Leader religiosi uniti contro la scelta di Trump

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:00

Tutti i tentativi unilaterali che mirano a “imporre Gerusalemme come capitale esclusiva dello Stato di Israele rappresentano un atto ingiusto e contrario a tutte i pronunciamenti internazionali riguardanti il profilo della Città Santa”. E' quanto afferma il Patriarca maronita, Bechara Boutros Rai, aprendo il summit interreligioso da lui convocato a Bkerké, in Libano. Un vertice islamo-cristiano che mira a esprimere un'unica posizione circa la scelta del presidente Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele.

Il Summit

A prendere parte al vertice, organizzato nella sede patriarcale di Bkerkè tutte le principali comunità religiose del Libano. Tra gli altri anche il Gran Mufti sunnita Abdellatif Daryan, il Mufti Kabalan in rappresentanza dei musulmani sciiti, il Catholicos armeno apostolico Aram I, il rappresentante dei drusi, il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan, il Patriarca cattolico greco-melkita Youssef Absi e anche il rappresentante dei drusi. Come riporta l'Agenzia FIdes, Rai, nel suo intervento, ribadisce la necessità di applicare tutte le risoluzioni internazionali che riconoscono e tutelano il profilo unico e lo statuto speciale di Gerusalemme, città santa per gli ebrei, i cristiani e i musulmani di tutto il mondo. Il Mufti della Repubblica libanese Daryan, sottolinea invece la propria opposizione “ai processi di giudaizzazione di Gerusalemme”, confermando il sostegno ai palestinesi “nella loro lotta per la giustizia” e nel loro “legittimo diritto alla resistenza”.

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La convocazione del Vertice

Nell'indire il Summit, il Patriarca Rai ha definito la decisione dell'amministrazione Usa di trasferire l'ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv “è uno schiaffo per i palestinesi, per i cristiani d'Oriente, per i musulmani e tutti gli arabi”. Una mossa, quella di Trump, che “ha demolito gli sforzi di pace tra Israele, Palestina e Paesi arabi, ha alimentato il fuoco di una nuova intifada e trasformato Gerusalemme, la città della pace, in una città di guerra”. Domenica scorsa, in Libano, anche il Patriarca di Antiochia dei greco-ortodossi, Yohanna X Yazigi, ha fortemente criticato la decisione americana di stabilire la sua ambasciata a Gerusalemme, definendola “una violazione del diritto internazionale” e una grave ingiustizia nei confronti dei palestinesi, destinata a alimentare conflitti e sabotare tutti i tentativi di pacificazione in atto nella regione. In Libano, nazione che ospita ancora 400 mila profughi palestinesi, già da domenica scorsa sono sfociate in scontri con le forze di sicurezza le manifestazioni di protesta convocate davanti all'ambasciata statunitense di Beirut nel distretto di Awkar per protestare contro le decisioni degli Usa.

Il Catholicos Aram: “A repentaglio il processo di pace”

Anche Aram I, Catholicos armeno della Grande Casa di Cilicia, nel corso dell'Assemblea generale del Catholicosato, svoltasi nei giorni scorsi ad Antelias, in Libano, si è schiaerato contro la scelta del tycoon. Una decisione che, secondo il Catholico, ha “ripercussioni negative” su tutto il già instabile scenario mediorientale, e rischia di mettere a repentaglio l'intero processo di pace. Amar I ha poi sottolineato la necessità di rispettare i diritti legittimi dei palestinesi, e di tutelare le prerogative che ebraismo, cristianesimo e islam esercitano nella Città Santa. Come riporta Fides, reazioni negative alla decisione americana sono giunte da parte di molti Patriarchi e capi di Chiese e comunità cristiane radicate in Medio Oriente e nei Paesi arabi. Il Patriarcato di Babilonia dei Caldei, in un messaggio firmato dal Patriarca Louis Raphael Sako, ha ricordato che  “il dovere degli Stati Uniti d’America, come superpotenza, è quello di favorire la pace, la giustizia e la prosperità in tutto il mondo, e non quello di suscitare controversie e conflitti”. Il Patriarca greco-melkita, il siriano Youssef Absi, in una conversazione con l’ambasciatore di Palestina a Beirut ha voluto confermare il sostegno suo e della Chiesa melkita ai diritti del popolo palestinese e il netto rifiuto della decisione statunitense di trasferire nella Città Santa la propria ambasciata in Israele. Infine, il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, Primate della più consistente Chiesa radicata nel mondo arabo musulmano, ha fatto sapere che anche lui – come lo Sheikh Ahmed al Tayyeb, Grande Imam di al Azhar – non ha più intenzione di incontrare il Mike Pence, in occasione della prossima visita che il vice di Trump realizzerà in Egitto e in Israele.

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