Quando la chiesa crolla

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Una chiesa che crolla procura sempre un effetto di malinconia. L’abbattimento delle mura di un edificio sacro rappresenta anche la frantumazione più triste di un patrimonio storico ed artistico.

I motivi dietro a una chiesa che cade sono tra i più disparati. Ci sono i cataclismi naturali, c’è poi il livore anti-cristiano degli uomini o la loro perdita della fede, che li persuade a buttare giù le chiese per far posto a luoghi più mondani e più redditizi.

Chiesa distrutta per una miniera di carbone

La mente corre allora in Germania. Qualche giorno fa ad Immerath, in Renania, le ruspe si sono messe al lavoro per demolire la chiesa di San Lamberto. Addio alla stupenda chiesa neoromanica, alle sue due torri, alle forme eleganti che consentivano all’immaginazione di tuffarsi nel passato. Al suo posto, tra poco ci sarà una miniera di lignite, un carbone fossile.

La novità sarà foriera, forse, di nuovi posti di lavoro. Ma molti abitanti sono alquanto contrariati. Sarà pur vero che per essere la locomotiva d’Europa alla Germania serva il carbone, ma anche l’identità cristiana è importante. Durante l’abbattimento, nugoli di persone dietro la rete di recinzione hanno assistito costernati ma impotenti. Hanno protestato gli ambientalisti, contrari più all’arrivo del carbone che all’addio del luogo sacro. Ma a prevalere è il senso d’appartenenza. In un uno dei video diffusi in Rete, un uomo della zona mostra orgoglioso il suo braccio destro, sul quale si è fatto tatuare l’immagine della chiesa di San Lamberto. Almeno sulla sua pelle le ruspe non possono arrivare.

Cina: l'odio verso i cristiani demolisce le chiese

Ruspe che minacciano di asfaltare i cristiani in Cina, se osano mettersi di traverso ai progetti governativi di rimuovere croci e demolire chiese. Il 2018 nel Paese asiatico è iniziato coi peggiori auspici per le comunità cristiane. A Linfen, in provincia di Shanxi, a ovest di Pechino, il luogo di ritrovo degli evangelici locali non esiste più. Escavatrici e cariche di esplosivo hanno abbattuto la chiesa che era stata costruita grazie a 2milioni e mezzo di euro raccolti dai fedeli. Questi ultimi – riferisce AsiaNews – sarebbero stati minacciati dai poliziotti ed alcuni si troverebbero ora agli arresti domiciliari.

Ma ormai in Cina la demolizione delle chiese nemmeno fa più notizia. Sotto la presidenza Xi Jinping, le autorità osservano con rigoroso zelo le norme urbanistiche che escludono la presenza di edifici sacri troppo vistosi. La regione più colpita è lo Zhejiang, dove dal 2013 è partita una campagna per rinnovarla in vista del 2020, anno del suo rilancio economico secondo i desiderata governativi. Ecco allora che le chiese vengono massacrate (sono circa mille quelle fatte crollare) al fine di utilizzare i terreni per un ricco sviluppo edile.

La situazione in Cina sembra destinata a peggiorare. I nuovi regolamenti sulle attività religiose, infatti, prevedono in modo ancor più restrittivo l’esproprio di edifici e terreni su cui sorgono luoghi di culto ritenuti “illegali”. In questo clima di terrore, brilla il coraggio dei cristiani cinesi che oppongono resistenza, come hanno fatto ad agosto i cattolici del paese di Wangcun, a mani nude contro i bulldozer pronti a radere al suolo una gradevole chiesa di inizio Novecento.

Parigi contro Santa Rita

Non nella Cina comunista e nemmeno nei territori occupati dai terroristi dell’Isis, ma nella liberale Francia del 2016 accadde qualcosa di simile. Una calda mattina d’agosto un gruppo di generosi fedeli si radunò davanti alla chiesa di Santa Rita, a Parigi, per tentare disperatamente di impedire l’abbattimento della struttura.

Fu un tentativo eroico, ma inutile. Loro furono trascinati fuori dalla forza pubblica, la chiesa venne giù a colpi di ruspa e al suo posto oggi c’è un ampio parcheggio. L’inizio della questione risale al 2000, quando l’associazione titolare dell’edificio lo aveva messo in vendita. Per quasi dieci anni, però, la cessione fu bloccata dal vincolo artistico che impediva l’utilizzo per altri scopi o la distruzione della chiesa. Vincolo cessato nel 2009, per la gioia di una società immobiliare che l’ha eliminata per costruirci un remunerativo parcheggio.

La storia della chiesa di Santa Rita ebbe un’eco internazionale, grazie alla caparbietà dei fedeli, guidati dal clero dell’Istituto del Buon Pastore; essi continuarono a darsi appuntamento sulla strada adiacente alla chiesa, per svolgere processioni e celebrare l’Eucarestia in rito antico. La testimonianza di fede affascinò molti lontani dalla Chiesa.

San Benedetto e il terremoto

Fascino che esercitò anche la celebre immagine scattata la mattina del 30 ottobre 2016 sulla piazza davanti alla basilica di San Benedetto, a Norcia: un gruppo di monaci e di fedeli inginocchiati, in preghiera, con lo sguardo rivolto verso ciò che rimaneva della chiesa dopo il sisma avvenuto pochi minuti primi.

La facciata di quella basilica rimasta in piedi è diventato un simbolo dei terremoti del Centro Italia, un vero e proprio flagello non solo nei confronti di vite umane e di abitazioni, ma anche per il bagaglio artistico di certi ameni luoghi. Si stima che dopo il terremoto del 24 agosto 2016, tra Lazio, Umbria e Marche siano stati danneggiati 293 edifici storici, tra cui molte chiese. Il resto dei danni lo hanno fatto le scosse successive.

La speranza di rinascita è sommersa dai tre metri di macerie presenti ancora nella basilica di San Benedetto. Si spera di rimuoverle entro primavera, per poi iniziare la progettazione per la ricostruzione. Tante ipotesi sono state prefigurate, compresa quella di un progetto innovativo rispetto alla struttura originaria. Scelta che esperti d’arte, nursini e semplici fedeli respingono con fermezza.

Chiese che si trasformano

Ricostruire fedelmente, infatti, significa sfidare le avversità, testimoniare in qualche modo che il legame spirituale con quei luoghi non può essere reciso. Un taglio con il passato cristiano è stato arrecato a Belgio e Olanda. In questi luoghi in cui nel ‘500 le chiese furono bersaglio della furia iconoclasta dei protestanti, oggi si assiste alla loro sconsacrazione e a nuove destinazioni d’uso: esiste persino un sito che cataloga le ex chiese diventate altro. È un segno dei tempi, della secolarizzazione galoppante.

Ma la fede trionfa sul progresso

Ma ci sono anche altri segni, più incoraggianti. Uno di questi proviene dalla zona del Belice, in Sicilia, colpita cinquant’anni fa da un devastante terremoto. Un paese, Poggioreale, dilaniato dalle scosse, fu abbandonato e ricostruito qualche chilometro più in là. Il cuore del popolo è rimasto però attaccato ai ruderi del paese che fu, soprattutto all’antica chiesa madre. È così che i tanti poggiorealesi emigrati in Australia hanno raccolto quasi 2milioni di euro per ricostruire l’edificio sacro dedicato a Sant’Antonio da Padova, lì nello stesso punto in cui è stato per secoli. Il bulldozer del progresso non ha ancora smantellato la fede semplice del popolo.

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