Il Primate della Chiesa maronita invoca la pace in Terra Santa

Patriarca maronita Raï: il Libano non si faccia coinvolgere nel conflitto militare israelo-palestinese

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Chiesa
(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

La fuga verso il Libano di rifugiati palestinesi è iniziata nel 1948. Anno della nascita dello Stato d’Israele. In Libano (dati Onu) risiedono 300 mila rifugiati palestinesi. Raccolti in 12 campi profughi. Dove vivono spesso in condizioni di estrema povertà. Nei giorni scorsi tre missili sono stati lanciati dal Libano sul territorio israeliano. Diverse manifestazioni pro-palestinesi si sono tenute al confine israelo-libanese. I dimostranti hanno tentato di lanciare bombe molotov. Contro le postazioni militari israeliane. L’esercito israeliano ha risposto con lancio di lacrimogeni e proiettili. Provocando la morte di un manifestante libanese di 21 anni. vescovi

La Chiesa in Libano

Le violenze subite dai palestinesi “fanno stringere il cuore”, afferma a Fides il patriarca maronita Béchara Boutros Raï. E solo una soluzione autentica e definitiva della questione palestinese può fermare violenze e omicidi. “Dopo 73 anni di guerre. Devastazioni. E oppressione israeliana”. Ma il Libano deve trovare “modi pacifici”. Per manifestare la propria solidarietà con il popolo palestinese. Mantenendo la propria neutralità rispetto al conflitto armato. Ed evitando ogni tipo di coinvolgimento militare. Da qui l’appello a salvaguardare la neutralità libanese. Davanti alla spirale di violenza che avvolge la Terra Santa.Libano

Appello

Il patriarca esorta le autorità libanesi a tenere sotto stretto controllo il confine israelo-libanese. Evitando che il territorio libanese diventi una piattaforma. Per “lanciare missili” in territorio israeliano. Il Primate della Chiesa maronita allude al Partito sciita Hezbollah. Senza citarlo esplicitamente. “In quello che sta accadendo, Alcuni sono coinvolti direttamente. O attraverso gruppi ausiliari. Così espongono il Libano a nuove guerre. Ma il popolo libanese non ha alcuna intenzione di distruggere il proprio Paese. Più di quanto esso non sia già devastato. I libanesi hanno già pagato abbastanza per questi conflitti fuori controllo”.

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