Niente permessi per i cristiani di Gaza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:03

L' Agenzia Fides ha riferito che questo Natale ai cristiani di Gaza non verranno concessi i permessi per superare il confine al valico di Erez e recarsi nelle città della Terra Santa. Secondo l'organizzazione Middle East Concern sarebbero state accettate soltanto le domande avanzate dagli over 55.

Situazione nella Striscia

Solamente nel 2016 i permessi rilasciati erano stati oltre seicento. Niente messa di Betlemme, dunque, per la comunità cristiana che vive nella Striscia di Gaza. Tra questi, anche i 130 cattolici visitati recentemente da Monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme. Il numero di cattolici che vivono in questi territori continua a calare di anno in anno ed è passato nel giro di un decennio da 1700 a 130.

Il precedente

Lo stesso problema relativo ai permessi si era presentato per le ultime festività pasquali quando le autorità israeliane si erano viste costrette a respingere le richieste di 600 cristiani che volevano recarsi nella Città Santa: dietro alla decisione di Tel Aviv, infatti, c'era stato il mancato rientro di ventuno persone che per il Natale 2017 avevano ottenuto il visto necessario ma non avevano però fatto ritorno nella Striscia una volta che questo era scaduto. Prima di allora, l'unico criterio per poter ottenere il permesso era l'assenza di precedenti penali.

La visita di Pizzaballa

In occasione della sua visita, monsignor Pizzaballa aveva realizzato un'intervista con il portale “Asianews” in cui veniva descritta la situazione della piccola comunità cristiana di Gaza. “Vi sono – aveva spiegato il Patriarca – tre scuole cristiane, una casa per disabili, dodici religiose molto attive, un ospedale cristiano importante. Pur essendo una presenza molto piccola, è molto attiva e molto vivace. Una caratteristica dei cristiani di Terra Santa è che non stanno mai con le mani in mano, ma operano non solo per custodire la loro presenza e la loro storia, ma anche per rafforzare le relazioni interreligiose e sociali”. 

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