Romania: dopo 25 anni i cristiani ricordano la caduta del regime di Ceausescu

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:57

“Con profondo dolore abbiamo tutti appreso la notizia di morti e di feriti in alcune città della Romania. Mentre lamento e condanno ogni violenza perpetrata contro inermi cittadini, elevo la mia supplice preghiera al Signore: voglia egli accogliere nella sua pace le anime di queste vittime che hanno perduto la vita quando il mondo cristiano si accinge a celebrare il Natale di colui che invochiamo Principe della pace. Esprimo, poi, parole di conforto per i feriti e per tutte quelle famiglie che sono in angoscia per questo tragico avvenimento e voglio augurare a tutti i cittadini della diletta nazione Romena un’armoniosa convivenza tra le sue componenti etniche, che favorisca la pacifica fruizione dei diritti umani, civili e religiosi di tutto il popolo e garantisca le sue fondamentali libertà, Dio benedica la Romania!”. Queste furono le parole di san Giovanni Paolo II durante l’udienza del 20 dicembre 1989 in piazza san Pietro durante il celebre “Autunno delle nazioni”, quando da Varsavia a Berlino, per lo più in modo pacifico, si chiedeva la caduta dei regimi totalitari. Solo in Romania, che in quei giorni era teatro di sangue e violenze di un regime agonizzante, le proteste terminarono con l’esecuzione del capo di Stato. I morti sulle strade di Timisoara e di Bucarest furono in totale 1104. Le proteste iniziarono il 16 dicembre, il 25 il dittatore Nicolae Ceausescu e la moglie Elena furono processati e immediatamente fucilati.

Numerose testimonianze hanno fatto presente che non solo la Chiesa cattolica, ma anche quelle ortodosse e protestanti hanno avuto un ruolo importante nella resistenza al regime comunista dittatoriale. Il “giardino della Madre di Dio” è la definizione che Giovanni Paolo II, nel suo primo viaggio (1999) in un paese a maggioranza ortodossa, ha dato della Romania. Questo giardino, da un punto di vista religioso, si presenta abbastanza compatto: le statistiche affermano che più dell’ 85% dei rumeni sono membri della Chiesa Ortodossa Rumena, che è seconda solo alla Chiesa Ortodossa Russa per numero di fedeli.

Nel nord-ovest del paese è molto viva una forte presenza dei Protestanti (oltre il 6%) e fu proprio da questo ambiente che nel 1989 partì la scintilla contro il regime comunista. La varietà al giardino è assicurata poi dalla presenza dei cattolici (oltre il 5%) e dei grecocattolici (1%). A Dobrogea, la regione che si trova sulla costa del Mare Nero, vi è una piccola minoranza islamica, resto della colonizzazione ottomana del passato. C’è anche una piccola minoranza di religione ebraica, residuo di una considerevole presenza di questo popolo fino alla seconda guerra mondiale in Moldavia.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.