Migrazioni, Vescovi Usa: “Mettere al centro la sacralità della famiglia”

Il rapporto “One part of the body” ha evidenziato che, la separazione delle famiglie, mina il benessere degli individui e delle comunità

I vescovi degli Stati Uniti, nella lettera introduttiva al rapporto “One part of the body”, hanno formulato un invito alla promozione di politiche che proteggano la dignità data da Dio a ogni persona e la sacralità della famiglia.

Il richiamo

Se una parte soffre, tutte le parti soffrono”. È il richiamo lanciato dai vescovi degli Stati Uniti nella lettera introduttiva al rapporto “One part of the body”, pubblicato con la collaborazione della National Association of Evangelicals, World Relief e il Center for the Study of Global Christianity. “L’Apostolo Paolo descrive la Chiesa di Gesù Cristo come ‘un corpo’ che ‘non è formato da una sola parte ma da molte’ (1 Cor 12,13-14)”, ricordano i vescovi. Il documento avverte che “quando un membro soffre, ogni membro soffre con lui; quando un membro è onorato, ogni membro gioisce con lui” (1 Cor 12,26). “Proprio come la mano non può operare normalmente se il piede è in dolore debilitante, la Chiesa è chiamata a soffrire insieme a chi soffre”, si legge nel testo. I vescovi invitano i cristiani a “riconoscere e rispondere alle conseguenze umane degli sforzi di deportazione senza mitigazione” e a promuovere “un approccio compassionevole alla politica migratoria che protegga la dignità data da Dio a ogni persona e la sacralità della famiglia”. Il rapporto sollecita a non considerare la questione migratoria solo come una materia politica, ma come “una ferita al corpo stesso della Chiesa” che chiama tutti a una risposta di giustizia e solidarietà.

La dignità della persona

“Oltre dieci milioni di immigrati cristiani negli Stati Uniti sono vulnerabili alla deportazione, inclusi quelli con protezioni temporanee che potrebbero essere revocate”. È quanto emerge dal rapporto “One part of the body”, che evidenzia che “quasi sette milioni di cristiani cittadini statunitensi vivono in famiglie con almeno un membro a rischio di deportazione”. L’analisi sottolinea che “circa 1 cristiano su 12 negli Stati Uniti – e 1 cattolico su 5 – è a rischio di deportazione o vive in una famiglia con una persona a rischio”. Il rapporto precisa che “l’80% degli immigrati vulnerabili si identifica come cristiano, con il 61% che si definisce cattolico e il 13% evangelico”. Gli autori denunciano che “la separazione familiare mina il benessere emotivo, economico e spirituale di individui e comunità” e affermano che “le parrocchie e le comunità di fede subiranno perdite se coloro che servono come ministri laici, catechisti, volontari o membri attivi vengono deportati.

Fonte: Agensir

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