Rivlin: “La nostra sovranità garantisce libertà religiosa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:40

Lo Stato d'Israele è “fermamente impegnato a garantire i diritti religiosi di culto e le attività di tutte le comunità di fede, a Gerusalemme e in tutta la nazione” e la sovranità di esso su Gerusalemme, riconosciuta dagli Usa, “non comprometterà mai la libertà di culto e di religione per tutti i credenti”. E' quanto afferma il Presidente israeliano, Reuven Rivlin, che con queste parole ha voluto rassicurare i Capi e i rappresentanti delle Chiese e delle comunità cristiane presenti in Terra Santa, incontrati nella residenza presidenziale in occasione del tradizionale ricevimento in vista dell'inizio del nuovo anno.

L'incontro

Come riporta l'Agenzia Fides, all'incontro hanno preso parte, tra gli altri, il Ministro israeliano per gli Interni Arieh Deri, il Patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Theophilos III, Il Custode di Terrasanta padre Francesco Patton ofm e l'Arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, Amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme. “Un incontro con i rappresentanti delle Chiese è sempre importante per me, ma quando ci troviamo a affrontare tempi difficili, esso diventa ancora più importante – ha esordito Rivlin rimarcando una sorta di affinità elettiva tra le violenze subite dai cristiani in molte parti del Medio Oriente e le vicende vissute dallo Stato ebraico nel suo percorso storico -. Negli ultimi anni la nostra regione ha conosciuto tanto spargimento di sangue, tanto dolore, tanta sofferenza. Durante questo periodo buio, nessuna comunità è stata perseguitata più dei cristiani, in tutti i Paesi intorno a noi. Prego insieme a tutti voi per il loro benessere”. Poi ha aggiunto: “In Israele sappiamo bene cosa significa essere attaccati, essere perseguitati solo per la nostra fede, e abbiamo il cuore spezzato nel vederne la sofferenza”.

Arieh Deri: “Gerusalemme Capitale un regalo di Trump”

Il Ministro degli Interni, Arieh Deri, tra i fondatori di Shas, ovvero la sigla politica degli ebrei ortodossi sefarditi, ha definito il riconoscimento di Gerusalemme Capitale d'Israele come “un regalo ricevuto dal Presidente degli Stati Uniti Trump”, aggiungendo che la Città Santa “continuerà ad essere una città di pace per tutti i credenti, in cui tutti possono pregare in libertà e uguaglianza”. Parlando a nome delle comunità cristiane, il Patriarca greco ortodosso Theophilos III ha ribadito le loro ansie e preoccupazioni riguardo ai rischi di manomissione e violazione dello Status Quo, l'insieme di diritti acquisiti, regole e costumi su cui si fonda la convivenza tra le diverse comunità di fede nella Città Santa. Theophilos ha anche espresso l'augurio che le autorità civili facciano da argine ai “gruppi radicali che vogliono fare di Gerusalemme una società chiusa”.

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