“Senza Gesù il Natale rimane una festa vuota”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:31

Lasciarsi attirare dalla tenerezza di Gesù Bambino, “nato povero e fragile in mezzo a noi, per darci il suo amore. Questo è il vero Natale. Se togliamo Gesù, che cosa rimane del Natale? Una festa vuota”. Così Papa Francesco, rivolgendosi agli oltre duemila ragazzi giunti in piazza San Pietro per la Benedizione dei Bambinelli, organizzata dal Centro Oratori Romani, spiega il mistero dell'incarnazione. E avverte: “Non togliere Gesù dal Natale! Gesù è il centro del Natale, Gesù è il vero Natale!“. Parafrasando, San Paolo sottolinea poi tre atteggiamenti per “preparare bene la venuta del Signore”: essere gioiosi, pregare e rendere grazie. Infine, la preghiera per la Nigeria e l'appello alla liberazione delle sei Suore del Cuore Eucaristico di Cristo, rapite circa un mese fa dal loro convento a Iguoriakhi.

Essere gioiosi

Se nelle scorse domeniche la liturgia sottolineava l'atteggiamento della vigilanza “e che cosa comporti concretamente preparare la strada del Signore”, oggi, III Domenica d'Avvento, “domenica della gioia”, la liturgia “ci invita a cogliere lo spirito con cui avviene tutto questo”, per l'appunto la gioia. “Siate sempre lieti”, dice San Paolo (cfr. 1 Ts 5,16). “Vale a dire rimanere sempre nella gioia, anche quando le cose non vanno secondo i nostri desideri – spiega Bergoglio -; ma c’è quella gioia profonda, che è la pace: anche quella è gioia, è dentro – aggiunge -. Le angosce, le difficoltà e le sofferenze attraversano la vita di ciascuno, tutti noi le conosciamo; e tante volte la realtà che ci circonda sembra essere inospitale e arida, simile al deserto nel quale risuonava la voce di Giovanni Battista”. Poi aggiunge: “Ma proprio le parole del Battista rivelano che la nostra gioia poggia su una certezza”, ovvero “Gesù, l’inviato del Padre che viene, come sottolinea Isaia, 'a portare il lieto annuncio ai miseri'“. Questo ci fa capire, prosegue il Pontefisce che la missione di Gesù nel mondo “consiste nella liberazione dal peccato e dalle schiavitù personali e sociali che esso produce. Egli è venuto sulla terra per ridare agli uomini la dignità e la libertà dei figli di Dio, che solo Lui può comunicare”.

La preghiera perseverante

Quindi precisa: “La gioia che caratterizza l’attesa del Messia si basa sulla preghiera perseverante”. E aggiunge: “Per mezzo della preghiera possiamo entrare in una relazione stabile con Dio, che è la fonte della vera gioia. La gioia del cristiano non si compra, non si può comprare; viene dalla fede e dall’incontro con Gesù Cristo, ragione della nostra felicità”, sottolinea Francesco, proseguendo: “E quanto più siamo radicati in Cristo, quanto più siamo vicini a Gesù, tanto più ritroviamo la serenità interiore, pur in mezzo alle contraddizioni quotidiane. Per questo il cristiano, avendo incontrato Gesù, non può essere un profeta di sventura, ma un testimone e un araldo di gioia. Una gioia da condividere con gli altri; una gioia contagiosa che rende meno faticoso il cammino della vita”.

Il rendimento di grazie

Il terzo e ultimo atteggiamento, come indica San Paolo, “è il continuo rendimento di grazie“, ovvero “l’amore riconoscente nei confronti di Dio”. “Egli infatti è molto generoso con noi, e noi siamo invitati a riconoscere sempre i suoi benefici, il suo amore misericordioso, la sua pazienza e bontà, vivendo così in un incessante ringraziamento”, afferma. E conclude: “Gioia, preghiera e gratitudine sono tre atteggiamenti che ci preparano a vivere il Natale in modo autentico”. Quindi la preghiera alla Madonna: “In questo ultimo tratto del tempo di Avvento, ci affidiamo alla materna intercessione della Vergine Maria. Lei è 'causa della nostra gioia', non solo perché ha generato Gesù, ma perché ci rimanda continuamente a Lui”.

L'appello per la Nigeria

Al termine dell'Angelus, dopo che ragazzi presenti in piazza intonano “Tanti auguri a te”, poichè oggi Papa Francesco compie 81 anni, il Pontefice si unisce all’appello dei Vescovi della Nigeria per la liberazione delle sei Suore del Cuore Eucaristico di Cristo, rapite circa un mese fa dal loro convento a Iguoriakhi: “Prego con insistenza per loro e per tutte le altre persone che si trovano in questa dolorosa condizione: possano, in occasione del Natale, ritornare finalmente alle loro case”. Quindi invita i fedeli presenti a pregare l'Ave Maria.  Infine, il tradizionale saluto: “Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci“.

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