“La schiavitù è presente ancora oggi, in varie forme, a volte molto nascoste. Pensiamo ai nostri giovani così dipendenti dai social. Le nuove tecnologie nono sono da demonizzare, ma a volte ne viene fatto un uso errato. Pensiamo, inoltre, ai bambini che vengono obbligati a combattere nei conflitti, oppure a quelli che sono costretti a fare lavori pericolosi ed umilianti. Non dimentichiamo, la tratta di esseri umani e le tante donne che sono costrette a prostituirsi. Dobbiamo aprire gli occhi e riconoscere che la schiavitù è un crimine. Dio ci ha creati liberi“. E’ quanto ha dichiarato Paolo Ramonda, membro della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata dal Servo di Dio don Oreste Benzi, intervistato da Interris.it in occasione della Giornata internazionale per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione.
La giustizia sociale e i diritti umani
Paolo Ramonda, sottolinea come i bambini e le donne sono più vulnerabili. “E’ necessario un lavoro di prevenzione e di sostegno da parte delle istituzioni, della Chiesa e di tutta la società – aggiunge -. E’ necessario tutelare ogni creatura a partire dalla sua nascita, crescita e sviluppo. Bisogna garantire a tutti l’accesso allo studio e a un lavoro dignitoso – sottolinea Ramonda -. E’ essenziale promuovere la giustizia sociale e il rispetto dei diritti umani“.
Abolire la schiavitù: è veramente possibile?
Ma abolire la schiavitù è un obiettivo realizzabile? “Dobbiamo impegnarsi affinché si raggiunga questa meta: dobbiamo lavorare attraverso trattati internazionali e diplomatici, che però devono essere sostenuti anche dalle singole realtà locali. Come diceva Papa Francesco, siamo tutti fratelli o fratelli tutti – afferma Paolo Ramonda -. Don Oreste si è sempre dedicato alla lotta contro ogni forma di schiavitù e sosteneva fortemente la necesità di rimuove le cause che provocano le ingiustizie. Il suo è un messaggio quanto mai attuale: lui parlava di ‘mondi vitali nuovi’, ossia di ambienti dove la persona possa crescere e sviluppare le proprie capacità. Dobbiamo imparare a mettere la spalla sotto la croce del nostro fratello, ma con un’azione di denuncia, dobbiamo dire a chi costruisce le croci di smettere di farlo”.
L’attualità di un messaggio attuale ancora oggi
“L’Occidente può fare molto. Bisogna smettere di pensare all’io, al nostro interesse, al nostro piccolo particolare. Dobbiamo pensarci come noi, come popolo, come comunità, come un’unica umanità. Don Oreste, ancora oggi, ci avrebbe incoraggiato a lavorare per il bene comune, per costuire la pace – conclude Ramonda – Tutti dovrebbero deporre le armi e prendere in mano gli aratri per ricostruire una Terra bella, abitale e che sia giusta per ogni creatura”.

