Quattro proposte per superare la crisi dei rifugiati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:35

Per il secondo anno consecutivo la Fondazione Migrantes ha realizzato un report su richiedenti asilo e rifugiati che è stato presentato questa mattina a Ferrara. “Accogliere, proteggere, promuovere, integrare: sono esigenze sentite dai diversi governi d’Europa e da quello italiano in particolare, non solo a parole, ma nella pratica delle politiche che essi mettono in atto? E quanto lo sono, allo stesso tempo, per la società civile italiana ed europea? Questi gli interrogativi che fanno da sfondo alle analisi, ai dati e alle proposte del rapporto” spiega la Fondazione.

Nel rapporto ci sono alcuni numeri significativi. Il primo è relativo alla drastica riduzione di sbarchi sulle rotte del Mediterraneo: “Nel 2017 hanno raggiunto via mare l’Europa 171.694 migranti e rifugiati. Erano stati 363.504 nel 2016 e ben 1.011.712 nel 2015. Gli arrivi sono aumentati solo nel Mediterraneo occidentale”. Eppure, il mare continua a mietere vittime, troppe vittime: l’ultimo “triennio ha registrato un triste record nel 2016, 5.143 morti, contro 3.771 del 2015. Nel 2017 il dato è sceso a 3.119; ma rispetto al 2016 è aumentata, sia pure di poco, l’incidenza dei morti sul totale di coloro che si sono imbarcati: oggi perdono la vita nelle acque del Mare Nostrum (ma si tratta sempre di stime per difetto) quasi 2 persone ogni 100 partite, mentre nel 2016 il dato si era attestato su poco più di una su 100”. Limitandosi all'Italia, lo scorso anno “il contatore degli arrivi nel nostro Paese si è fermato a 119.369 persone, il 34% in meno rispetto alle 181.436 del 2016 (erano state 153.842 nel 2015). Il primo Paese di provenienza si conferma la Nigeria, seguita da Guinea, Costa d’Avorio, Bangladesh, Mali ed Eritrea”. Secondo dati del ministero dell’Interno, nel 2017 hanno chiesto protezione in Italia circa 130 mila persone (per la prima volta il numero supera gli arrivi via mare durante l’anno). Nel 2016 i richiedenti asilo erano stati 123.600, e 83.970 nel 2015. Sempre secondo dati del Viminale, nel 2017 su circa 80.000 richiedenti asilo, è stata accordata protezione a oltre 30.000. Alla fine del 2017 erano in accoglienza nel nostro Paese 183.681 richiedenti asilo e rifugiati: appena il 3 per mille dei residenti.

Il “Rapporto Asilo 2018” affronta la questione con tre prospettive “geografiche”: l’Europa, in particolare con le politiche e le pratiche dell’Unione europea nel campo della protezione internazionale in questi ultimi due anni e “il lungo, deludente processo di riforma del Regolamento di Dublino”; le questioni “a cavallo” fra Europa e Italia: gli accordi di collaborazione internazionale e di “riammissione” con i Paesi provenienza e la tutela dei minori; infine l’Italia e il modo in cui “il nostro Paese ascolta la voce dei richiedenti asilo dopo l’approvazione del decreto 'Minniti-Orlando' e la cancellazione del grado di appello” oltre a “prassi e progettualità” rispetto “ai quattro verbi indicati da papa Francesco”. Infine, “l’approfondimento del report è dedicato all’accoglienza in famiglia di richiedenti asilo e rifugiati: una pratica e un laboratorio di progettualità che nel nostro Paese ha una storia ormai quasi decennale, iniziata dal basso, dalla volontà, dall’intuizione e dalla dedizione di pochi, come spesso accade in questo campo. Ma che ha le potenzialità per diventare molto più diffusa e per far crescere nuovi 'spazi' di incontro e di relazione solidale (invece che di chiusura e contrapposizione), di cui hanno tanto bisogno sia il nostro Paese che l’Europa”.

“L’augurio è che questo testo possa contribuire a costruire un sapere fondato rispetto a chi è in fuga, a chi arriva nel nostro continente e nel nostro Paese, e che possa esserci d’aiuto a 'restare umani', ad aprire la mente e il cuore allontanando diffidenza e paura” scrivono nell'Introduzione don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione, e Mariacristina Molfetta, co-curatrice del Rapporto che si conclude con quattro proposte “inedite per superare l’attuale crisi (un vero e proprio 'vicolo cieco') del diritto d’asilo in Europa: se accolte, queste proposte avrebbero positive ricadute sull’intera società del vecchio continente, oltre che, naturalmente, sui percorsi di integrazione degli stessi rifugiati”. La prima è “un nuovo regolamento di Dublino finalmente aderente al principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati”; la seconda è “il rifiuto dei concetti di 'Paese terzo sicuro' e di 'Paese di primo asilo', ad oggi solo proposti dall’Ue ma in insanabile contrasto con la tradizione giuridica europea in materia di asilo”; la terza è “l’introduzione di un regolamento Ue che disciplini il 'reinsediamento' dei rifugiati da Paesi terzi prevedendo per gli Stati membri obblighi chiari”; infine, “un’estensione della protezione sussidiaria, ancorandola alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”.
 

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