Papa: “I soldi in beneficenza vadano alle opere, non a pagare gli stipendi”

Le parole del Papa ai membri della Fondazione Marcello Candia - attiva in particolare nell'assistenza sanitaria ai malati e i più poveri ed emarginati del Nord-Est del Brasile - in occasione del 40/o anniversario della nascita

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:02

“Non legare a sé le persone e le opere, non rendersi indispensabili, ma al contrario formare i collaboratori e assicurare stabilità e continuità: ma con i collaboratori, niente paternalismo, no, far crescere”. E’ la “regola molto saggia”, suggerita in origine da Paolo VI al “venerabile” fondatore, ricordata da papa Francesco durante l’udienza ai membri della Fondazione Marcello Candia – attiva in particolare nell’assistenza sanitaria ai malati e i più poveri ed emarginati del Nord-Est del Brasile – in occasione del 40/o anniversario della nascita.

“Mi congratulo perché voi vi sforzate di seguire questa strada”, ha detto il Pontefice, lamentando invece che “tante volte, qui, anche noi in Chiesa, troviamo gente di valore, uomini di Chiesa, che pensano che la storia della salvezza passi da loro, ma nessuno è necessario”.

Francesco ha ricordato un’altra “regola generale della carità: lavorare ‘con’ le persone destinatarie del servizio“. Infatti, “la Fondazione non gestisce in proprio le opere, ma sostiene le comunità locali e i missionari nelle iniziative con malati, lebbrosi e persone in diverse situazioni di bisogno”.

“E un altro merito che avete è che i costi di mantenimento della Fondazione sono minimi, quasi tutto va alle opere in Brasile”, ha aggiunto, sottolineando poi ‘a braccio’: “e questo è molto importante, perché ci sono organizzazioni per fare il bene ma hanno una struttura di persone che, non esagero, la metà o il 60 per cento va a pagare gli stipendi. Questo non è buono, la maggior parte delle risorse deve andare alle opere e alle persone assistite”.

La Fondazione Marcello Candia

La Fondazione è la concreta conseguenza dello slancio missionario di Marcello Candia, l’industriale lombardo che negli anni Sessanta “da ricco che era” si trasferì in Brasile per assistere i più deboli. La Fondazione si prefigge di dare continuità alle opere da lui iniziate e di svilupparne altre sollecitate da esigenze contingenti, con lo scopo di rendere autonomi i beneficiati. Prevalentemente promuove iniziative a favore dei lebbrosi, dei bambini, degli ammalati e dei poveri del Brasile con particolare riferimento alla Regione Amazzonica e a quelle del Nord-Est, considerate le più povere del Paese.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.