’, una riproposizione del celebre Capitolo delle Stuoie. Inoltre, il 17-18 aprile, in collaborazione con le Scuole per la Pace, vivremo un momento più laico intitolato “Sui passi di Francesco”. Ripartiremo dall’esperienza del Francesco giovane, che passò un anno in carcere a Perugia: un’esperienza di profondità che parla a chiunque cerchi una via per la propria vita”.

Assisi è da sempre il cuore del dialogo. Quale invito rivolge a chi non potrà essere presente fisicamente?
“Si può partecipare anche a distanza. Per l’ostensione abbiamo un sito con le prenotazioni, necessarie per ragioni di sicurezza. Ma Francesco ‘irradia’ speranza e pace dalla sua tomba al di là della presenza fisica. Si può restare uniti attraverso la preghiera, i canali social e lo spirito. Al di là delle ‘diavolerie’ tecnologiche che possiamo inventare, è lo Spirito Santo che ci tiene uniti come un’unica famiglia”.
Fra Marco, per concludere: se dovesse scegliere una parola per descrivere lo spirito dei frati in questo Giubileo?
“È difficile, perché siamo una comunità con tanti sentimenti e anche qualche timore per il grande lavoro che ci aspetta. Se devo scegliere, direi ‘Fiducia’. O anche ‘Apertura di cuore’. Sono parole che si intrecciano e che descrivono bene il nostro cammino verso questo centenario”.

