Salmo 50, quando la misericordia di Dio trasforma il peccatore

Il Miserere non è soltanto una richiesta di perdono, ma la supplica per una nuova creazione interiore

Foto di James Chan da Pixabay

Tra i tanti salmi, che si recitano alle lodi e nei vari momenti di preghiera, sicuramente quello più conosciuto del Salterio, è il numero cinquanta, noto come il “Miserere”. Il salmo, prende questo particolare nome, dalle sue prime parole in latino: “Miserere mei, Deus”, vale a dire “Pietà di me o Dio “, ed è il più celebre dei sette salmi penitenziali della Bibbia. La liturgia cristiana lo recita spesso, in particolare il venerdì, proprio durante la liturgia delle Ore, e durante il tempo di Quaresima, come modello di conversione. Il titolo tradizionale, attribuisce il salmo a Davide, in relazione al peccato commesso con Betsabea e all’intervento del profeta Natan, il quale visse nel X secolo, durante i regni di Davide e di suo figlio Salomone, svolse il ruolo di profeta di corte e di fidato consigliere reale, distinguendosi per la sua lealtà a Dio e soprattutto il coraggio di dire la verità anche di fronte al potere.

Il riferimento si trova nel titolo del salmo stesso e richiama l’episodio narrato nel secondo libro di Samuele, quando Davide riconosce la gravità del proprio peccato. Tutto il testo appartiene alla grande tradizione della preghiera d’Israele, mentre la sua precisa data di composizione rimane incerta. Il tema centrale è la richiesta di misericordia da parte di Dio, infatti il salmista pur sapendo di aver commesso un grave peccato, non si allontana da Dio, ma al contrario, proprio perché riconosce la propria colpa  si rivolge a Dio, con fiducia. Davide è Re, vede Betsabea, moglie di Uria, e la desidera, e commette adulterio, per coprire  la cosa  manda Uria in prima linea a morire in guerra. Uria “ l’Ittita”, era uno dei trenta prodi del re Davide, che va in guerra contro gli “Ammoniti”, per l’assedio della loro capitale Rabbà – oggi Amman, capitale della Giordania. Betsabea, era una donna ebrea molto credente, era bellissima, dopo il peccato con Davide, rimane incinta, il re tenta di nascondere tutto, lei rimane vedova e successivamente diventa la moglie di Davide.

“Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità“. Queste parole contengono un messaggio fondamentale della fede biblica: il peccatore non è definito soltanto dal proprio peccato. Anche quando ha sbagliato gravemente, può tornare davanti a Dio. Se pensiamo alla prima parola del salmo “pietà”, il salmista non pretende di avere diritto  al perdono, lo chiede come dono della misericordia divina. E così, il peccato non è presentato come una trasgressione esterna, ma ha contaminato interiormente la persona stessa, ferendo al tempo stesso il suo rapporto proprio con Dio. C’è una richiesta particolare dal salmista: non vuole soltanto che la sua colpa passata venga cancellata, ma egli chiede di essere trasformato interiormente. Infatti le parole del testo lo spiegano in maniera semplice: “ Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo …”. Non si tratta di aggiustare qualcosa che non funziona più, il peccatore chiede a Dio una nuova creazione, c’è nell’autore la voglia di riprendere quel rapporto speciale che aveva con il Creatore.

Un’ altra caratteristica che rende questo salmo importante è la sincerità del re Davide, quando afferma: “ Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi”, riconosce la propria colpa e non minimizza quello che ha fatto, non si presenta da innocente, potremmo affermare che in effetti il cammino del perdono, comincia dal riconoscimento della verità. Per chiedere misericordia bisogna avere il coraggio di guardare il proprio errore. Se leggiamo attentamente tutto il testo, scopriamo che  l’autore non vuole proporre né momenti di disperazione né tanto meno una forma di autoassoluzione, al contrario sceglie di riconoscere il peccato e di affidarsi unicamente  alla misericordia di Dio. Davide arriverà a dire: “ …Contro di te, contro te solo ho peccato”, egli capisce che alla radice del peccato, potremmo aggiungere, c’è una vera rottura del rapporto con Dio.

L’uomo peccando non infrange e trasgredisce una regola, ma si allontana dalla relazione con Colui che l’ha creato, per questo motivo, dobbiamo intendere che il perdono non è semplicemente e naturalmente la cancellazione di una qualsiasi pena, ma è la speranza di ricostruire una relazione, ricordando che Dio cerca nell’uomo un cuore sincero, capace di riconoscere il male e di ritornare a Lui. L’uomo che ha ricevuto la misericordia divina è in grado di trasmettere agli altri il dono ricevuto, aiutando gli altri a ritrovare la strada che conduce a Dio. Questo salmo, parla anche all’uomo contemporaneo, perché in definitiva affronta una  realtà, che non appartiene soltanto al passato: la fragilità umana. Ogni persona può sbagliare, ferire, tradire o addirittura fallire, ma la domanda che ne deriva è sempre quella la stessa da tempo, cosa facciamo dopo aver riconosciuto il nostro errore? Il salmo del “Miserere”, non ci dice  di nascondere la colpa, ma ci chiama a presentarla davanti a Dio, ribadendo che questo salmo è una grande preghiera sulla misericordia e la conversione, è un invito a guardare avanti verso la possibilità, concessa a tutti, di ricominciare un dialogo con Dio.

 

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