Nepal: la “dea vivente” indù sceglie di studiare in una scuola cattolica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:23

La giovane Samita Bajracharya ha passato gli ultimi anni nei panni di “Kumari”, una “dea vivente”, adorata sia dagli indù che dai buddisti del Nepal e per anni considerata la dea Kalì, o per la tradizione buddista Durga. La tredicenne ha terminato da poco il suo periodo “divino”, nella sua religione infatti con l’arrivo delle mestruazioni il suo “terzo occhio” si chiude, ovvero la divinità ha abbandonato il suo corpo. La ragazza ha riferito ad Asianews: “Ho scelto una scuola cattolica perché ha il miglior metodo educativo, e perché sia gli studenti che gli insegnanti mi hanno accolta facendomi sentire a casa”.

In Nepal l’istituzione delle Kumari è molto venerata, letteralmente ha il significato di “vergine”, ad indicare la purezza della dea. La scelta avviene tra le bambine della caste buddiste della famiglia newar, la stessa a cui apparteneva il Buddha. Una serie di complicate regole accompagna la loro esistenza, che si svolge per la stragrande maggioranza del tempo all’interno delle mura domestiche. L’unica eccezione sono le feste religiose, quando escono per benedire i fedeli, ma senza comunque mai entrare in contatto fisico con il terreno o con altre persone.

In questa fase possono essere toccate solo da parenti e amici stretti che hanno ricevuto l’autorizzazione dai sacerdoti religiosi che si sono occupati del riconoscimento delle bambine. All’arrivo del primo ciclo mestruale finisce il loro periodo “divino”, dato che vengono considerate “impure” perché “non più vergini”. La giovane Samita ha raccontato la sua esperienza: “Sono stata scelta all’età di 9 anni, e conoscevo molto poco di me stessa. La mia famiglia e la tradizione mi hanno incoraggiata a divenire Kumari. Non potevo andare a scuola, giocare fuori di casa o essere toccata da nessuno. Il mio compito era quello di benedire i fedeli che venivano a trovarmi portando delle offerte”.

Al di fuori della vita familiare, può partecipare solo alle festività religiose: “Seduta su una sorta di trono tradizionale, ho partecipato alle funzioni principali delle feste più importanti e sono stata portata in giro su una carrozza per benedire i fedeli e la nazione. Ho conosciuto il nostro presidente, il primo ministro e tante altre autorità. Ma la pratica tradizionale mi ha tenuta lontana dall’istruzione”.

Al termine del suo incarico la ragazza ha espresso il desiderio di studiare, spiegando le motivazioni per cui ha scelto un’istituto cattolico: “Ho capito di aver bisogno di una scuola, e dopo alcuni colloqui ho scelto la San Francesco Saverio. Sono ancora indù, ma ho scelto una scuola cattolica perché ha il miglior metodo di insegnamento. Inoltre i professori e gli studenti mi fanno sentire a casa: ho conosciuto la solidarietà e il rispetto dei cattolici”. La scelta, è condivisa dalla famiglia e la madre ha affermato: “Mia figlia è trattata molto bene, e ha la possibilità di avere una delle migliori istruzioni a disposizione in un ambiente di amore e di cura. Sono felice”.

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