Parolin: “E' forte la perdita del senso di Dio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:09

Nonostante la Chiesa, nella sua parte umana, sia una realtà debole, fragile, peccatrice, rimane lo strumento attraverso il quale Dio si serve ancora per portare la sua vita agli uomini. Con le parole, i gesti, le priorità di sempre: l’annuncio della Parola che salva, i Sacramenti, la carità per chi è bisognoso e vulnerabile”, afferma il cardinale Pietro Parolin, segreterio di Stato Santa Sede, nell’intervista a Rai Vaticano per lo speciale “Notte di Natale”, in onda, su Raiuno, il 24 dicembre, dopo la messa del Papa, per il programma “Viaggio nella Chiesa di Francesco”. 

Rischio di isolamento 

Intervistato da Massimo Milone, il segretario di Stato spiega, tra l’altro, le difficoltà, oggi dell’annuncio evangelico in un mondo che registra egoismi nazionali, chiusure e isolamenti, secolarizzazione: “La perdita del senso di Dio è forte, rischia di scomparire nell’orizzonte dell’umanità. E così, è forte, il rischio dell’isolamento. Ma è la condizione normale con la quale la Chiesa deve, oggi, annunciare il Vangelo. E lo deve fare con nuovo vigore, senza paura. Una Chiesa creativa che ha la certezza di portare agli uomini del nostro tempo un annuncio attuale: Dio che si fa uomo mettendo al centro la persona umana ma ricordandoci che, senza Dio, la persona scompare. Ed è questo più che mai oggi il significato del Natale”.

Frutto di vita 

Spiega a Insieme il più stretto collaboratore di Jorge Mario Bergoglio: “San Paolo dice che la gioia è un dono dello Spirito Santo che, insieme ad altri, testimonia la vita nuova che il credente ha ricevuto in dono. Essa, però, non è da confondersi con la semplice allegria, che occupa, per così dire, un livello più superficiale, tanto che esclude le fatiche e le prove della vita”. La gioia che la Chiesa annuncia è “un frutto di vita risorta che ha conosciuto la passione sull’albero della croce; è simile alla situazione della partoriente che vive un vitale intreccio di sofferenza e felicità”.

Misura alta di vita

Alla luce di ciò, secondo il porporato, “si può forse comprendere in ciascuno una certa resistenza ad accogliere il Vangelo della gioia, che è fondato sulla certezza che l’amore di Dio è più forte di tutte le possibili sventure della vita”. E che la gioia vera deriva perciò da una misura alta di vita, che il Papa non esita a chiamare santità. Per questo, “in continuità con la bella lettera Gaudete in Domino di san Paolo VI, Francesco ha recentemente indirizzato a tutti i cristiani un’esortazione sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, dal titolo Gaudete et exsultate. Con questo documento, che è come una lettera accorata di un padre ai figli, ha inteso mostrare come la via della santità è possibile per tutti, perché lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio”, evidenzia Parolin. Inoltre “interrogarsi sulla missione e sull’annuncio della fede non significa collocarsi primariamente sul piano dell’agire o su quello delle strategie pastorali“. In maniera significativa, il Papa lo ha sottolineato già dal titolo del Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale, Battezzati e inviati: la radice dell’indole missionaria della Chiesa e di ogni cristiano è il Battesimo.

Essere cristiano

La missione vera, sottolinea Parolin, è  quella che attinge alle profondità dell’essere cristiano, che è segnato dalla Pasqua del Signore: si tratta di “riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare”, così che ciascuno possa esclamare: “Io sono una missione su questa terra”. Questo “marchio a fuoco” è un dono gratuito di Dio, che il credente riceve senza alcun merito. A ciascuno spetta però “il compito di ravvivare tale fuoco, perché dispieghi tutto il suo calore e la sua luce“. Secondo il Segretario di Stato, un annuncio del Vangelo che voglia essere credibile e risuonare autentico deve fondarsi su un cambiamento personale di vita:” Non è forse questo che suscitava conversioni nelle prime comunità cristiane, come ci dicono gli Atti degli Apostoli e le vicende dei primi cristiani? Non è forse vero che la vita nuova, testimoniata con pace e gioia anche in periodi di persecuzione, è risultata enormemente più evangelizzatrice di tante tecniche “del mondo”?”.

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