Il Papa ai giovani sacerdoti delle Chiese Ortodosse orientali: “L’unità è un dono”

Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in udienza una Delegazione di giovani sacerdoti e monaci di Chiese Ortodosse orientali nel Palazzo Apostolico Vaticano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:10
Roma 26/03/2019 - Papa Francesco visita in Campidoglio / foto Samantha Zucchi/Insidefoto/Image nella foto: Papa Francesco (immagine di repertorio)

Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Francesco ha ricevuto in udienza una Delegazione di giovani sacerdoti e monaci di Chiese Ortodosse orientali e ha rivolto loro il suo saluto. Lo riportiamo in forma integrale.

Il saluto del Papa

“Cari fratelli – esordisce il Papa – ‘La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi!’. Con questo saluto di San Paolo desidero darvi il mio caloroso benvenuto e manifestarvi la gioia per la vostra visita. Le parole dell’Apostolo aprono spesso, nel rito romano, la Sinassi eucaristica che, mi auguro, potremo celebrare insieme nel giorno che il Signore vorrà.

È bello che la vostra visita avvenga alla vigilia della Solennità di Pentecoste che, secondo il calendario latino, ricorre questa prossima domenica. Vorrei offrirvi quattro brevi spunti che tale festività mi ispira a proposito della piena unità alla quale aneliamo.

Il primo pensiero è che l’unità è un dono, un fuoco che viene dall’Alto. Certo, senza stancarci dobbiamo pregare, lavorare, dialogare, prepararci affinché questa straordinaria grazia possa essere accolta. Tuttavia, il raggiungimento dell’unità non è primariamente un frutto della terra, ma del Cielo; non è anzitutto il risultato del nostro impegno, dei nostri sforzi e dei nostri accordi, ma dell’azione dello Spirito Santo, al quale occorre aprire i cuori con fiducia perché ci conduca sulle vie della piena comunione. L’unità è una grazia, un dono.

Un secondo insegnamento della Pentecoste è che l’unità è armonia. La vostra delegazione, composta da Chiese di tradizioni diverse in comunione di fede e di sacramenti, illustra bene questa realtà.  L’unità non è uniformità e non è nemmeno il frutto di compromessi o di fragili equilibri diplomatici. L’unità è armonia nella diversità dei carismi suscitati dallo Spirito. Perché lo Spirito Santo ama suscitare sia la molteplicità sia l’unità, come a Pentecoste, dove le diverse lingue non sono state ridotte a una sola, ma sono state assimilate nella loro pluralità. L’armonia è la via dello Spirito, perché Egli stesso, come dice San Basilio il Grande, è armonia.

Un terzo insegnamento del giorno di Pentecoste è che l’unità è un cammino. Non è un progetto da scrivere, un piano studiato a tavolino; non si fa nell’immobilismo, ma nel movimento, nel dinamismo nuovo che lo Spirito, a partire dalla Pentecoste, imprime ai discepoli. Si fa cammin facendo: cresce nella condivisione, passo dopo passo, nella comune disponibilità ad accogliere le gioie e le fatiche del viaggio, nelle sorprese che nascono lungo il percorso.

Come scrive San Paolo ai Galati, siamo tenuti a camminare secondo lo Spirito. O, come dice Sant’Ireneo, che ho recentemente proclamato Dottore dell’Unità, la Chiesa è tôn adelphôn synodia, espressione che può essere tradotta come “una carovana di fratelli”. Ecco, in questa carovana cresce e matura l’unità, che – secondo lo stile di Dio – non arriva come un miracolo improvviso ed eclatante, ma nella condivisione paziente e perseverante di un cammino fatto insieme.

Un ultimo aspetto. L’unità non è semplicemente fine a sé stessa, ma è legata alla fecondità dell’annuncio: l’unità è per la missione. Come ha pregato Gesù: «Tutti siano una sola cosa … perché il mondo creda».

A Pentecoste la Chiesa nasce missionaria. E oggi ancora il mondo attende, anche inconsapevolmente, di conoscere il Vangelo di carità, libertà e pace che noi siamo chiamati a testimoniare gli uni insieme agli altri, non gli uni contro gli altri o gli uni lontano dagli altri. Al riguardo, sono grato per la testimonianza comune offerta dalle vostre Chiese, penso in modo speciale a quanti – e sono tanti – hanno sigillato con il sangue la fede in Cristo. Grazie per tutti i semi di amore e di speranza sparsi, in nome del Crocifisso Risorto, in varie regioni ancora segnate, purtroppo, dalla violenza e da conflitti troppo spesso dimenticati.

Cari fratelli, la croce di Cristo sia la bussola che ci orienta nel cammino verso la piena unità. Perché è su quel legno che Cristo, nostra pace, ci ha riconciliati, radunando tutti in un popolo solo. E allora dispongo idealmente sui bracci della croce, altare dell’unità, le parole che ho voluto condividere con voi, quasi come quattro punti cardinali della piena comunione, che è dono, armonia, cammino, missione.

Vi ringrazio per la vostra visita e vi assicuro il ricordo nella preghiera, confidando anche nel vostro per me e per il mio servizio. Il Signore vi benedica e la Madre di Dio vi protegga”, conclude Francesco chiedendo di pregare il Padre Nostro ognuno nella propria lingua.

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