Udienza, Papa: “Si fa strada idea catastrofe finale, come guerra atomica”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:57
Foto: Vatican Media

Papa Francesco, continuando il nuovo ciclo di catechesi sulla vecchiaia, incentra la sua riflessione sul tema: “L’anzianità, risorsa per la giovinezza spensierata”. Prima dell’Udienza Generale, il Papa si è recato in Basilica per salutare gli studenti della Scuola “La Zolla” di Milano. Lo scorso mercoledì l’udienza non è stata fatta perché il Papa era agli esercizi spirituali.

Papa: “Si fa strada idea catastrofe finale, come guerra atomica”

“Il racconto biblico – con il linguaggio simbolico dell’epoca in cui fu scritto – ci dice una cosa impressionante: Dio fu a tal punto amareggiato per la diffusa malvagità degli uomini, divenuta uno stile normale di vita, che pensò di avere sbagliato a crearli e decise di eliminarli. Una soluzione radicale”, ha esordito papa Francesco nell’udienza generale, riportato da Ansa, nel commentare il passaggio biblico sul diluvio universale letto a inizio catechesi.

“Non accade a volte anche a noi – sopraffatti dal senso di impotenza contro il male o demoralizzati dai “profeti di sventura” – di pensare che era meglio non essere nati?”, ha chiesto il Pontefice. “Dobbiamo dare credito a certe teorie recenti, che denunciano la specie umana come un danno evolutivo per la vita sul nostro pianeta?”, ha proseguito, sottolineando che “da un lato, abbiamo l’ottimismo di una giovinezza eterna, acceso dai progressi straordinari della tecnica, che dipinge un futuro pieno di macchine più efficienti e più intelligenti di noi, che cureranno i nostri mali e penseranno per noi le soluzioni migliori per non morire. Il mondo dei robot, no?“.

Dall’altra parte, “la nostra fantasia appare sempre più concentrata sulla rappresentazione di una catastrofe finale che ci estinguerà. Quello che succede con un’eventuale guerra atomica. Il ‘giorno dopo’ – se ci saranno ancora giorni ed esseri umani – si dovrà ricominciare da zero. Distruggere tutto per ricominciare da zero”.

“Non voglio rendere banale il tema del progresso, naturalmente – ha aggiunto Francesco -. Ma sembra che il simbolo del diluvio stia guadagnando terreno nel nostro inconscio. La pandemia attuale, del resto, mette un’ipoteca non lieve sulla nostra spensierata rappresentazione delle cose che contano, per la vita e per il suo destino”.

Il saluto ai pellegrini italiani

“Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i
Religiosi e le Religiose dell’Amore Misericordioso, incoraggiando a servire il Signore e i fratelli con rinnovata gioia, nel solco del carisma della Fondatrice, la Beata Madre Speranza. Saluto poi l’Istituto San Giorgio di Pavia e il Circolo ‘Vivere insieme’ di Catania, esortando a testimoniare con le parole e l’azione il messaggio liberante di Cristo. Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli. In questo tempo di Quaresima, vi invito a guardare a Cristo e trarre forza da Lui per un fedele impegno di vita cristiana. A tutti, la mia benedizione!”

Il saluto ai pellegrini polacchi

“Saluto cordialmente i polacchi qui presenti e in modo particolare i giovani che, nello spirito
dell’iniziativa orante ‘Uno per tutti, tutti per uno’, si ritroveranno a Jasna Góra e nelle loro
parrocchie, nei giorni di sabato e domenica prossimi, per pregare secondo le intenzioni del mio ministero. Ringrazio per questo vostro bel gesto. Per favore, questa volta preghiamo soprattutto per la pace in Ucraina! Vi benedico tutti di cuore”.

Catechesi integrale del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Il racconto biblico – con il linguaggio simbolico dell’epoca in cui fu scritto – ci dice una cosa impressionante: Dio fu a tal punto amareggiato per la diffusa malvagità degli uomini, divenuta uno stile normale di vita, che pensò di avere sbagliato a crearli e decise di eliminarli. Una soluzione radicale. Potrebbe persino avere un paradossale risvolto di misericordia. Niente più umani, niente più storia, niente più giudizio, niente più condanna. E molte vittime predestinate della corruzione, della violenza, dell’ingiustizia sarebbero risparmiate per sempre.

Non accade a volte anche a noi – sopraffatti dal senso di impotenza contro il male o demoralizzati dai “profeti di sventura” – di pensare che era meglio non essere nati? Dobbiamo dare credito a certe teorie recenti, che denunciano la specie umana come un danno evolutivo per la vita sul nostro pianeta?

Di fatto, siamo sotto pressione, esposti a sollecitazioni opposte che ci rendono confusi. Da un lato, abbiamo l’ottimismo di una giovinezza eterna, acceso dai progressi straordinari della tecnica, che dipinge un futuro pieno di macchine più efficienti e più intelligenti di noi, che cureranno i nostri mali e penseranno per noi le soluzioni migliori per non morire. Dall’altra parte, la nostra fantasia appare sempre più concentrata sulla rappresentazione di una catastrofe finale che ci estinguerà. Il “giorno dopo” – se ci saranno ancora giorni ed esseri umani – si dovrà ricominciare da zero. Non voglio rendere banale il tema del progresso, naturalmente. Ma sembra che il simbolo del diluvio stia guadagnando terreno nel nostro inconscio. La pandemia attuale, del resto, mette un’ipoteca non lieve sulla nostra spensierata rappresentazione delle cose che contano, per la vita e per il suo destino.

Nel racconto biblico, quando si tratta di mettere in salvo dalla corruzione e dal diluvio la vita della terra, Dio affida l’impresa alla fedeltà del più vecchio di tutti, il “giusto” Noè. La vecchiaia salverà il mondo? In che senso? E come? E qual è l’orizzonte? La vita oltre la morte o soltanto la sopravvivenza fino al diluvio?

Una parola di Gesù, che evoca “i giorni di Noè”, ci aiuta ad approfondire il senso della pagina biblica che abbiamo ascoltato. Gesù, parlando degli ultimi tempi, dice: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti».

In effetti, mangiare e bere, prendere moglie e marito, sono cose molto normali e non sembrano esempi di corruzione. Dove sta la corruzione? In realtà, Gesù mette l’accento sul fatto che gli esseri umani, quando si limitano a godere della vita, smarriscono perfino la percezione della corruzione, che ne mortifica la dignità e ne avvelena il senso. E vivono spensieratamente anche la corruzione, come se fosse parte della normalità del benessere umano. I beni della vita sono consumati e goduti senza preoccupazione per la qualità spirituale della vita, senza cura per l’habitat della casa comune. Senza preoccuparsi della mortificazione e dell’avvilimento di cui molti soffrono, e neppure del male che avvelena la comunità. Finché la vita normale può essere riempita di “benessere”, non vogliamo pensare a ciò che la rende vuota di giustizia e di amore.

La corruzione può diventare normalità? Purtroppo sì. E che cosa le apre la strada? La
spensieratezza che si rivolge solo alla cura di sé stessi: ecco il varco che apre la porta alla
corruzione che affonda la vita di tutti. La corruzione trae grande vantaggio da questa spensieratezza non buona: ammorbidisce le nostre difese, offusca la coscienza e ci rende – anche involontariamente – dei complici.

La vecchiaia è nella posizione adatta per cogliere l’inganno di questa normalizzazione di una
vita ossessionata dal godimento e vuota di interiorità: vita senza pensiero, senza sacrificio, senza interiorità, senza bellezza, senza verità, senza giustizia, senza amore. La speciale sensibilità dell’età anziana per le attenzioni, i pensieri e gli affetti che ci rendono umani, dovrebbe ridiventare una vocazione di tanti. E sarà una scelta d’amore degli anziani verso le nuove generazioni.

La benedizione di Dio sceglie la vecchiaia, per questo carisma così umano e umanizzante.
E Noè è l’esempio di questa vecchiaia generativa: Noè non fa prediche, non si lamenta, non
recrimina, ma si prende cura del futuro della generazione che è in pericolo. Costruisce l’arca dell’accoglienza e vi fa entrare uomini e animali. Nella cura per la vita, in tutte le sue forme, Noè adempie il comando di Dio ripetendo il gesto tenero e generoso della creazione, che in realtà è il pensiero stesso che ispira il comando di Dio: una nuova benedizione, una nuova creazione. La vocazione di Noè rimane sempre attuale. Il santo patriarca deve ancora intercedere per noi.

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