Il tragico lascito di un evento-spartiacque. Per il 25° anniversario, il museo degli attentati dell’11 settembre 2001 organizza una nuova mostra, per ricordare e tenere viva la memoria. I media vaticani hanno rievocato tra dolore, misericordia e riconciliazione il terribile attentato terroristico avvenuto negli Stati Uniti. “Poche date nella storia hanno un’eco simile – spiega Andrea De Angelis-. Pronunciare l’11 settembre vuol dire richiamare alla mente dei cittadini di ogni nazione l’attentato terroristico che ha riscritto, in poche ore, la storia del XXI secolo”. Sono trascorsi 25 anni da quel giorno, eccezionale anche per la copertura mediatica che permise in ogni continente di seguire in diretta le varie fasi dell’attentato, culminato nel crollo delle Torri Gemelle. Furono 2996 le vittime, compresi i 19 dirottatori dei quattro attacchi suicidi avvenuti attraverso altrettanti aerei. “Anche in Vaticano quell’11 settembre 2001 giunsero in diretta le immagini dell’attentato terroristico- prosegue De Angelis-. Giovanni Paolo II si trovava quel giorno a Castel Gandolfo. Ad avvisarlo fu Joaquín Navarro-Valls, per oltre un ventennio direttore della Sala Stampa della Santa Sede”. Rievocherà poi il portavoce di Karol Wojtyla: “Chiamai, gli parlai direttamente. Gli dissi che cosa stava accadendo. Gli parlai delle immagini terribili che la Cnn stava trasmettendo in diretta. Il Papa rimase profondamente scosso, addolorato”.
Lo storico direttore della Sala Stampa vaticana ricordò che Giovanni Paolo II si chiese come fosse potuto accadere un attentato così efferato. La sua costernazione, di fronte a quelle immagini andò oltre il dolore. Rimase per poco tempo davanti alla tv, poi si ritirò nella cappellina, che dista soltanto pochi passi dalla sala della televisione. E restò a lungo a pregare. Voleva anche mettersi in contatto con George Bush, per fargli sapere la sua vicinanza, il suo dolore, la sua preghiera. Ma non era possibile contattare il presidente, che per motivi di sicurezza si trovava in volo sull’Air Force One. Allora il Papa decise di inviare immediatamente un telegramma. E la mattina dopo dedicò la messa per le vittime dell’attentato, pregando Dio perché desse il riposo eterno alle numerose vittime e coraggio e conforto alle loro famiglie”. Nell’udienza generale di mercoledì 12 settembre 2001 il Papa definì quanto accaduto poche ore prima “un giorno buio nella storia dell’umanità, un terribile affronto alla dignità dell’uomo“. Quindi, nel parlare di “inaudita ferocia”, espresse tutta la sua spirituale vicinanza ai familiari dei morti e dei feriti, ribadendo come anche quando “la forza delle tenebre sembra prevalere, il credente sa che il male e la morte non hanno l’ultima parola”. Giovanni Paolo II volle poi convocare nel gennaio del 2002 un nuovo incontro delle religioni per la pace ad Assisi, sulla scia dello storico primo raduno del 1986.
Nel messaggio di saluto ai rappresentanti delle varie religioni del mondo, si legge: nei momenti di più intensa apprensione per le sorti del mondo, si avverte con maggiore vivezza il dovere di impegnarsi personalmente nella difesa e nella promozione del fondamentale bene della pace. L’11 settembre 2002 Giovanni Paolo II ricordò quanto accaduto dodici mesi prima. Lo fece innanzitutto “raccomandando alla memoria di Dio” le vittime dell’attentato. Il Papa riaffermò con forza come “ogni persona umana ha diritto al rispetto della propria vita e dignità”, beni inviolabili per Dio, sanciti dal diritto internazionale, proclamati dalla coscienza umana e che esige la convivenza civile. In quello che Giovanni Paolo II definì “un anniversario tristissimo“, si elevò dunque a Dio la preghiera perché “l’amore possa soppiantare l’odio e, con l’impegno di tutte le persone di buona volontà, la concordia e la solidarietà possano affermarsi in ogni angolo della Terra”. Benedetto XVI si recò a Ground Zero: è il 20 aprile 2008. Il Papa scelse il silenzio per quella storica visita, decidendo di non pronunciare nessun discorso. Si raccolse dunque in preghiera, in ginocchio, al centro dell’enorme cavità dove si trovavano prima le due torri. Un luogo “scenario di incredibile violenza e dolore“, nel quale Benedetto XVI chiese al Signore “di portare la pace in un mondo violento”, concedendo ai familiari delle vittime “la forza di continuare a vivere con coraggio e speranza”. Il pensiero del Papa andò anche a “coloro che hanno trovato la morte, i feriti e quanti hanno perso i loro cari in quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, in Pennsylvania”. “Confortaci e consolaci, rafforzaci nella speranza e concedici la saggezza e il coraggio di lavorare instancabilmente per un mondo in cui pace e amore autentici – concluse – regnino tra le nazioni e nei cuori di tutti”.
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Ground Zero
“Suscita in me diversi sentimenti, emozioni, trovarmi qui a Ground Zero, dove migliaia di vite sono state strappate in un atto insensato di distruzione. Qui il dolore è palpabile”. Iniziò così il discorso di Papa Francesco all’Incontro interreligioso al Memorial di Ground Zero, avvenuto il 25 settembre 2015 nel corso del viaggio apostolico a Cuba e negli Stati Uniti d’America. Il Papa “volle poi soffermarsi sull’immagine dell’acqua. L’acqua che vediamo scorrere verso questo centro vuoto, ci ricorda tutte quelle vite che stavano sotto il potere di quelli che credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti. E’ il grido silenzioso di quanti hanno sofferto nella loro carne la logica della violenza, dell’odio, della vendetta. Una logica che può causare solo dolore, sofferenza, distruzione, lacrime. L’acqua che scorre giù è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per tante distruzioni di oggi. Questo è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune. E’ acqua che ci ricorda il pianto di ieri e il pianto di oggi”.
Immagine creata con ChatGtp
Causa della pace
Quindi Francesco proseguì il suo discorso soffermandosi sull’incontro, avvenuto pochi istanti prima, con i familiari dei soccorritori morti quell’11 settembre. “Ho potuto constatare ancora una volta come la distruzione non è mai impersonale, astratta o solo di cose; ma – disse – che soprattutto ha un volto e una storia, è concreta, possiede dei nomi”. Un dolore che “lascia attoniti e grida al cielo”. Nei volti dei familiari però Francesco vide anche quella che definì “l’altra faccia di questo attentato”, ovvero “l’altra faccia del dolore: la potenza dell’amore e del ricordo. Un ricordo che non ci lascia vuoti”. Jorge Mario Bergoglio chiese al cielo “il dono di impegnarci per la causa della pace. Pace nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità. Pace in quei luoghi dove la guerra sembra non avere fine. Pace sui quei volti che non hanno conosciuto altro che dolore. Pace in questo vasto mondo che Dio ci ha dato come casa di tutti e per tutti”.