Libertà religiosa: ecco la dichiarazione di Potomac

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:35

Individuare le sfide globali della libertà religiosa, sviluppare risposte innovative alle persecuzioni religiose e condividere nuovi impegni per proteggere la libertà religiosa di tutti. Erano questi i tre nodi intorno ai quali si è sviluppato il dibattito dell’ultima giornata dell’incontro interministeriale promosso dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo che si è svolto a Washington. Tre giorni di lavoro che hanno visto protagonisti circa 200 leaders religiosi, politici e civili di 80 Paesi del mondo.

Diritto inalienabile

Il summit si è concluso con la “dichiarazione di Potomac” (il fiume della capitale americana) che prende le mosse dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della quale ricorrono i 70 anni, che all’art. 18 afferma “il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione; includendovi la libertà di cambiare religione o convinzione e la libertà, da solo o con altri e in pubblico o privato, di manifestare la propria fede”. Il nuovo documento, nel preambolo, chiede ad ogni Paese “la solenne responsabilità di difendere e proteggere la libertà religiosa” mentre al contrario “persecuzione, repressione e discriminazione sulla base della fede, di convinzioni o non credenze sono una realtà quotidiana per troppi”. Non mancano considerazioni “pratiche” sulla necessità di difendere il diritto alla libertà religiosa, perché insieme ad essa vengono protette altre libertà fondamentali per l’uomo e “la fede motiva le persone a promuovere la pace, la tolleranza e la giustizia; ad aiutare i poveri; prendersi cura degli ammalati; aiutare i soli; impegnarsi nel dibattito pubblico e al servizio del proprio Paese”.

I cardini della dichiarazione

Seguono poi 10 punti in cui i partecipanti al meeting riconoscono, tra l’altro, che ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, di professare una fede senza che alcuno possa costringerlo ad abbracciarne un’altra; che la libertà religiosa è un diritto inalienabile che gli Stati devono rispettare e proteggere; che la coscienza della persona è inviolabile; viene condannata ogni discriminazione su basi religiose; viene riconosciuto il diritto a partecipare liberamente al dibattito pubblico, a praticare le manifestazioni di culto e preghiera, a educare i figli secondo il proprio credo e infine la tutela dei luoghi di culto, che in quanto patrimonio culturale, vanno preservati e trattati con rispetto.

Il piano d'azione

Insieme alla dichiarazione è stato approvato un “piano d’azione” in sei punti che rappresenta una risposta concreta per favorire la libertà religiosa. Nello specifico i punti sono: difendere il diritto umano della libertà di religione o di credo; affrontare le limitazioni legali; promuovere la parità di diritti e protezioni per tutti, compresi i membri delle minoranze religiose; rispondere al genocidio e ad altre atrocità di massa; preservare il patrimonio culturale e rafforzare la risposta, anche attraverso l’azione diplomatica e il sostegno finanziario.

Due proposte

In questo quadro si inseriscono anche due iniziative annunciate dal vicepresidente americano Mike Pence. La prima è lo stanziamento di 110 milioni di dollari per finanziare il “Genocide and Response Program”, a sostegno delle vittime di persecuzioni religiose in particolare in Medio Oriente. Circa 17 milioni saranno destinati all’Iraq, per favorire il ritorno delle minoranze nelle loro case. La seconda è il “New International freedom found” per promuovere eventi e iniziative volti a favorire la crescita della libertà religiosa. Il meeting si è rivelato un successo e il segretario di Stato Pompeo ha annunciato l’intenzione di ripeterlo nel 2019.

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