Acerra, mons. Di Donna: “Leone XIV rilancia la Laudato si’ nelle periferie”

Il vescovo di Acerra Antonio Di Donna presenta la storica visita di Papa Leone XIV tra l'abbraccio alle famiglie dei giovani scomparsi e il riscatto sociale: "Una memoria penitenziale per ritrovare la speranza"

A sinistra il vescovo di Acerra Antonio Di Donna. Foto per gentile concessione Diocesi di Acerra. A destra, Leone XIV. Foto Andrea Di Biagio/Imagoeconomica

La gioia per un evento storico, il riscatto di un territorio ferito e la sfida cruciale della custodia del Creato. Alla vigilia della storica visita di Papa Leone XIV ad Acerra, il vescovo monsignor Antonio Di Donna, Presidente della Conferenza Episcopale Campana traccia il significato profondo di un viaggio che accenderà i riflettori su tutte le periferie del Paese. Nell’intervista, il presule lancia un forte messaggio di speranza per scollarsi di dosso l’etichetta infamante di “Terra dei fuochi”, rimettendo al centro la dottrina sociale della Laudato si’ — definita la nuova Rerum Novarum del nostro tempo — e la responsabilità degli adulti verso le nuove generazioni. Un invito a scuotere le coscienze, a chiedere perdono alla terra e a ritrovare, insieme al Pontefice, la forza di guardare al futuro con coraggio.

L’intervista

Eccellenza, come sono stati preparativi? Qual è il sentimento prevalente nella diocesi alla vigilia di questo appuntamento storico?

“Le assicuro che la preparazione è davvero impegnativa, anche perché non avevamo alcuna esperienza pregressa di una visita del Papa. Tuttavia, la fatica non cancella affatto la gioia di un evento storico. Mai un Pontefice era venuto in una realtà piccola come la nostra. C’è grande trepidazione: accogliamo il Santo Padre volentieri, soprattutto per il forte valore simbolico di questo viaggio. Papa Leone XIV viene a incontrare materialmente la Chiesa di Acerra, ma abbraccerà l’intera popolazione di un territorio vastissimo compreso tra Napoli e Caserta. Domani, la nostra città diventerà il simbolo di tutte le periferie del Paese e di tutte le terre ferite”.

Acerra e i comuni limitrofi vengono spesso associati a gravi criticità ambientali. Più volte, però, lei ha invitato a non fermarsi ai soli aspetti negativi. In che modo la popolazione si sta spendendo per la tutela del Creato?

“Il Papa viene proprio per rilanciare la Laudato si’ e per confermare lo sforzo di quanti si impegnano da anni per contrastare le rigidità di questa terra. Vogliamo scollarci di dosso questo marchio infamante di ‘Terra dei fuochi’; desideriamo far capire che l’inquinamento non è solo un problema nostro, ma una realtà purtroppo diffusa in Italia, dove esistono tante altre ‘terre dei fuochi’. Vogliamo dare continuità a quanto si sta già facendo a livello istituzionale, cittadino ed ecclesiale. Come Chiesa locale siamo dodici diocesi che da anni portano avanti un cammino comune di denuncia del male, ma anche di formazione delle coscienze. Il Papa incontrerà i genitori e le famiglie che hanno subito dei lutti, che hanno perso figli e giovani a causa del cancro e dell’inquinamento ambientale. Sarà uno scossone: chiediamo al Pontefice di venire a scuotere le nostre coscienze”.

In questo primo anno di pontificato, Papa Leone XIV sta mostrando una grande attenzione per la Campania e per i temi legati all’umanità, basti pensare all’attesa per la sua prossima enciclica che guarderà anche all’intelligenza artificiale. Come viene vissuta questa continuità a Acerra?

“Viene vissuta con profonda gioia e attesa. Indubbiamente la visita di un Papa non risolverà i problemi con la bacchetta magica, e gli scettici o gli sfiduciati ci sono sempre. Ma la sua presenza in questo contesto significa dirci: ‘Andate avanti, continuate, perché si può risalire. Dio non è stanco di voi’. Questo viaggio dà speranza e offre ulteriori motivazioni al nostro impegno quotidiano”.

In questo percorso un ruolo centrale spetta alle nuove generazioni. Come stanno reagendo i giovani a questa novità?

“Si sa che i giovani sono generalmente i più disincantati e i più critici, e forse in parte lo sono anche adesso, ma si stanno lasciando contagiare dall’attesa e dalla trepidazione. C’è la disponibilità a mettersi in ascolto, anche perché si tratta soprattutto di loro: la questione in gioco ad Acerra è proprio il futuro delle nuove generazioni e quale mondo vogliamo lasciare loro. Noi adulti dobbiamo purificare il nostro vissuto, perché siamo noi i veri colpevoli di fronte ai nostri ragazzi”.

Il richiamo alla Laudato si’ ci inserisce pienamente nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Qual è il vero nucleo di questo messaggio per voi?

“La parola chiave è proprio “continuità”. Papa Francesco doveva venire qui sei anni fa, poi la pandemia lo ha impedito. Papa Leone XIV ha riannodato subito questo filo. L’enciclica porta nel titolo una parola francescana, tratta dal Cantico delle Creature, che ci invita a recuperare lo stupore di fronte al Creato. Noi usiamo i termini ‘creato’ e ‘creazione’ per ricordare che l’impegno della Chiesa non è semplicemente di stampo ecologista o green, non è una moda passeggera. È una motivazione di fede: crediamo in un Dio che ha consegnato questo giardino all’uomo perché lo coltivi e lo custodisca. La Laudato si’ non è un documento ambientalista, ma fa parte della dottrina sociale della Chiesa. Io faccio sempre un parallelo con la Rerum Novarum: ciò che fu a fine Ottocento l’enciclica di Leone XIII per la questione operaia, lo è oggi la Laudato si’ per la questione ambientale. È una sfida urgente per la sopravvivenza del pianeta, e guarda caso sono proprio due Papi di nome Leone a trovarsi idealmente in corrispondenza su questi grandi temi sociali”.

Ha già pensato alle prime parole che rivolgerà a Papa Leone XIV al suo arrivo sabato?

“Ci sto lavorando proprio in queste ore. Nel mio indirizzo di saluto farò memoria di quello che è successo alla nostra terra. Sarà una memoria che mi piace definire ‘penitenziale’: un momento per chiedere perdono per quello che abbiamo fatto a questa nostra madre terra. Racconterò brevemente la nostra storia, ma testimonierò anche il grande cammino intrapreso dalle nostre Chiese in questi anni, chiedendo al Papa una parola di forte sostegno per il nostro futuro”.

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