Rinascita post-sisma. Dopo un complesso intervento di restauro e miglioramento sismico e il completamento del campanile, ha riaperto la chiesa di Santa Venerina, nel Catanese. L’edificio sacro era stato danneggiato dal terremoto del 26 dicembre 2018. Il rito di benedizione della chiesa e la solenne concelebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, insieme al parroco Giovanni Marino e a sacerdoti della diocesi. La cerimonia ha visto la partecipazione delle autorità religiose e civili, tra queste il prefetto Maria Carmela Librizzi, il commissario straordinario per la ricostruzione Salvatore Scalia, il sindaco di Santa Venerina Santo Raciti, il responsabile unico di progetto (rup) Rosario Arcidiacono, la soprintendente Ida Buttitta con l’architetto Giuseppe Marano, i sindaci dei comuni interessati dal sisma, oltre a una folta di fedeli e cittadini. Il restauro e consolidamento strutturale è costato un milione 185 mila euro, interamente finanziato dal Fondo statale per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma. La pratica della ricostruzione è stata seguita dall’ufficio Beni culturali ecclesiastici della diocesi guidato da don Angelo Milone. “Celebriamo non solo la ricostruzione di un edificio, ma il ritorno alla vita della nostra comunità, che ha saputo affrontare le difficoltà con fede e speranza. Questa chiesa rinnovata è segno di un nuovo inizio per Santa Venerina“, ha detto il vescovo Raspanti.

Rinascita post-sisma
Alle ore 03:19 del 26 dicembre 2018 una scossa di terremoto di magnitudo 4.9, con epicentro a Viagrande, colpì la zona nord di Catania, tra Viagrande e Trecastagni. La scossa ha avuto una lunga durata, 10-12 interminabili secondi. E ha travolto in particolare i territori alle pendici dell’Etna. Cioè Acireale, Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Milo, Pennisi, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea,ed è stata distintamente percepita in un’ampia area della Sicilia orientale, da Messina a Ragusa. Nei giorni precedenti, a partire dal 23 dicembre, l’Etna aveva iniziato una fase eruttiva abbastanza intensa, con cenere e lapilli che giunsero e lambire l’aeroporto di Catania. Ciò innescò uno sciame sismico di media intensità che ebbe il suo culmine la vigilia di Natale del 2018, quando un terremoto di magnitudo 4.5, con epicentro a Zafferana Etnea, scosse la popolazione senza però provocare danni a cose o persone. Era il preludio di ciò che avvenne da lì a due giorni, la notte di Santo Stefano, quando si ebbe la nuova forte scossa. Tanta paura e agitazione tra le popolazioni dei comuni investiti dal sisma, diversi danni ad abitazioni e chiese, diverse case crollate e alcuni feriti lievi.

