Era un terreno della mafia, ora è un luogo per celebrazioni eucaristiche

Per contrastare la mafia i terreni confiscati ai clan sono stati affidati all'Associazione San Benedetto Abate. E ora sono diventati simbolo tangibile di riscatto, lavoro, diritti e giustizia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Corruzione

Dove la mafia esercitava il suo dominio di morte, ora si celebra l’Eucarestia che dona nuova vita individuale e collettiva. Un uliveto andato in fiamme qualche tempo fa, è diventata cornice della celebrazione eucaristica. mafia

Simbolo anti-mafia

A Limbadi, nel vibonese, l’associazione anti-mafia “Libera” ha donato una nuova esistenza a un terreno confiscato alla ‘ndrangheta. “Prima quel luogo era simbolo tangibile dell’arricchimento economico della ‘ndrangheta. Basato sulla negazione della libertà e della dignità umana. Sull’impiego del linguaggio di violenza della mafia. Sul depauperamento delle potenzialità delle nostre terre. E sull’avvilimento della libertà di impresa“, raccontano i volontari dell’organizzazione umanitaria per la legalità.

Rinascita sociale

Proseguono i promotori della rete solidale anti-mafia: “Lì abbiamo deciso di far splendere la luce del cero Pasquale come simbolo di risurrezione”. I terreni,in località “Gurnera”, sono ora affidati alla gestione dell’Associazione San Benedetto Abate. E devono “diventare simbolo tangibile di riscatto. Lavoro. Diritti. E giustizia”. Simbolo di una rinascita sociale. Culturale. Ed economica. Che “deve sentirci tutti e tutte partecipi“.mafia

Il sangue innocente delle vittime

La società civile ha partecipato in streaming alla liturgia pasquale. E ha deciso quindi di essere parte di un “momento dirompente e scomodo”. Foriero di un messaggio chiaro. “La comunità di Limbadi e della Calabria tutta rinnega la ‘ndrangheta. I suoi codici. E le sue leggi“. Prendere parte alla Messa ha significato “rimpossessarsi del maltolto”. Perché “le ricchezze delle mafie si costruiscono sulla povertà a cui costringono la comunità. Sulle lacrime di chi ne subisce violenze e soprusi. E sul sangue innocente delle vittime”.

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