Dalla vacanza a Camaldoli al trapianto a Torino: la straordinaria testimonianza di Arrigo e Annalisa, due insegnanti di religione, genitori di Giordano e Gioele, che raccontano un anno di lotta contro una grave cardiopatia che ha colpito il figlio minore Giordano. Una storia di solidarietà universale che ha unito famiglie cristiane e musulmane nell’attesa di un dono prezioso. Tra fede, medicina d’eccellenza e il calore della comunità, il piccolo Giordano oggi sorride, ricordandoci che il Natale è il primato della fragilità che si fa regalo
L’Intervista
Siamo qui in una calda atmosfera natalizia con Arrigo e Annalisa. Tutto è iniziato durante una vacanza che doveva essere un momento di gioia, ma che si è trasformata in una prova difficilissima. Arrigo, ci racconti come è iniziato questo viaggio?
Arrigo: “È iniziato tutto a Camaldoli. Eravamo reduci da un momento bellissimo: la visita del Presidente Mattarella per l’ottantesimo del Codice di Camaldoli. Nostro figlio Gioele gli aveva persino consegnato una letterina. Eravamo felici, ma all’improvviso l’altro nostro figlio, Giordano, ha iniziato a stare male. Vomito, sonnolenza, era poco reattivo. Siamo corsi al pronto soccorso di Bibbiena e da lì ci hanno spedito subito ad Arezzo”.
Annalisa, tu sei rimasta con lui in ospedale mentre i medici cercavano di capire cosa avesse. Cosa è successo in quei momenti?
Annalisa: “Inizialmente pensavano a una gastroenterite, ma Giordano non migliorava. Per fortuna, un primario ha avuto l’intuizione di fargli un ecocardio. Lì abbiamo scoperto che c’era qualcosa di molto serio al cuore. Da Arezzo siamo stati trasferiti d’urgenza al Meyer di Firenze. Era il 26 luglio. Da quel momento è iniziato l’iter”.
Arrigo: “È stata una catena virtuosa di medici umili e competenti. Dal Meyer ci hanno mandati a Massa Carrara e infine, in elicottero, al Regina Margherita di Torino, perché la situazione era diventata estrema. Siamo rimasti a Torino quasi un anno. Giordano era in condizioni terminali: è stato un mese attaccato all’ECMO, una macchina che pompava il sangue al posto del suo cuore”.

Come avete gestito la famiglia, il lavoro e l’altro figlio, Gioele, in questo lungo periodo di lontananza da casa?
Arrigo: “Abbiamo scelto subito la condivisione. Insegniamo entrambi e abbiamo messo al corrente i nostri studenti, le famiglie, gli amici. Si è creata una catena di preghiera e solidarietà che ha coinvolto migliaia di persone. Io e Gioele facevamo i pendolari: ogni venerdì prendevamo il treno da Genova per Torino. Io stavo con Giordano e Annalisa si dedicava a Gioele. Ci davamo il cambio per non far mancare amore a nessuno dei due”.
Annalisa: “Un aiuto fondamentale è arrivato dall’associazione ABC, che ci ha fornito un appartamento gratuito a Torino. In reparto poi è nata un’amicizia speciale con due famiglie musulmane. Le mamme pregavano con il Corano, io con la mia fede cristiana. I cuoricini per i nostri figli sono arrivati quasi insieme: per noi era l’inizio della Quaresima, per loro il Ramadan. Una coincidenza pazzesca”.
Annalisa, tu hai vissuto il momento della rinascita più da vicino. Quanto ha contato la fede e cosa hai provato quando è arrivata la notizia del donatore?
Annalisa: “Senza la fede sarei impazzita. Ricordo che la mattina stessa dell’operazione avevo detto all’assistente spirituale del reparto che mi sentivo pronta a ricevere quel dono. Quando la dottoressa mi ha dato la notizia, l’ho abbracciata forte. La rinascita è stata fatta di piccoli passi: il primo budino al cioccolato che Giordano ha potuto mangiare, le prime parole… la vita che riprendeva a scorrere”.

Oggi Giordano è qui con noi, ha sei anni ed è il protagonista di un cortometraggio, “Briciole al Cielo”. Come è nata l’idea di raccontare la sua storia in video?
Annalisa: “È stata un po’ una magia. Ho visto un corto del regista Gianfrancesco Tiramani sulla donazione degli organi e l’ho contattato. Lui è entrato nella nostra casa, ha conosciuto Giordano e ha deciso di raccontare la sua storia. È nato un legame bellissimo”.
Annalisa, Arrigo, qual è il vostro augurio per le famiglie che ci ascoltano?
Annalisa: “Il mio augurio è quello che facemmo io e Arrigo quando ci sposammo: “Vi sorprenda un dono”. Io quel dono oggi ce l’ho qui accanto a me”.
Arrigo: “Io auguro a tutti di lasciarsi sorprendere dalla meraviglia della vita, ma anche di farsi dono per gli altri. La donazione degli organi è una nostra priorità, ma si può essere dono ogni giorno nelle relazioni e nel lavoro. Il Natale è il primato della fragilità che si fa regalo. A Natale puoi aprire i tuoi mondi nuovi!”

