Il grido del Papa contro la guerra: “In nome di Dio, fermate questo massacro”

Papa Francesco rinnova il suo appello affinché cessi l'invasione in Ucraina: "Chi appoggia la violenza profana il nome di Dio"

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:30
Papa Francesco Angelus
Foto © Vatican Media

“In nome di Dio, vi chiedo: fermate questo massacro!”. Il grido di Papa Francesco risuona dalla finestra affacciata su Piazza San Pietro, al termine di un Angelus che arriva in contemporanea agli echi delle bombe in Ucraina. Il Santo Padre implora ancora una volta alla ragione, a cessare l’aggressione militare “prima che riduca le città a cimiteri”. La città di Mariupol è diventata il simbolo della violenza perpetrata in terra ucraina: “Davanti alla barbarie dell’uccisione di bambini, di innocenti e di civili inermi non ci sono ragioni strategiche che tengano: c’è solo da cessare l’inaccettabile aggressione armata”.

L’appello del Papa

E il Pontefice torna a invocare la pace immediata, implorando la cessazione di ogni uso delle armi: “In nome di Dio, si ascolti il grido di chi soffre e si ponga fine ai bombardamenti e agli attacchi! Si punti veramente e decisamente sul negoziato, e i corridoi umanitari siano effettivi e sicuri”. Papa Francesco lancia un nuovo appello anche sul fronte dell’accoglienza dei rifugiati, ricordando che “Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome”.

La Trasfigurazione

Nella seconda Domenica di Quaresima, la lettura evangelica narra l’episodio della Trasfigurazione di Gesù. Il momento in cui, mentre è in preghiera, il suo volto cambia d’aspetto e la sua veste si illumina di luce sfolgorante. E “nella luce della sua gloria appaiono Mosè ed Elia, che parlano con Lui della Pasqua che lo attende a Gerusalemme, cioè della passione, morte e risurrezione di Lui”. Un avvenimento straordinario che vede testimoni gli apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, saliti sul monte assieme a Gesù. Colmi di meraviglia ma anche “oppressi dal sonno”, come precisa l’evangelista Luca. “Il sonno dei tre discepoli appare come una nota stonata… Leggendo però con attenzione, vediamo che Pietro, Giovanni e Giacomo si assopiscono prima che inizi la Trasfigurazione, cioè proprio mentre Gesù è in preghiera. Lo stesso avverrà al Getsemani”.

Ridestati dalla luce di Dio

Un sonno fuori luogo che, ricorda il Papa, somiglia “a tanti nostri sonni che ci vengono durante momenti che sappiamo essere importanti”. E il tempo della Quaresima diventa un’opportunità: “È un periodo in cui Dio vuole svegliarci dal letargo interiore, da questa sonnolenza che non lascia esprimere lo Spirito. Perché tenere sveglio il cuore non dipende solo da noi: è una grazia, e va chiesta”. Per gli apostoli che si svegliarono durante la Trasfigurazione, “possiamo pensare che fu la luce di Gesù a ridestarli. Come loro, anche noi abbiamo bisogno della luce di Dio, che ci fa vedere le cose in modo diverso; ci attira, ci risveglia, riaccende il desiderio e la forza di pregare, di guardarci dentro, e di dedicare tempo agli altri. Possiamo superare la stanchezza del corpo con la forza dello Spirito di Dio”.

L’invito del tempo quaresimale

Il tempo quaresimale ci invita quindi a “non spegnere la luce della stanza senza metterci alla luce di Dio” a “pregare un pochino prima di dormire”. Dare al Signore “la possibilità di sorprenderci e ridestarci il cuore. Lo possiamo fare, ad esempio, aprendo il Vangelo, lasciandoci stupire dalla Parola di Dio, perché la Scrittura illumina i nostri passi e fa ardere il cuore. Oppure possiamo guardare il Crocifisso e meravigliarci davanti all’amore folle di Dio, che non si stanca mai di noi e ha il potere di trasfigurare le nostre giornate, di dare loro un senso nuovo, una luce diversa, una luce inattesa”.

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