Papa Francesco in Thailandia: sulle orme di Wojtyła

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:07

Papa Francesco sulle orme del predecessore Wojtyła. Il Pontefice è atterrato a Bangkok da poche ore per il suo 32° viaggio apostolico, il quarto in Oriente, e saltano alla mente le immagini di Giovanni Paolo II, l'ultimo – e il primo – Papa che visitò il Paese nel 1984. Sono passati oltre 35 anni dal suo viaggio in Asia orientale e la chiave di lettura di questa nuova visita è sicuramente l'esortazione apostolica Ecclesia in Asia, capitale perché – come ricorda a In Terris l'esperto di geopolitica vaticana Piero Schiavazzi – con essa il Papa dichiarò la presenza della Chiesa in Asia come missione del terzo millennioGianfranco Svidercoschi, ex vicedirettore dell'Osservatore Romano, amico personale di Papa Giovanni Paolo II e decano dei vaticanisti seguì Papa Giovanni Paolo II nel suo viaggio apostolico a Bangkok. 

Dott. Svidercoschi, che ricordi ha del viaggio di Papa Wojtyła in Thailandia e Giappone?
“Papa Giovanni Paolo II visitò un campo rifugiati vicino a Bangkok, così come fece in Corea, quando andò a visitare su una piccola isola le persone malate di lebbra. Nel volo di ritorno, una giornalista sollevò il tema della visita da un punto di vista politico, ma il Papa le rispose che 'ridurre questo alla politica è un falso concetto” perché “La dimensione fondamentale della umanità dell'uomo è la dimensione morale”. In questo caso, così come nei discorsi sociali, Wojtyła lasciava sempre un'impronta spirituale”

Fu la prima volta di un Papa in un tempio buddhista: un gesto rivoluzionario, se si pensa che anticipa l'iniziativa interreligiosa ad Assisi…
“Sì, è vero. Papa Giovanni Paolo II è il 'Papa delle prime volte' e lo fece anche con altri luoghi sacri, come le sinagoghe e le moschee. Dice bene, la visita in Thailandia anticipa Assisi. Ma voglio ricordare che nel 1985 il Papa incontro 80.000 giovani, la più grande platea islamica che il capo della Chiesa Cattolica avesse mai incontrato. Il dialogo interreligioso di Wojtyła nel Paese asiatico, così come in altri contesti, rappresenta la volontà di eliminare la pretesa secolare della Chiesa cattolica di essere l'unica a poter dire la Verità e voler parlare agli uomini”

I due Pontefici sono accomunati da una preoccupazione per la cura del Continente asiatico…
“Sì, Papa Giovanni Paolo II, il Pontefice che contribuì al crollo del regime comunista, ebbe sempre a cuore le sorti del popolo di Dio in Asia. La sua prima visita fu in Corea del Sud. All'epoca, i cattolici erano una minoranza. Dopo il suo viaggio apostolico, invece, ci fu un enorme numero di conversioni, che non fu dettato solo dalla novità, ma direi anche dalla potenza del messaggio cristiano di cui il Papa era foriero. Aggiungo, inoltre, che Wojtyła aveva molto a cuore il destino del popolo asiatico e le sue sofferenze. Nel 1984 egli visitò anche il Giappone e ricordo quando, a Hiroshima, mi fece una confidenza: 'Un conto è parlare di pace da una finestra su San Pietro, un altro è parlare di pace qui' mi disse. La Thailandia, invece, proprio per la sua apertura alle altre religioni, gli mostrava come un'Asia aperta al futuro. Wojtila ci teneva ad avere un rapporto con tale Paese”.

C'è molta attesa su un pronunciamento del Papa in merito a Hong Kong. Cosa ne pensa?
“Credo che sia necessario, anche se Hong Kong potrebbe 'sbilanciare' il Papa. Se si pensa alla Cina, l'accordo con la Santa Sede è ancora segreto ed è innegabile la presenza di una Chiesa, quella un tempo 'martire', che chiede più chiarezza. Sulla questione, credo che la diplomazia vaticana abbia ripreso un po' quell'atteggiamento, in parte negativo, di ostpolitik che invita a 'star zitti, piuttosto che a parlare'. Io credo che un atteggiamento deciso possa aiutare a superare alcune situazioni, prima fra tutte la 'sinizzazione attualmente in corso', che fa chiudere chiese e imprigiona. Da 41 anni abbiamo Papi non italiani. Oggi, per di più, c'è un Pontefice rappresentante del Sud, che riesce credibile perché s'interessa dei problemi del Sud del mondo, anche del Continente asiatico. Tengo sempre a mente il coraggio di Papa Giovanni Paolo II che, durante la Giornata mondiale della gioventù a Buenos Aires (1987), pronunciò la parola desaparecidos contro la stessa volontà dell'episcopato argentino. Il Paese era da poco uscito da una tremenda dittatura e, pronunciata quella parola, tutta l'Argentina respirò”.

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