Papa: “E' Natale se Gesù rinasce nella nostra vita”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:47

Stamattina, come ogni mercoledì, Francesco ha incontrato nell'udienza generale, gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Il Pontefice ha incentrato la sua meditazione sul tema Il presepe, Vangelo domestico. “Tra una settimana sarà Natale– afferma Jorge Mario Bergoglio-. In questi giorni, mentre si corre a fare i preparativi per la festa, possiamo chiederci: “Come mi sto preparando alla nascita del Festeggiato?”. Un modo semplice ma efficace di prepararsi è fare il presepe. Anch’io quest’anno ho seguito questa via: sono andato a Greccio, dove San Francesco fece il primo presepe, con la gente del posto. E ho scritto una lettera per ricordare il significato di questa tradizione. Il presepe infatti, è come un Vangelo vivo”. E cioè, aggiunge Francesco, “porta il Vangelo nei posti dove si vive: nelle case, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e di ritrovo, negli ospedali e nelle case di cura, nelle carceri e nelle piazze. E lì dove viviamo ci ricorda una cosa essenziale: che Dio non è rimasto invisibile in cielo, ma è venuto sulla Terra, si è fatto uomo”. 

L'udienza di Papa Francesco in Aula Paolo VI del 18 dicembre 2019

Vicinanza a Dio

Secondo il Papa “fare il presepe è celebrare la vicinanza di Dio: è riscoprire che Dio è reale, concreto, vivo e palpitante. Non è un signore lontano o un giudice distaccato, ma è Amore umile, disceso fino a noi. Il Bambino nel presepe ci trasmette la sua tenerezza. Alcune statuine raffigurano il “Bambinello” con le braccia aperte, per dirci che Dio è venuto ad abbracciare la nostra umanità”. Allora, sottolinea Francesco, “è bello stare davanti al presepe e lì confidare al Signore la vita, parlargli delle persone e delle situazioni che abbiamo a cuore, fare con Lui il bilancio dell’anno che sta finendo, condividere le attese e le preoccupazioni”. E, precisa Jorge Mario Bergoglio, “accanto a Gesù vediamo la Madonna e San Giuseppe”, quindi “possiamo immaginare i pensieri e i sentimenti che avevano mentre il Bambino nasceva nella povertà: gioia, ma anche sgomento e possiamo anche invitare la Santa Famiglia a casa nostra, dove ci sono gioie e preoccupazioni, dove ogni giorno ci svegliamo, prendiamo cibo e sonno vicini alle persone più care”. 

Vangelo domestico

Il presepe è un “Vangelo domestico”. La parola presepe letteralmente significa “mangiatoia”, mentre la città del presepe, Betlemme, significa “casa del pane”. Mangiatoia e casa del pane. “Il presepe che facciamo a casa, dove condividiamo cibo e affetti, ci ricorda che Gesù è il nutrimento essenziale, il pane della vita- sostiene il Pontefice-. È Lui che alimenta il nostro amore, è Lui che dona alle nostre famiglie la forza di andare avanti e di perdonarci. Il presepe ci offre un altro insegnamento di vita. Nei ritmi a volte frenetici di oggi è un invito alla contemplazione”. E, sottolinea il Papa, “ci ricorda l’importanza di fermarci perché solo quando sappiamo raccoglierci possiamo accogliere ciò che conta nella vita. Solo se lasciamo fuori casa il frastuono del mondo ci apriamo all’ascolto di Dio, che parla nel silenzio”. infatti “viviamo in una società frettolosa, che corre sempre, che vede e dimentica molte cose, che insegue affannosamente i beni materiali. Il presepe, nella sua genuina semplicità, ci ricorda che nella vita non conta la quantità delle cose, ma la qualità degli affetti”. E, “attirando il nostro sguardo a Dio, povero di cose e ricco di amore, ci richiama all’essenziale”.

Armi e violenza

Secondo Francesco, il presepe è “più che mai attuale, mentre ogni giorno si fabbricano nel mondo tante armi e tante immagini violente, che entrano negli occhi e nel cuore”. Il presepe è invece “un’immagine artigianale di pace. Mentre la rovina dell’uomo è che ognuno va per la propria strada, nel presepe tutti convergono verso Gesù, Principe di pace nella notte del mondo”. E “attorno a Lui, in quella grotta illuminata dalla tenerezza, si ritrova l’armonia. Lì vediamo insieme persone molto diverse: i Magi e i pastori, i re e i poveri, i piccoli e gli anziani”. Prosegue il Papa: “Anche l’armonia tra l’uomo e il creato è ritrovata, come suggeriscono la presenza del bue e dell’asino e i paesaggi naturali”.

Il senso della vita

Dal presepe “possiamo cogliere infine un insegnamento sul senso stesso della vita. Vediamo scene quotidiane: i pastori con le pecore, i fabbri che battono il ferro, i mugnai che fanno il pane; a volte si inseriscono paesaggi e situazioni dei nostri territori”. Ciò “è giusto perché il presepe ci ricorda che Gesù viene nella nostra vita concreta“. E, “come nella vita concreta, c’è anche il male, evocato dal castello di Erode”. Tutto, dunque, “sembra andare avanti normalmente, il mondo non pare migliorato, ma in realtà c’è una novità, una sola, ma decisiva: Gesù. Nella vita di tutti i giorni non siamo più soli, Egli abita con noi. Non cambia magicamente le cose ma, se Lo accogliamo, ogni cosa può cambiare”. E allora, conclude il Papa, vi auguro che “fare il presepe sia l’occasione per invitare Gesù nella vita. Perché se Lui la abita, rinasce. Ed è davvero Natale”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.