Sos Etiopia: testimonianza di fraternità

Un viaggio di speranza nell’East Bale

Missione in Etiopia all’insegna della fraternità. “Tutto è cominciato quando, a Robe, abbiamo visto arrivare tante persone in fuga da una prolungata siccità nella zona est del Bale. Incuriositi e preoccupati, siamo partiti per capire che cosa stesse accadendo. Abbiamo trovato un territorio dagli scenari climatici molto diversi da quelli più verdi intorno a Robe”. Inizia così la testimonianza all’agenzia missionaria Fides di Teresa Zullo, della Comunità Missionaria di Villaregia. Che ha intrapreso il viaggio nel Bale est insieme agli altri missionari presenti nella Prefettura Apostolica di Robe, nel Bale ovest. Racconta Teresa Zullo: “Questa zona fa parte della Prefettura Apostolica di Robe, il cui prefetto apostolico è padre Angelo Antolini. Ed è grande quanto un terzo dell’Italia, anche se non vi è ancora alcuna presenza di Chiesa. Ci troviamo a ridosso della Regione Somala dell’Etiopia. La povertà è particolarmente grave, complicata dalla scarsità di strade, dall’isolamento di molti villaggi e dalla difficile reperibilità di acqua e beni di prima necessità“. Inoltre “l’East Bale è un luogo che tocca il cuore. Pensiamo a ogni persona che abbiamo incontrato, a ogni stretta di mano, a ogni sguardo pieno di speranza. Il Signore ci sta guidando ‘a Est’ e ci insegna, viaggio dopo viaggio, quanto sia prezioso anche il più piccolo passo compiuto nella fraternità”.

Etiopia
Foto di Allie Reefer su Unsplash

Missione-Etiopia

Il racconto di questo cammino prosegue con la visita nella provincia di Dawe Sarar. Aggiunge Tesesa Zullo: “Qui, la situazione è ancora più complessa. Alcuni villaggi si raggiungono solo attraversando parte della Regione Somala; per questo né le ong né gli enti pubblici vi si recano facilmente. Gli Uffici Sociali locali ci hanno allora chiesto di spingerci fino a quei territori più isolati. Ci siamo lasciati guidare dalla volontà di incontrare le persone. E abbiamo fatto amicizia con tre villaggi, offrendo la formazione ai rappresentanti. In uno di questi, Hantutu, abbiamo trascorso due giornate fermandoci lì per la notte, e la gente ci ha accolti con grande calore. Ci hanno addirittura cucinato un capretto. Tra le varie necessità, ci hanno chiesto aiuto per l’assicurazione medica per alcuni rifugiati stabilitisi ai margini del villaggio. È stata un’esperienza toccante che ci ha permesso di comprendere meglio la capacità di accogliere di questo popolo ma anche la complessità della vita in quest’area”.

 

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