Papa Francesco, ecco “il frutto della guerra”

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Ii frutto della guerra”. Papa Francesco ha scelto una foto tragica, delle conseguenze del bombardamento atomico a Nagasaki del 1945, per un suo messaggio di pace. L’immagine, fatta stampare dal Santo Padre su un cartoncino, diffuso in questi giorni, ritrae “un bambino che aspetta il proprio turno nel crematorio per il fratello morto che tiene legato dietro la schiena. La tristezza del bambino solo – viene spiegato nel retro del cartoncino – si esprime nel suo gesto di mordersi le labbra che trasudano sangue”. Autore dello scatto è il fotografo statunitense Joseph Roger O'Donnell. “Un'immagine – si legge sull'Osservatore Romano – che ha colpito molto Papa Francesco, il quale ha voluto farla riprodurre su un cartoncino, accompagnandola con un commento eloquente, '…il frutto della guerra', seguito dalla sua firma autografa”.

L'impegno del Papa per la pace

Papa Francesco, fin dall'inizio della sua elezione, ha in mente di trovare le giuste vie per rivolgersi a tutte le altre religioni, affinché tutte possano impegnarsi, in maniera significativa, a dire un “No” alla guerra. Affacciandosi dalla finestra del Palazzo Apostolico per la recita dell'Angelus, il 1 settembre del 2013, nell'indire una giornata di digiuno e preghiera per la pace, disse: “Ripeto a voce alta: non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma questa: la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo; questa è l’unica strada per la pace. Il grido della pace si levi alto perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare dall'anelito di pace”. Nel messaggio scritto in occasione della XLIX Giornata Mondiale della Pace, che la Chiesa celebra il 1 gennaio di ogni anno, scriveva: “Dio non è indifferente! A Dio importa dell’umanità, Dio non l’abbandona! All'inizio del nuovo anno, vorrei accompagnare con questo mio profondo convincimento gli auguri di abbondanti benedizioni e di pace, nel segno della speranza, per il futuro di ogni uomo e ogni donna, di ogni famiglia, popolo e nazione del mondo, come pure dei Capi di Stato e di Governo e dei Responsabili delle religioni. Non perdiamo, infatti, la speranza che il 2016 ci veda tutti fermamente e fiduciosamente impegnati, a diversi livelli, a realizzare la giustizia e operare per la pace. Sì, quest’ultima è dono di Dio e opera degli uomini. La pace è dono di Dio, ma affidato a tutti gli uomini e a tutte le donne, che sono chiamati a realizzarlo“. 

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Contro le armi

La foto fa da eco alla ferma condanna di Papa Bergoglio all'uso delle armi nucleari: “Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà”. Torna poi alla mente il messagio natalizio dell'Urbi et Orbi: “Oggi, mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al segno del Bambino. Vediamo Gesù nei bambini di tutto il mondo dove la pace e la sicurezza sono minacciate dal pericolo di tensioni e nuovi conflitti. Vediamo Gesù nei bambini a cui è stata rubata l’infanzia, obbligati a lavorare fin da piccoli o arruolati come soldati da mercenari senza scrupoli. Vediamo Gesù nei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facile preda dei trafficanti di esseri umani“.

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