“Meglio perdere la vocazione che un religioso malato”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:24

La ricerca della fede, l'educazione, la concretezza rispetto al mondo virtuale, il ruolo del sacerdote, la formazione, l'affettività e gli abusi. Sono i temi toccati dal Papa Francesco nelle risposte agli altri quattro giovani che gli hanno rivolto domande durante la prima giornata di lavori del presinodo in corso al pontificio collegio Maria Mater Ecclesiae. Domande che hanno fatto seguito a quella di Blessing Okoedion, la ragazza nigeriana vittima della tratta, e che sono state fatte da un francese non battezzato, Maxime Rassion, dall'argentina María de la Macarena Segui, di Scholas Occurrentes, da un seminarista ucraino, Yulian Vendzilovych, del Seminario dello Spirito Santo di Leopoli, e da una suora cinese, Teresina Chaoying Cheng.

Rispondendo al ragazzo francese non battezzato, che si è posto domande sulle scelte fondamentali dei giovani e sul senso della vita, senza sapere da dove iniziare, il Papa ha detto: “Hai già cominciato. Il pericolo è non lasciar sorgere le domande” che non si devono “anestetizzare”. Per questo è necessario il “discernimento“, al centro del prossimo Sinodo: “Tante comunità ecclesiali – ha sottolineato il Pontefice – non sanno farlo, gliene manca la capacità. Nella vita bisogna avere il coraggio di parlare. Cerca una persona saggia, anche i giovani hanno saggezza; il saggio è colui che non si spaventa, sa ascoltare e ha il dono di dire la parola giusta al momento giusto. Quando un giovane non trova il discernimento, si troverà male”, una situazione che “prima o poi diventa un peso che gli toglie la libertà”.

“Per un'educazione completa – ha detto il Papa rispondendo in spagnolo alla ragazza argentina – occorrono tre linguaggi: quello della testa, per insegnare non solo a sapere ma a 'pensare'; quello del cuore, che significa imparare a 'sentire bene', educare ai sentimenti; e quello delle mani, che vuol dire insegnare a fare. Questi tre linguaggi vanno armonizzati e questa è l'esperienza di Scholas. Il mondo virtuale – ha proseguito – può portare a una grossa alienazione, a una condizione che non è 'liquida' come diceva Bauman, ma 'gassosa'. Occorre saper usare la rete, senza diventarne schiavi”. Il Papa ha indicato l'antidoto nella “concretezza“, che “dà libertà mentre la 'liquidità' ti schiavizza. Si può usare il virtuale con i piedi per terra”.

Il seminarista ucraino ha domandato come il sacerdote, testimone di Cristo, può cogliere quanto di prezioso c'è nella cultura e cosa c'è di falso. “Un sacerdote che non è testimone di Cristo fa tanto male, disorienta. Ma anche la comunità dev'essere testimone” altrimenti il prete potrà fare ben poco, sarà “solo funzionale”. Il Papa ha invitato i sacerdoti a chiedersi com'è la loro comunità: “Se non è testimone, deve intervenire il vescovo, il prete non può restare solo o se lo mangeranno crudo”. Il Papa ha poi messo in guardia, ancora una volta, dal clericalismo: “E' una delle malattie più brutte della Chiesa. Quando uno cerca un sacerdote e non trova un padre, un fratello, ma un dottore, un professore, un principe… si confonde il ruolo del sacerdote e lo si riduce a un ruolo dirigenziale, a boss. Questo mi preoccupa. Come gli atteggiamenti non paterni, non fraterni. Penso per esempio allo spiritualismo esagerato” all'atteggiamento di “preti con la faccia da beata Imelda” o al contrario di “un prete rigido: come può una comunità andare da lui?”. E “peggio un prete mondano… in quel caso pregate per lui, perché i preti mondani fanno tanto male”. Quanto alla comunità, invece, il Papa ha stigmatizzato una volta di più il “chiacchiericcio“, la mormorazione: “E' una delle cose più brutte per una comunità cristiana” paragonata al “terrorista che butta la bomba e se ne va”. Riferendosi poi all'esempio fatto dal seminarista sulla moda dei tatuaggi, Francesco ha risposto che “Il problema è l'esagerazione. Un tatuaggio significa appartenenza, e allora si può chiedere: tu quale appartenenza dimostri? E così si arriva alla cultura dei giovani“.

Infine, la questione della formazione, posta dalla suora cinese che ha donato al Pontefice una sciarpa rossa: “Da Papa mi fanno cardinale!” ha scherzato. “La sciarpa dà calore e il rosso in Cina è il colore della gioia. Calore e gioia al Papa: sono due cose che sono di casa, sono del rapporto tra mamma e papà e il bambino. I cinesi sanno dove ci sono le radici…”. La “vera formazione religiosa – ha proseguito – ha quattro pilastri: spirituale, intellettuale, comunitaria e apostolica. E' un problema di mentalità”. Quando si limita la formazione alla dimensione spirituale la scusa è che si vuole “proteggere dal mondo. Ma questo è annullare, castrare le persone. La vera protezione si fa nella crescita. La mamma che 'superprotegge' il bambino lo annulla, non lo lascia crescere”. E di fronte al rischio che in tali situazioni religiosi e religiose possano smarrire il cammino, il Papa ha detto che preferisce “che si perda la vocazione” piuttosto che sia “un religioso malato”. “Bisogna parlare chiaro: i casi di abusi. Questi (preti, ndr) sono stati annullati e sono finiti così. Non sono stati educati nell'affettività. Vale per preti e suore ma anche per i laici:occorre educare i figli con tutte le potenzialità, non 'superproteggerli, altrimenti si diventa psicologicamente immaturi”.

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