Note d’autore per la visita di Leone in Francia

Una canzone per accogliere il Successore di Pietro nella nazione che fu la "figlia prediletta" del papato

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Foto di Pourya Gohari su Unsplash

Le note del brano “Pour que le monde ait la vie” risuoneranno allo Stade de France e a Lourdes in occasione della visita di Papa Leone XIV in Francia. Tra l’eco del Mar Rosso che si apre e la trappola degli specchi virtuali, il cantante Grégory Turpin (in duetto con la cantante franco-canadese Natasha Saint Pier) ricorda l’essenziale. La fede non consiste nel brillare sotto i riflettori, ma nel lasciare che la luce passi attraverso le nostre stesse crepe. “Artista cristiano attivo da molti anni, Grégory Turpin è noto in particolare per i suoi progetti musicali ispirati alla figura di Santa Teresa del Bambino Gesù e alla spiritualità carmelitana, la sua famiglia spirituale del cuore- riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides-. L’ultima composizione realizzata in occasione della prossima visita papale in terra francese gode del sostegno delle Pontificie Opere Missionarie (Pom) di Francia, e tutti i diritti saranno devoluti a sostegno della missione in Francia e nel resto del mondo. Del resto, non è la prima volta che l’artista francese collabora con le Pom”. A cavallo tra musica e annuncio del Vangelo, ha collaborato a diverse iniziative, partecipando in particolare a una tournée con le Pontificie Opere Missionarie in Benin. “Quando ho saputo dell’arrivo del Papa, come molti, ho sentito il desiderio di fare qualcosa”, raccontaGrégory Turpin. Per il cantante, la scommessa principale non era quella di mettersi al centro dell’evento. “Spero soprattutto di poter essere al servizio”, precisa. E aggiunge: “Durante tutto questo progetto, ho cercato di mettermi al servizio delle Opere Pontificie Missionarie e dell’evento stesso. Non lo faccio per me”. Se vede in questo invito un riconoscimento per i “venticinque anni di missione“, desidera soprattutto coinvolgere altri artisti.

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Leone XIV. Foto Vatican Media

Note di fede

La missione ritorna continuamente nella sua sua riflessione. Ai suoi occhi, le giovani generazioni cercano oggi una coerenza tra la fede professata e l’esistenza concreta. “Abbiamo avuto a lungo la tendenza a separare la nostra vita professionale dalla nostra vita cristiana. Sempre più spesso, giovani vogliono stabilire un legame tra la loro fede, il loro lavoro, la loro missione e il loro modo di essere presenti là dove vivono“. Per Turpin, annunciare il Vangelo non significa limitare la fede alla sfera privata o familiare, anche se questa rimane preziosa. Si tratta di diventare “luci là dove siamo collocati”. Questa coerenza richiede una fede “semplice, disinvolta e soprattutto coerente”, prosegue. Grégory Turpin insiste sull’unità di vita e sulla qualità delle relazioni fraterne all’interno della Chiesa, vedendo nella comunione una testimonianza potente. “È dall’amore che avrete gli uni per gli altri che sarete riconosciuti”, cita. Pertanto, aggiunge a Fides, se i cristiani non sono “né gentili né amorevoli”, rischiano di nascondere piuttosto che manifestare l’amore di Dio. “Per essere luci, dobbiamo diventare trasparenti all’amore di Dio per poter risplendere della Sua luce”.

 

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