Si è spento a Roma il cardinale Camillo Ruini. Aveva 95 anni. Con lui se ne va una delle figure più autorevoli e influenti della Chiesa italiana degli ultimi decenni, protagonista di una stagione che ha segnato profondamente il rapporto tra cattolicesimo, società e istituzioni nel nostro Paese. La notizia della sua morte ha suscitato cordoglio nel mondo ecclesiale e civile. Per oltre vent’anni il suo volto è stato associato a quello della Conferenza Episcopale Italiana e della diocesi di Roma, accompagnando il pontificato di san Giovanni Paolo II e lasciando un’impronta significativa anche negli anni successivi. Pastore e teologo, il cardinale Ruini ha interpretato il proprio ministero con la convinzione che la fede cristiana dovesse continuare a dialogare con la cultura contemporanea e contribuire alla costruzione del bene comune.
Le parole di Giovanni Paolo II
Nel corso del suo lungo ministero, il cardinale Ruini ha ricevuto numerose attestazioni di stima da parte dei pontefici con i quali ha collaborato più strettamente. San Giovanni Paolo II, che lo volle alla guida della diocesi di Roma e della Conferenza Episcopale Italiana, gli manifestò più volte la propria fiducia. In una lettera del 2001 lo definì semplicemente “mio Vicario Generale per la Diocesi di Roma”, espressione che testimonia il legame diretto e la particolare responsabilità affidatagli dal pontefice polacco.
Il ritratto tracciato da Benedetto XVI
Fu però Benedetto XVI a tracciare uno dei ritratti più significativi del cardinale emiliano. Nel 2008, in occasione del venticinquesimo anniversario dell’ordinazione episcopale, Joseph Ratzinger scrisse che Ruini era stato “esemplarmente fedele” al suo motto episcopale Veritas liberabit nos, ringraziandolo per essersi “continuamente speso per il popolo di Dio che è in Roma”. Nello stesso anno, al termine del suo servizio come Vicario del Papa per la diocesi di Roma, Benedetto XVI volle rendergli omaggio pubblicamente, ricordando il suo “lungo servizio” e il suo “diuturno e apprezzato ministero”, parole che sintetizzano il riconoscimento della Santa Sede per quasi due decenni di guida pastorale della Chiesa romana. La vicenda ecclesiale di Camillo Ruini resta così strettamente intrecciata a quella dei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dei quali fu uno dei collaboratori più autorevoli e ascoltati, contribuendo a tradurre nella vita della Chiesa italiana le grandi linee del loro magistero.
Le radici emiliane e la formazione sacerdotale
Camillo Ruini nacque a Sassuolo, in provincia di Modena, il 19 febbraio 1931. Cresciuto in una famiglia profondamente cristiana, maturò la vocazione sacerdotale negli anni della ricostruzione del dopoguerra, in un contesto sociale e culturale segnato da profondi cambiamenti. Dopo gli studi teologici e filosofici presso la Pontificia Università Gregoriana, venne ordinato sacerdote nel 1954. Nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla si dedicò all’insegnamento, alla formazione dei giovani e alla pastorale, mettendo in evidenza quelle capacità di riflessione e di guida che avrebbero caratterizzato tutto il suo percorso ecclesiale. La sua crescita all’interno della Chiesa italiana fu progressiva ma costante. Prima vescovo ausiliare, poi segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Ruini divenne negli anni Ottanta una delle figure emergenti dell’episcopato nazionale.
Il lungo servizio come Vicario del Papa per la diocesi di Roma
La svolta arrivò nel 1991, quando san Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma affidandogli l’incarico di Vicario Generale per la diocesi capitolina. Per diciassette anni Ruini è stato il punto di riferimento pastorale della Chiesa di Roma, guidando la diocesi del Papa in una fase particolarmente intensa della sua storia recente. Furono gli anni delle missioni cittadine, del Giubileo del 2000 e di un rinnovato impegno evangelizzatore rivolto alle periferie esistenziali e sociali della Capitale. Chi ha collaborato con lui ricorda la sua straordinaria capacità organizzativa, unita a una profonda attenzione per la dimensione spirituale e pastorale. Sotto la sua guida la diocesi di Roma ha cercato di rafforzare la propria identità missionaria, coinvolgendo parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali in un grande progetto di annuncio del Vangelo.
Sedici anni alla guida della CEI
Parallelamente al servizio nella diocesi di Roma, Ruini ha guidato la Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007, diventando il presidente più longevo nella storia della CEI. Il suo mandato coincise con una fase di profonde trasformazioni politiche e culturali. Ruini sostenne con forza il ruolo pubblico dei cattolici, invitandoli a essere presenti nella vita sociale e politica senza rinunciare alla propria identità. Famiglia, tutela della vita, libertà educativa e centralità della persona furono alcuni dei temi che caratterizzarono il suo magistero. La sua leadership contribuì a consolidare il peso della CEI nel dibattito nazionale, facendo della Conferenza Episcopale un interlocutore autorevole nelle questioni che riguardavano il futuro del Paese. Anche per questo il suo nome è rimasto legato a una stagione nella quale la voce della Chiesa italiana ha avuto una particolare rilevanza nel confronto pubblico.
Il cardinalato e gli anni della riflessione
Creato cardinale da Giovanni Paolo II nel giugno del 1991, Ruini ha continuato a servire la Chiesa anche dopo aver lasciato gli incarichi di governo. Negli anni successivi ha dedicato molte energie alla riflessione culturale e teologica, intervenendo su temi quali il rapporto tra fede e ragione, la secolarizzazione e il ruolo del cristianesimo nell’Europa contemporanea. Pur mantenendo un profilo più discreto, non ha mai smesso di offrire il proprio contributo al dibattito ecclesiale, seguendo con attenzione il cammino della Chiesa e i cambiamenti della società italiana.
L’eredità di un protagonista della Chiesa italiana
Con la scomparsa del cardinale Camillo Ruini si chiude una pagina importante della storia ecclesiale del nostro Paese. Per molti è stato il volto della Chiesa italiana durante gli anni di Giovanni Paolo II; per altri un intellettuale capace di leggere il proprio tempo alla luce del Vangelo; per altri ancora un pastore che ha saputo guidare comunità e istituzioni ecclesiali con determinazione e lungimiranza. Al di là delle diverse sensibilità e delle valutazioni storiche, resta il profilo di un uomo che ha dedicato l’intera esistenza al servizio della Chiesa. Una testimonianza che continua a interrogare il presente e che lascia un segno profondo nella memoria del cattolicesimo italiano.

