Guerra in Ucraina, il Papa: “Scempi e atrocità, non c’è giustificazione”

Il Santo Padre lancia un nuovo appello alla pace, definendo l'aggressione russa "disumana e sacrilega. Cessi questa guerra ripugnante"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:14
Papa Francesco Angelus

Un altro appello, l’ennesimo. Il grido di Papa Francesco contro la guerra non si ferma e, nell’Angelus della terza domenica di Quaresima, il Santo Padre torna a invocare la pace, a fronte di un’invasione russa che non accenna a fermarsi nonostante i ripetuti inviti al dialogo. “Un massacro insensato” lo definisce il Pontefice, “dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità. Non c’è giustificazione per questo! Supplico tutti gli attori della comunità internazionale perché si impegnino davvero nel far cessare questa guerra ripugnante”. I missili continuano a solcare i cieli dell’Ucraina, mentre le bombe si abbattono “su civili, anziani, bambini e madri incinte. Sono andato a trovare i bambini feriti che sono qui a Roma. A uno manca un braccio, l’altro è ferito alla testa… Bambini innocenti”.

Il Papa: “Guerra disumana e sacrilega”

E il pensiero del Papa va anche “ai milioni di rifugiati ucraini che devono fuggire lasciando indietro tutto e provo un grande dolore per quanti non hanno nemmeno la possibilità di scappare. Tanti nonni, ammalati e poveri, separati dai propri familiari, tanti bambini e persone fragili restano a morire sotto le bombe, senza poter ricevere aiuto e senza trovare sicurezza nemmeno nei rifugi antiaerei”. Uno scenario disumano, “anche sacrilego, perché va contro la sacralità della vita umana, soprattutto contro la vita umana indifesa, che va rispettata e protetta, non eliminata, e che viene prima di qualsiasi strategia! Non dimentichiamo: è una crudeltà, disumana e sacrilega”.

“Non abituiamoci all’orrore e alla violenza”

Fra gli orrori della guerra, però, c’è un popolo che resiste. E dei pastori che “in questi giorni tragici stanno vivendo il Vangelo della carità e della fraternità”. Papa Francesco riferisce di aver “sentito in questi giorni alcuni di loro al telefono” e aver sperimentato come siano “vicini al popolo di Dio… Penso anche al Nunzio Apostolico, appena fatto Nunzio, Monsignor Visvaldas Kulbokas, che dall’inizio della guerra è rimasto a Kyiv insieme ai suoi collaboratori e con la sua presenza mi rende vicino ogni giorno al martoriato popolo ucraino. Stiamo vicini a questo popolo, abbracciamolo con l’affetto e con l’impegno concreto e con la preghiera”. Il Santo Padre rinnova il suo appello a non abituarsi alla violenza e a non stancarsi “di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno”.

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