Affiancarle, non sostituirle: come le persone con disabilità diventano autonome

L’impresa sociale Spazio Aperto Servizi accoglie una settantina di persone con disabilità e le accompagna verso l’autonomia. La responsabile dell’area residenzialità Giulia Allemano spiega come

A sinistra: Casa Greco, uno degli appartamenti di Spazio Aperto Servizi. Foto gentilmente concessa. A destra: la responsabile residenzialità persone con disabilità di Spazio Aperto Servizi, Giulia Allemano. Foto gentilmente concessa

L’autonomia è come un capo di abbigliamento sartoriale, un lavoro a due da farsi adattando le misure, gradualmente, alle esigenze altrui, fino ad arrivare alla giusta vestibilità, sempre in ascolto per provare, modificare e riadattare. Il “cliente” è la persona con disabilità e il “sarto” la comunità dei servizi che la prende in carico, accompagnandola nello svolgimento delle attività quotidiane affinché realizzi la propria vita indipendente senza rischiare di finire isolata quando la sua famiglia non sarà più in grado di starle vicino e di prendersene cura. Un percorso lungo, fatto di tempo e attenzione, per uscire di casa e acquisire l’autonomia abitativa altrove. Lo rende più agevole quando, in questo altrove, si respira “aria di casa”, per usare le parole di Giulia Allemano, responsabile area residenzialità delle persone con disabilità dell’impresa sociale Spazio aperto servizi.

Gradualità

Il primo passo lo fanno le famiglie nel momento in cui chiedono di attivare il progetto di vita indipendente, un processo personalizzato che parte dai bisogni e dai desideri del soggetto per aiutarlo a raggiungere il proprio massimo grado di autonomia. L’operatore conosce e instaura un rapporto con la persona con disabilità e i famigliari, poi accompagna il passaggio dalla casa natale al servizio residenziale, rispettandone i suoi tempi e lavorando sugli aspetti in cui l’assistito riesce a gestirsi. “La presa in carico non riguarda solo il singolo individuo ma anche quei parenti che compongono il contesto famigliare, non sempre sono pronti al distacco nello stesso momento”, spiega Allemano. “Ci si avvicina gradualmente alla nuova dimensione, si inizia magari frequentando i nostri spazi a merenda o a cena, dando modo al cambiamento di agire dentro le persone, e progressivamente si esce di casa. Poi chi ha ancora la famiglia e desidera trascorrerci qualche giorno, lo può fare”.

Una camera doppia in una casa dell’impresa sociale Spazio Aperto Servizi. Foto gentilmente concessa

Le case

La cooperativa, attiva nel territorio milanese e dintorni da oltre trent’anni, attualmente ospita una settantina di persone con disabilità in 16 strutture, tra case e comunità sociosanitarie tra la Città Metropolitana di Milano e Monza-Brianza. Gli appartamenti si trovano in condomini per favorire l’inclusione nel tessuto sociale e rispettano i criteri previsti dalla legge sul “Dopo di noi”, la 112/2016, ovvero l’assenza di barriere architettoniche, un massimo di cinque posti letto in stanze singole o doppie, dai due ai tre – se non quattro – bagni, di cui almeno uno accessibile per chi ha disabilità motoria. In alcune la cooperativa ha installato sollevatori per persone in sedia a rotelle. In un’altra, in una in fase di sperimentazione, che ospita nove persone insieme a un adulto convivente, sono stati montati anche gli ascensori esterni.

L’approccio

Le persone non vengono categorizzate per tipologia di disabilità. “Abbiamo case per persone con disabilità più lieve che non necessitano della presenza di operatori per tutte le 24 ore, una seconda fascia in cui l’assistenza si estende anche all’orario notturno e infine le comunità sociosanitarie per le situazioni più gravi”, illustra la responsabile. L’approccio alla realizzazione dell’autonomia di Spazio Aperto Servizi è quello di mettersi al fianco degli ospiti e non di sostituirsi a loro nelle attività come cucinare, mettere a posto, fare il bucato “per far sì che il processo avvenga”. Il fine settimana, nel tempo libero, si va al cinema o si organizza una gita.

Una stanza di una casa dell’impresa Spazio Aperto Servizi. Foto gentilmente concessa

La condivisione

La condivisione è fondamentale, “la cucina è spesso un ampio spazio abitabile per consentire a più persone di starci insieme”, esemplifica, ma richiede comunque sensibilità e delicatezza in altri luoghi, come la camera da letto doppia. “Vogliamo permettergli di scegliere con chi condividere uno spazio così intimo, seguendo questo passaggio con un’interlocuzione tra operatori, esperti di vita indipendente e famigliari”. “I risultati del nostro lavoro li vediamo dopo diverso tempo, ma hanno una bellezza e una gioia quasi indescrivibile”, conclude Allemano, “la nostra vittoria più grande è diventare per loro un porto sicuro che li accoglie”.

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