Udienza, Papa: “La preghiera cristiana è pienamente umana”

"Se uno si sente male perché ha fatto cose brutte, è un peccatore, prega il Padre Nostro e si avvicina al Signore", il commento a braccio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:53
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Il Papa in preghiera (immagine di repertorio)

“Noi preghiamo come persone umane, con quello che siamo”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, per spiegare che “la preghiera cristiana è pienamente umana” e “comprende la lode e la supplica”. “Quando Gesù ha insegnato ai suoi discepoli a pregare – ha detto Francesco, durante la catechesi dell’udienza trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca del Palazzo apostolico – lo ha fatto con il Padre nostro, affinché ci poniamo con Dio nella relazione di confidenza filiale e gli rivolgiamo tutte le nostre domande. Imploriamo Dio per i doni più alti: la santificazione del suo nome tra gli uomini, l’avvento della sua signoria, la realizzazione della sua volontà di bene nei confronti del mondo”.

La preghiera del Padre Nostro

Nel Padre nostro, in particolare, “preghiamo anche per i doni più semplici e feriali, come il pane quotidiano – che vuol dire anche la salute, la casa, il lavoro, le cose di tutti i giorni; e pure l’Eucaristia, necessaria per la vita in Cristo –; così come il perdono dei peccati, che è una cosa quotidiana, abbiamo sempre bisogno di perdono, e quindi la pace nelle nostre relazioni; e infine che ci aiuti nelle tentazioni e ci liberi dal male”.

Chiedere è umano

Chiedere, supplicare. Questo è molto umano”, ha commentato il Papa, citando il Catechismo della Chiesa cattolica: “Con la preghiera di domanda noi esprimiamo la coscienza della nostra relazione con Dio: in quanto creature, non siamo noi il nostro principio, né siamo padroni delle avversità, né siamo il nostro ultimo fine; anzi, per di più, essendo peccatori, noi, come cristiani, sappiamo che ci allontaniamo dal Padre. La domanda è già un ritorno a Lui”. “Se uno si sente male perché ha fatto cose brutte, è un peccatore, prega il Padre Nostro e si avvicina al Signore”, il commento a braccio.

Bastare a se stessi

A volte noi possiamo credere di non aver bisogno di nulla, di bastare a noi stessi e di vivere nell’autosufficienza più completa. Alle volte succede questo. Ma prima o poi questa illusione svanisce”.

È il monito del Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi ha definito l’essere umano “un’invocazione, che a volte diventa grido, spesso trattenuto”: “L’anima assomiglia a una terra arida, assetata, come dice il Salmo. Tutti sperimentiamo, in un momento o nell’altro della nostra esistenza, il tempo della malinconia o della solitudine. La Bibbia non si vergogna di mostrare la condizione umana segnata dalla malattia, dalle ingiustizie, dal tradimento degli amici, o dalla minaccia dei nemici”.

“A volte sembra che tutto crolli, che la vita vissuta finora sia stata vana”, l’analisi del Papa, secondo il quale “in queste situazioni apparentemente senza sbocchi c’è un’unica via di uscita: il grido, la preghiera: ‘Signore, aiutami!’. La preghiera apre squarci di luce nelle tenebre più fitte. ‘Signore, aiutami’, e questo apre la strada, apre il cammino”.

San Paolo e Tertulliano

“Noi esseri umani condividiamo questa invocazione di aiuto con tutto il creato”, ha fatto notare Francesco: “Non siamo i soli a pregare in questo sterminato universo: ogni frammento del creato porta inscritto il desiderio di Dio. San Paolo lo ha espresso in questo modo: ‘Sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente’”.

“Bello, questo!”, il commento a braccio: “In noi risuona il multiforme gemito delle creature: degli alberi, delle rocce, degli animali… Ogni cosa anela a un compimento”, ha aggiunto il Papa citando Tertulliano. La sua, ha precisato, “è un’espressione poetica, per un commento a quello che San Paolo dice. Ma noi siamo gli unici a pregare coscientemente, a sapere che ci rivolgiamo al Padre, per entrare in dialogo con il Padre”.

San Giuseppe

“Ieri è stata pubblicata una lettera apostolica dedicata a San Giuseppe, che 150 anni fa è stato dichiarato padre della Chiesa universale. L’ho intitolata: ‘Con cuore di padre’”. Ad annunciarlo ai fedeli collegati in streaming per seguire l’udienza di oggi è stato il Papa, prima dei saluti in lingua italiana. “Dio gli ha affidato i tesori più preziosi, Gesù e Maria, che lui ha custodito con fede, con coraggio, con tenerezza, con cuore di padre”, ha proseguito il Pontefice: “Invochiamo la sua protezione per la Chiesa in questo nostro tempo e impariamo da lui a fare sempre con umiltà la volontà di Dio”.

“Questo tempo di Avvento, avvicinandoci alla celebrazione del Natale, ci dispone ad aprire lo spirito alla luce del Mistero di Betlemme”, il saluto ai fedeli italiani: “L’attesa del Salvatore spinga ciascuno di voi ad essere sempre più decisi e generosi nel corrispondere alle esigenze della vocazione cristiana”.

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