Vi spiego perché il diavolo esiste

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:54

Ha aperto un dibattito teologico di una certa rilevanza la dichiarazione rilasciata dal Preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Arturo Sosa Abascal, in un'intervista fornita al periodico cattolico TempiParlando a margine del 48° Meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione, il “papa nero” ha risposto così a chi gli domandava se il diavolo esista: “[Il diavolo esiste] in diversi modi. Bisogna capire gli elementi culturali per riferirsi a questo personaggio. Nel linguaggio di sant'Ignazio è lo spirito cattivo che ti porta a fare le cose che vanno contro lo spirito di Dio. Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale.”

Figura simbolica

Il diavolo inteso come “figura simbolica” è un assunto non nuovo da parte del gesuita venezuelano. Già nel 2017, a pochi mesi dalla sua nomina a Preposito generale, padre Sosa aveva dichiarato al supplemento Papel del Mundo: “Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male. Anche i condizionamenti sociali rappresentano questa figura, ci sono persone che si comportano così perché c'è un ambiente dove è molto difficile fare il contrario”, specificando “Dal mio punto di vista, il male fa parte del mistero della libertà. Se l'essere umano è libero, può scegliere tra il bene e il male. Noi cristiani crediamo che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, per cui Dio è libero, ma Dio sempre sceglie di fare il bene perché è tutto bontà”.

Papa Francesco sul tema del diavolo

Gesuita di formazione, il Pontefice ha desunto la sua cognizione del “nemico del genere umano” dalla visione che ne diede il fondatore della Compagnia di Gesù, sant'Ignazio di Loyola. Per il santo basco, il demonio era presente nella vita del credente a tal punto che, negli Esercizi spirituali, egli ricordava: “:'uomo vive sotto il soffio di due venti, quello di Dio e quello di Satana”. Parlando del diavolo, non mancava di far notare – nella quattordicesma regola – che il demonio “si comporta come un frivolo corteggiatore che vuole rimanere nascosto e non essere scoperto”, come “un condottiero che vuole vincere e fare bottino”. Affermazioni che trovano eco negli interventi di Papa Francesco sul tempa. Qualche mese dopo la sua elezione (11 ottobre 2013), nella cappella della Domuns Sanctae Marhae, commentando l'episodio evangelico in cui Luca (11, 15-26) racconta di Gesù che scaccia i demoni, il Pontefice disse: «Ci sono preti che quando leggono questo brano e altri brani del Vangelo, dicono: Gesù ha guarito una persona da una malattia psichica. Certamente è vero che in quel tempo si poteva confondere l’epilessia con la possessione del demonio ma è anche vero che c’era il demonio. E noi non abbiamo il diritto di rendere la cosa tanto semplice, liquidandola come se si trattasse di malati psichici e non di indemoniati”. Un anno dopo (30 ottobre 2014), ancora il Santo Padre fu chiarissimo: “A questa generazione – a tante altre –  hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un'idea, l'idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui. Lo dice Paolo, non lo dico io! La Parola di Dio lo dice. Ma noi non siamo tanto convinti. E poi Paolo dice com’è questa armatura di Dio, quali sono le diverse armature, che fanno questa grande armatura di Dio. E lui dice: 'State saldi, dunque, state saldi, attorno ai fianchi la verità'. Questa è un'armatura di Dio: la verità”. 

Benedetto XVI: “Il demonio, pervertitore dell'uomo”

La Chiesa ha sempre trattato del diavolo in relazione alla vita del cristiano, il quale si trova inevitabilmente a fronteggiare il male quando segue la via di Cristo. Papa Benedetto XVI ne ha tracciato le coordinate storiche, parlando di lui come una “forza reale” alla costante ricerca dell'uomo come suo alleato. Capitale, in questo senso, è il discorso rivolto alle istituzioni, ai capi religiosi e ai rappresentanti del mondo della cultura durante il suo viaggio apostolico in Libano: “Dobbiamo essere ben coscienti che il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico. Il male, il demonio, passa attraverso la libertà umana, attraverso l’uso della nostra libertà. Cerca un alleato, l’uomo. Il male ha bisogno di lui per diffondersi. È così che, avendo offeso il primo comandamento, l'amore di Dio, viene a pervertire il secondo, l’amore del prossimo. Con lui, l'amore del prossimo sparisce a vantaggio della menzogna e dell’invidia, dell’odio e della morte. Ma è possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene […]. È a questa conversione del cuore che siamo chiamati. Senza di essa, le 'liberazioni' umane tanto desiderate deludono, perché si muovono nello spazio ridotto concesso dalla ristrettezza di spirito dell’uomo, dalla sua durezza, dalle sue intolleranze, dai suoi favoritismi, dai suoi desideri di rivincita e dalle sue pulsioni di morte. La trasformazione in profondità dello spirito e del cuore è necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialità, il senso profondo della giustizia e quello del bene comune”.

La lotta contro il diavolo per Papa Wojtyla

Papa Giovanni Paolo II lo ricordava come parte di quella “imitatio Christi” del credente. In occasione dell'incontro con quattro parrocchie di Roma, il 26 febbraio del 2004 il Pontefice disse: “Mentre intraprendiamo l'itinerario quaresimale, guardiamo a Cristo che digiuna e lotta contro il diavolo. Anche noi, come Cristo, siamo chiamati a una lotta forte e decisa contro il diavolo […]. Anche noi, come Cristo, siamo chiamati a una lotta forte e decisa contro il demonio“. Papa Wojtyla visse il dramma del nazifascismo prima, del comunismo poi, quell'azione umana deliberatamente rivolta alla distruzione dell'uomo stesse. Per questo, nel suo pontificato, il Papa polacco ha sempre sottolineato come sia parte del compito gravoso dell'uomo del secolo scorso quella di “guardare in faccia il male”. Contro la tendenza al relativismo anche teologico, dove tutto appare neutro, Papa Giovanni Paolo II ha acceso il riflettori sul male quale “spirito operante nel mondo”. Il 24 maggio 1987, in occasione della sua visita presso il santuario di Monte Sant'Angelo in provincia di Foggia, Wojtyla attualizzò la lotta contro il diavolo che contraddistinse la figura dell'Arcangelo Michele, poiché “attuale anche oggi, perché il Demonio è tuttora vivo ed operante nel mondo. Infatti il male che è in esso, il disordine che si riscontra nella società, l'incoerenza dell'uomo, la frattura interiore della quale è vittima non sono solo le conseguenze del peccato originale, ma anche effetto dell'azione infestatrice ed oscura del Satana, di questo insidiatore dell'equilibrio morale dell'uomo, che San Paolo non esita a chiamare 'il dio di questo mondo', in quanto si manifesta come astuto incantatore, che sa insinuarsi nel gioco del nostro operare per introdurvi deviazioni tanto nocive, quanto all'apparenza conformi alle nostre istintive aspirazioni. Per questo l'Apostolo delle Genti mette i cristiani in guardia dalle insidie del Demonio e dei suoi innumerevoli satelliti, quando esorta gli abitanti di Efeso a rivestirsi 'dell'armatura di Dio per poter affrontare le insidie del Diavolo, poiché la nostra lotta non è soltanto col sangue e con la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i Dominatori delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria'”.

Sulle orme di Paolo VI 

Sull'onda del Concilio Vaticano II, che pure si pronunciò in merito all'esistenza del diavolo – sono state esposte diciotto frasi sulla realtà e l'opera del maligno, come ricorda Renzo Lavatori, Docente di Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Urbaniana – fu papa Paolo VI ad avviare una riflessione sulla difesa dal male nella Chiesa, “da quel male che chiamiamo Demonio”. Per il Pontefice, il male è “occasione ed effetto di un intervento in noi e nel nostro mondo d'un agente oscuro e nemico, il Demonio. Il male non è più soltan­to una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudo-realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni”. Nell'udienza del 15 novembre 1972, Paolo VI parlò di un “essere oscuro e conturbante [che] esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. È lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare, per introdurvi deviazioni, altrettanto nocive quanto all’apparenza conformi alle nostre strutture fisiche o psichiche, o alle nostre istintive, profonde aspirazioni». Alla domanda su quali fossero i “segni della sua presenza” il Pontefice rispondeva: “Potremo supporre la sua sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile ed assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l’amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle, dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l'ultima parola”.
La dottrina della Chiesa sulla demonologia è, dunque, chiara: la fede in Dio presuppone l'esistenza del male, che agisce nella Storia umana e spinge l'uomo a dover scegliere. Il mistero salvifico di Cristo che, come si ricorda nei Vangeli, è stato sottoposto alle tentazioni, permette all'uomo di scegliere la strada della salvezza. Per giunta, nel post-Sessantotto, nel momento i cui la cultura moderna aveva iniziato a ridimensionare, poi demitizzare, la figura di Satana in seno alla stessa dottrina della Chiesa, nel 1975 la Congregazione per la Dottrina della Chiesa stilò un documento intitolato Fede cristiana e demonologia.

Coincidenza o divergenza?  

Perché, dunque, le affermazioni del preposito generale hanno destato così tanto scalpore? Le dichiarazioni di padre Sosa, che pure conosce la scuola di sant'Ignazio di Loyola, coincidono con quelle di Papa Francesco e con ciò che insegna il magistero della Chiesa Cattolica o stridono? Forse, può aiutare a fornire una chiara sintesi, l'intervento di padre Giandomenico Mucci apparso sul quaderno 3914 de La Civiltà Cattolica datato al luglio 2013 e dal titolo “Il diavolo: mito, folclore o realtà?“. Dopo aver menzionato la frequenza con cui Papa Francesco cita, nelle sue omelie, il diavolo e l'azione perversa dalla quale i fedeli devono discostarsi, il gesuita ricorda che: “Satana è un essere spirituale, inimmaginabile nella sua perversità, che non può essere compreso e descritto sul piano dell'empiria sensibile“. Rifacendosi alla dottrina demonologica della Chiesa, padre Mucci sottolinea come Satana esista in quanto spirito. Tuttavia – ricorda –  “non è superfluo d’altronde ricordare che il pensiero umano conosce soltanto una psicologia incarnata nella materia, che si svolge nel tempo, con l'uso di concetti approssimativi perché parziali e, quindi, con decisioni revocabili. All'opposto, il diavolo è uno spirito non incarnato nella materia, la cui vita non è misurabile con la successione degli eventi temporali […] Quando noi diciamo che Satana è una persona che pensa e vuole, facciamo necessariamente riferimento alla sola esperienza che abbiamo, quella dello spirito incarnato. Ciò significa che le nostre affermazioni sul diavolo devono essere sempre intese in modo analogico. Poiché non abbiamo esperienza diretta dell’esistenza demoniaca, siamo costretti a ricorrere alla terminologia desunta dalla vita umana: cognizione, volontà, azione, effetto. Perciò, il nostro modo di concepire il diavolo dev'essere liberato sia dagli schemi immaginativi e leggendari sia dalle categorie concettuali che ce lo fanno pensare come se egli fosse una persona umana come noi, ma invisibile”.

L'appello del presidente degli esorcisti (AIE) padre Bamonte

Per padre Francesco Bamonte, presidente dell'Associazione internazionale esorcisti, conviene fare chiarezza sulla questione dottrinale poiché talune affermazioni possono essere fraintese se non addirittura essere ritenute dissociazioni dal magistero ecclesiale.

Padre Bamonte, perché è necessaria una puntualizzazione dottrinale in merito?
Se è vero che nei confronti del magistero ordinario bisogna rapportarsi con 'ossequio di intelletto e volontà', bisogna considerare, infatti, che il magistero solenne espresso nel Concilio Lateranense IV su angeli e demoni implica una vincolante adesione di fede. La posizione di Abascal, pertanto, si pone all'infuori del magistero ordinario e straordinario-solenne”.

La Chiesa s'è espressa di recente sul diavolo?
“L'esistenza reale del diavolo, quale soggetto personale che pensa e agisce e che ha fatto la scelta di ribellione a Dio, è una verità di fede che fa parte da sempre della dottrina cristiana. Tale verità è stata ribadita da un documento della Congregazione della fede, pubblicato da L'Osservatore Romano il 26 giugno 1975. Il testo esamina in maniera circostanziata la dichiarazione del concilio Lateranense IV, di cui riconosce l’importanza teologica, in relazione anche al diavolo e ai demoni: 'L’enunciato che li concerne si presenta come un'affermazione indiscussa della coscienza cristiana'. Esso, infatti, è inserito nel simbolo di fede, che il concilio ha riproposto a tutta la Chiesa, e, pertanto, appartiene alla regola universale della fede. Del resto tale insegnamento corrisponde a tutta la tradizione dei Padri della Chiesa e dei Papi”.

Anche papa Paolo VI ha dato un apporto significato alla dottrina demonologica…
“In precedenza Paolo VI, il 15 novembre 1972, durante l'udienza generale del mercoledì, affronta il tema in questione. Partendo dal male esistente nel mondo, egli dichiara che esso è 'occasione ed effetto di un intervento in noi e nel nostro mondo di un agente oscuro e nemico, il demonio. Il male non è più soltanto una deficienza, ma un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa'. Prosegue affermando decisamente la necessità di credere che il diavolo è un essere creato da Dio (che successivamente con libera scelta, ha radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno) e non come un principio assoluto indipendente o come semplice simbolo del male: 'Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscere' la realtà del demonio. A sostegno di questa tesi sono riportate numerose citazioni bibliche, dopo le quali il Papa ribadisce che il diavolo 'è il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero'”.

E Papa Francesco?
“Papa Francesco, dopo la sua elezione al soglio pontificio (2013), in diverse circostanze ha ribadito con insistenza e fortemente la realtà del demonio. Nella sua Esortazione Apostolica Gaudete et exultate (19 marzo 2018) si è soffermato a lungo sulla tematica demoniaca, puntualizzando nel cap. 5 alcune brevi ma incisive delucidazioni. Il pontefice prende l’avvio dal fatto che la vita cristiana, nel suo cammino verso la santità, è un combattimento permanente (n.158), in cui occorre forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo. Ciò costituisce il dato concreto che non si può trascurare, anzi forma le condizioni per rafforzare la propria configurazione spirituale (n.159). Il Papa precisa che quando si parla della lotta contro il demonio, non si tratta di un contrasto con la mentalità mondana né con le inclinazioni personali verso il male, ma più puntualmente ci si riferisce a una lotta contro un essere reale, 'che è il principe del male'. Con questa espressione viene sottolineata la dimensione di soggetto o persona nella sua concretezza, cioè una entità sussistente reale, che si chiama ed è il Maligno. Gesù stesso lo ha sconfitto e se ne rallegra (Lc 10,18). Il Papa spiega che ai tempi di Gesù si poteva intendere una malattia, quale l’epilessia, come un’azione demoniaca, tuttavia bisogna riconoscere che Gesù ha compiuto molteplici liberazioni di ossessi. L'azione diabolica conferma la reale esistenza del diavolo e la sua costante presenza, fin dall’inizio della creazione, come risulta dalle prime pagine delle Scritture, in riferimento al racconto genesiaco della seduzione del serpente verso la prima coppia umana, Adamo ed Eva.

Papa Bergoglio ha sempre messo in guardia dalla de-mitizzazione del diavolo, non è vero?

“Non si può sostenere che 'il demonio non esiste o non agisce'. Il pontefice dice che Gesù stesso, quando ha insegnato ai discepoli la preghiera del Padrenostro, ha posto come ultima richiesta di essere liberati dal male: 'L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto', ma propriamente e concretamente si indica il Maligno, che è un essere personale, il tentatore. Il Papa fa un accenno agli errori che si diffondono attorno alla figura di Satana (n.161): 'Non pensiamo dunque che sia un mito, una rappresentazione, un simbolo, una figura o un'idea. Tale inganno ci porta ad abbassare la guardia, a trascurarci e a rimanere più esposti'. L’affermazione è chiara e non ammette dubbi o discussioni sull’esistenza reale di Satana. Rientra nella dottrina della Chiesa che va accettata e creduta. Se si nega tale verità, prosegue il papa, si cade facilmente sotto le grinfie del diavolo, che 'come leone ruggente va in giro cercando chi divorare' (1 Pt 5,8).
Quindi la Chiesa fondandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione Apostolica ufficialmente insegna che il demonio è una creatura e un essere personale, e mette in guardia da coloro che, come il padre Sosa lo ritengono solo un simbolo”.

Qual è il suo appello, in vece di presidente dell'Associazione Internazionale Esorcisti (Aie)?
“Come Aie, riportiamo quanto affermato dalla Conferenza Episcopale Italiana al n. 5 della Presentazione della versione italiana nuovo Rito degli Esorcismi, promulgato dalla Santa Sede il 22 novembre 1998 (De exorcismis et supplicationibus quibusdam): 'Il discepolo di Cristo, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa, crede che il Maligno e i demoni esistono e agiscono nella storia personale e comunitaria degli uomini. Il Vangelo, infatti, descrive l’opera di Gesù come una lotta contro Satana (cf. Mc 1, 23-28; 32-34; 39; 3, 22-30 e passim). Anche la vita dei suoi discepoli comporta una battaglia che 'non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male (Ef 6, 12)'”.

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