Vescovo nigeriano positivo al Covid

“Fate i test!” esorta il vescovo di Yola nel dichiarare pubblicamente di essere risultato positivo al Covid-19. Sos coronavirus in Nigeria

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:26

Monsignor Stephen Dami Mamza, vescovo nigeriano di Yola, si è sottoposto controlli del Nigeria Center for Disease Control (Ncdc) ed è risultato positivo. “Una lezione che voglio che le persone apprezzino e comprendano è che ognuno deve rendersi disponibile per i test, se necessario”, spiega Stephen Dami Mamza, vescovo di Yola, nel dichiarare pubblicamente di essere risultato positivo al Covid-19.

Vescovo positivo

Monsignor Mamza, evidenzia l’agenzia missionaria Fides, è presidente della Christian Association of Nigeria (Can) di Adamawa. Ed è pure membro del comitato Covid-19 dello Stato di Adamawa. In comunicato stampa, ha confermato i risultati dell’Ncdc, Inoltre il presule nigeriano ha annunciato che in conformità con i protocolli coronavirus, è andato in isolamento. E ha già iniziato il trattamento. Pur rilevando che il risultato positivo per il virus non era una condanna a morte, il vescovo ha esortato le persone a pregare per lui. E per tutti coloro che sono risultati positivi. Monsignor Mamza  esorta tutti a prendere sul serio i protocolli preventivi. Ciò al fine di contribuire a fermare la diffusione della pandemia.

In prima linea

“Il governo teme che combattere i Boko Haram possa costare voti alle elezioni”, aveva detto il vescovo di Yola a una delegazione internazionale di Aiuto alla Chiesa che Soffre, in visita nel Paese africano. Il presule aveva accusato l’esecutivo guidato da Goodluck Jonathan di ritrosia nel combattere i “talebani africani” e gli altri gruppi di militanti che “stanno scatenando il caos in tutto il Paese”. Non per impossibilità o incapacità ma per calcolo pre-elettorale. “Il regime ha paura di irritare gli elettori che simpatizzano con gli estremisti- aveva dichiarato tre mesi fa il vescovo – quando dovrebbe invece dichiarare lo stato d’emergenza nel nord-est nigeriano. L’unica soluzione è porre la regione sotto il diretto controllo militare“.

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