Il Papa prega per i bimbi ucraini con gli studenti della Scuola “La Zolla” di Milano

Papa: "A voi ragazzi vorrei lasciare due parole che mi vengono dal cuore: condivisione e accoglienza. Sempre fare dei ponti, mai scartare"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:45
guerra

“E adesso vi chiedo di pensare, di fare un pensiero: pensiamo a tanti bambini, ragazzi, ragazze, che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo. Sono come voi, come noi, sei, sette, dieci, 14 anni… Voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale, di crescere in una società di pace, invece questi piccoli, e anche piccolini, devono fuggire dalle bombe, stanno soffrendo, tanti, con quel freddo che fa lì”. Lo ha detto papa Francesco parlando ‘a braccio’ al termine del saluto nella Basilica di San Pietro – prima dell’udienza generale nella Sala Nervi – agli studenti della Scuola “La Zolla” di Milano, accompagnati dagli insegnanti e dalle famiglie.

“Ognuno di noi pensi a questi bambini e a questi ragazzi – ha proseguito il Pontefice -. Oggi stanno soffrendo, a tremila chilometri da qui. Preghiamo il Signore: io farò la preghiera e voi col cuore e con la mente pregate con me”. “Signore Gesù – ha quindi detto il Papa -, ti chiedo per i bambini, ragazzi, ragazze che stanno vivendo sotto le bombe, in questa guerra terribile, che non hanno da mangiare, che devono fuggire, che non hanno casa, tutto. Signore Gesù, guarda questi bambini, questi ragazzi, guardali, proteggili. Sono le vittime delle superbia di noi, degli adulti. Signore Gesù, benedici questi bambini e proteggili. Insieme preghiamo la Madonna. Ave Maria…”.

Il saluto del Papa agli studenti dell’Istituto “La Zolla”

Nel suo saluto agli studenti dell’Istituto “La Zolla”, il Papa ha sottolineato che “la vostra scuola di ispirazione cristiana è una realtà preziosa per il territorio milanese e offre un apprezzato servizio educativo in collaborazione con le famiglie”. “È importante costruire una comunità educante – ha osservato – in cui, insieme ai docenti, i genitori possano essere protagonisti della crescita culturale dei loro figli. E questo è il patto educativo: il dialogo tra genitori e insegnanti. Si dialoga sempre per il bene dei bambini. Questo patto educativo che si è rotto dobbiamo sempre curarlo, è il lavoro che fate voi tra genitori e insegnanti”, ha detto il Papa riportato da Ansa.

“A voi ragazzi vorrei lasciare due parole che mi vengono dal cuore: condivisione e accoglienza”, ha quindi proseguito. “Condivisione: non stancatevi di maturare insieme alle persone che vi vivono accanto: i compagni di scuola, i genitori, i nonni, gli educatori, gli amici – ha esortato Francesco -. C’è bisogno di ‘fare squadra’, di crescere non solo nelle conoscenze, ma anche nel tessere legami per costruire una società più solidale e fraterna”.

“Perché la pace, di cui abbiamo tanto bisogno – ha aggiunto -, si costruisce artigianalmente attraverso la condivisione. Non ci sono macchine per costruire la pace, no: la pace si fa sempre artigianalmente, nella famiglia, nella scuola, nella società”. “La seconda parola: accoglienza – ha detto ancora il Papa -. Il mondo d’oggi mette tante barriere tra le persone. E il risultato delle barriere sono le esclusioni, lo scarto. Questo è pericoloso, anche nella scuola, delle volte c’è qualche compagno o compagna che è un po’ strano, un po’ ridicolo, che non ci piace: mai scartarlo, nemmeno fare bullismo, mai. ‘E’ un po’ antipatico, poveretto, ma mi avvicino con simpatia’”.

Sempre fare dei ponti, mai scartare – ha avvertito il Pontefice -, perché scartando si cominciano le guerre”. “Ci sono barriere tra Stati, tra gruppi sociali, ma anche tra le persone – ha evidenziato -. E spesso pure il telefono che continuate a guardare diventa una frontiera che vi isola in un mondo che avete a portata di mano. Quanto è bello invece guardare negli occhi le persone, ascoltarne la storia e accoglierne l’identità; generare, attraverso l’amicizia, ponti con fratelli e sorelle di tradizioni, etnie e religioni diverse”. “Solo facendo così costruiremo, con l’aiuto di Dio, un futuro di pace”, ha concluso Francesco.

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