Così Paolo VI insegnò la vocazione universale alla santità: 43 anni fa l’addio al “sapiente timoniere del Concilio”

E' stato papa Francesco a canonizzare il suo predecessore, spentosi a Castel Gandolfo il 6 agosto del 1978

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:00
Paolo
Paolo VI testimone di sanità. Ricorre oggi il 43° anniversario della morte di Paolo VI, avvenuta il 6 agosto del 1978 a Castel Gandolfo. Monsignor Leonardo Sapienza è il reggente della Prefettura della Casa Pontificia. A san Paolo VI ha dedicato numerosi saggi. “Il suo pontificato ha attraversato un periodo travagliato della storia- ricorda padre Sapienza-. Un periodo che richiedeva un grande coraggio. Una grande forza d’ animo. E, in modo tutto speciale, il coraggio della verità. Paolo VI ha dimostrato maturità umana. Vigore di spirito. Ardimento di volontà. Capacità d’amore e di sacrificio. Nella consapevolezza appunto che l’ autenticità della vita cristiana esige un grande coraggio”.

La santità di Paolo VI

Jorge Mario Bergoglio è molto legato alla memoria di Giovanni Battista Montini. Da lui canonizzato il 14 ottobre 2018 insieme al vescovo martire Salvador Oscar Arnulfo Romero. Secondo Francesco, “Paolo VI, nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza. E la gioia di seguire Gesù totalmente“. Del Concilio Vaticano II “è stato il sapiente timoniere”. Un esempio di come “vivere la nostra la vocazione universale alla santità. Non alle mezze misure. Ma alla santità”. Il 6 agosto 1978 Paolo VI moriva alle 21.40 nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Una morte quasi improvvisa anche se papa Montini era da tempo sofferente. Nella residenza estiva sui Colli Albani era giunto il 1° agosto.

Octogesima adveniens

“Conforme alla propria vocazione”, scrive Paolo VI nelle lettera apostolica “Octogesima adveniens”, il potere politico deve sapersi disimpegnare dagli interessi particolari. Per considerare attentamente la propria responsabilità nei riguardi del bene di tutti. Superando anche i limiti nazionali. Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli (locale, regionale, nazionale e mondiale) significa affermare il dovere di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta. E il valore della libertà di scelta che gli è offerta. Per cercare di realizzare insieme il bene della città. Della nazione. Dell’umanità.

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