Profanate le tombe dei manifestanti anti regime

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:28

In Nicaraua – il più grande Paese del Centro America – la tomba di uno dei giovani uccisi in una delle tante manifestazioni di protesta contro il presidente Daniel Ortega, è stata profanata. La famiglia di Josué Mojica, ucciso l'8 luglio 2018 a Carazo (sud-ovest), all’età di 18 anni, ha pubblicato fotografie e video dei danni causati alla tomba. Il fatto è avvenuto proprio nel giorno della commemorazione di tutti i defunti, sabato 2 novembre. I parenti del ragazzo, affranti dal dolore e tra le lacrime, hanno espresso ai giornalisti la loro impotenza e la loro indignazione. “Che cosa guadagnano dal danneggiare una tomba? L'hanno già ucciso, lasciatelo in pace” ha detto una delle zie. Questo di Josué non è purtroppo un caso isolato.

L'appello

Per tale motivo, contro le recenti profanazioni nei cimiteri, è intervenuto anche l'Arcivescovo di Managua, il Cardinale Leopoldo Brenes, che ha detto pubblicamente domenica scorsa, 3 novembre, dal pulpito: “Dobbiamo rispettare le tombe, perché lì riposa un santo. Per noi qui ci sono i santi, qui li abbiamo sepolti e qui veniamo a pregare per loro”. L'arcidiocesi di Managua ha inviato a Fides un messaggio della Commissione Giustizia e Pace per la chiusura del Mese Missionario Straordinario, in cui invita la comunità ecclesiale ad essere messaggera e promotorice di pace e giustizia. “L'obbietivo della missione è preparare le genti a ricevere Cristo, i suoi valori e il suo modo vivere la costruzione del Regno, vale a dire, vivere la giustizia, il perdono, l'amore, il servizio; ma è questa la società che stiamo costruendo?” si legge nel documento. “L'attuale crisi sociale, politica e economica aggrava la società povera al limite della miseria, dove l'altro non ha valore, ha perso il diritto a vivere con dignità. Manca il lavoro, manca l'educazione, non c'è un servizio sanitario… la politica economica e tributaria imposta, non è una risposta alla recessione economica che vive il Paese” denuncia il documento. “Così non si costruisce una nazione, con la paura e la pressione. Si deve creare un ambiente di fiducia, giustizia, libertà di espressione…per evitare di concentrare il potere” conclude il testo. Dall'aprile 2018 il Nicaragua sta vivendo una crisi socio-politica che ha causato più di 300 morti. Secondo la Commissione interamericana per i diritti umani (CIDH), inoltre, il numero dei prigionieri politici supera i 700, cui si aggiunge un alto numero di giovani e famiglie che sono dovute fuggire dal Paese latino americano per la dura repressione.

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