Missionari martiri, il Papa: “Un dovere ricordare il loro calvario”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:06

Quaranta missionari uccisi, quasi il doppio rispetto allo scorso anno. Sono i numeri che rivela Papa Francesco al termine della preghiera per l'Angelus della terza domenica di Quaresima, ricordando la Giornata in memoria dei missionari martiri: “Nel corso del 2018, in tutto il mondo numerosi vescovi, sacerdoti, suore e fedeli laici hanno subito violenze – ha detto il Santo Padre -. Ricordare questo calvario contemporaneo di fratelli e sorelle perseguitati o uccisi a motivo della loro fede in Gesù, è un dovere di gratitudine per tutta la Chiesa, ma anche uno stimolo a testimoniare con coraggio la nostra fede e la nostra speranza in Colui che sulla Croce ha vinto per sempre l’odio e la violenza con il suo amore”. Colui che, inoltre, come ricorda il Vangelo domenicale “ci parla della misericordia di Dio e della nostra conversione” attraverso la parabola del fico sterile che, per quanto venisse innaffiato con cura, mancava ogni volta di produrre frutto. Un vignaiolo, però, “chiede al padrone di avere pazienza e gli domanda una proroga di un anno, durante il quale egli stesso si preoccuperà di riservare una cura più attenta e delicata al fico, per stimolare la sua produttività”.

L'immagine del Fico

Una parabola che, ha spiegato il Pontefice, pone il personaggio del pardone come Dio padre e il vignaiolo come immagine di Gesù, “mentre il fico è simbolo dell’umanità indifferente e arida”, per la quale Cristo intercede presso il Padre, pregandolo “di attendere e di concederle ancora del tempo, perché in essa possano germogliare i frutti dell’amore e della giustizia”. L'immagine del fico rappresenta “un'esistenza sterile, incapace di donare, incapace di fare il bene. E' simbolo di colui che vive per sé stesso, sazio e tranquillo, adagiato nelle proprie comodità, incapace di volgere lo sguardo e il cuore a quanti sono accanto a lui e si trovano in condizione di sofferenza, di povertà, di disagio”. Un atteggiamento di egoismo e sterilità spirituale che “si contrappone il grande amore del vignaiolo nei confronti del fico: fa aspettare il padrone, ha pazienza, sa aspettare, gli dedica il suo tempo e il suo lavoro”.

Il tempo della conversione

Si tratta dello stesso tempo che “Dio lascia a noi per la conversione”. Un tempo di cui tutti noi abbiamo bisogno “fare un passo avanti” e, in questo senso, ci accompagna “la pazienza di Dio, la misericordia… Nonostante la sterilità, che a volte segna la nostra esistenza, Dio ha pazienza e ci offre la possibilità di cambiare e di fare progressi sulla strada del bene”. Tuttavia, la “dilazione di questo tempo” comporta anche una presa di coscienza sull'urgenza della conversione: “La possibilità della conversione non è illimitata; perciò è necessario coglierla subito; altrimenti essa sarebbe perduta per sempre… Noi possiamo fare grande affidamento sulla misericordia di Dio, ma senza abusarne. Non dobbiamo giustificare la pigrizia spirituale, ma accrescere il nostro impegno a corrispondere prontamente a questa misericordia con sincerità di cuore”.

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