Le tre indicazioni di Bassetti ai cattolici in politica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:02

Vivere la politica con gratuità e spirito di servizio; guardare al passato per costruire il futuro; avere cura, senza intermittenza, dei poveri e della difesa della vita. Sono le tre raccomandazioni che il Presidente della Cei, il cardinal Gualtiero Bassetti, rivolge ai cattolici impegnati in politica a poco più di un mese dal voto del 4 marzo, nel corso della sua prolusione che inaugura la sessione invernale del Consiglio episcopale permanente della Cei. Tanti i temi affrontati dall'Arcivescovo di Perugia nel suo discorso: dal lavoro alla famiglia, passando per la delicata questione “complessa e cruciale” dell'immigrazione, la cui discussione pubblica, “però, è troppo spesso influenzata da equivoci, incomprensioni e contese politiche”. Ed è proprio al mondo della politica che il porporato ha rivolto un accorato appello affinchè tutti i candidati riflettano sulla natura della loro “vocazione politica”, che coincide con “la ricerca sincera del bene comune”. Che è – ha precisato Bassetti – “non a parole ma con i fatti”. Sul tavolo attorno al quale dibatteranno i vescovi italiani c'è anche la questione della legge sulle Dat. Su questo il Presidente della Cei è irremovibile: “La vita non si uccide, non si compra, non si sfrutta e non si odia!”. Infine, l'accenno ad una proposta che “riguarda il rilancio dell’impegno per la pace nel Mediterraneo”

Ricostruire, ricucire, pacificare

Facendo riferimento agli insegnamenti del Concilio Vaticano II, e citando diversi passi biblici, Bassetti ha elencato tre verbi che fungeranno da guida “nell’azione pastorale del prossimo futuro: ricostruire, ricucire e pacificare“. Per il Presidnete della Cei, in Italia “c’è un’urgenza morale di ricostruire ciò che è distrutto”. La bellezza della Penisola, “ricca di paesaggi incantevoli e con un patrimonio culturale unico al mondo” è “estremamente fragile nel suo territorio, nei suoi borghi medievali, nelle sue città”. Il suo pensiero è andato a “quelle migliaia di persone che hanno perso tutto con il terremoto”. “Sentiamo una vicinanza intima e profonda con questi uomini e queste donne – ha aggiunto -. Ricostruire quelle case, riedificare quelle città, significa donare un futuro a quelle famiglie e vuol dire ricostruire la speranza per l’Italia intera”. Vi è poi “l’urgenza spirituale di ricucire ciò che è sfilacciato”. E questo riguarda, ha spiegato il porporato, la comunità ecclesiale e la società italiana: “Occorre riprendere la trama dei fili che si dipana per tutto il Paese con l’attenzione a valorizzarne le tradizioni, le sensibilità e i talenti”. In altre parole, è necessario, ha sottolineato il Presidente della Cei, “unire il Paese: da Lampedusa ad Aosta, da Trieste a Santa Maria di Leuca”. L'Italia, ha aggiunto, “sembra segnato da un clima di 'rancore sociale', alimentato da una complessa congiuntura economica, da una diffusa precarietà lavorativa e dall’emergere di paure collettive“. In questa prospettiva, ha spiegato, “pacificare la società significa incamminarsi con spirito profetico lungo una strada nuova, un sentiero di pace che si propone di costruire ponti di dialogo“. Queste, ha sintetizzato, sono le “tre azioni pastorali, tre sfide concrete per il futuro”.

Un’unica famiglia umana

Un futuro, ha proseguito, che “si misura direttamente anche con un fenomeno globale che ha ormai assunto un’enorme rilevanza“, ovvero quello delle “migrazioni internazionali”. Un tema complesso e cruciale che secondo il porporato “è troppo spesso influenzata da equivoci, incomprensioni e contese politiche”. Ecco allora un chiarimento: “La Chiesa cattolica, sin dalla fondazione, si prende cura dei poveri, degli 'sconfitti della storia', con uno spirito di totale obbedienza al Vangelo, perché vede nelle loro piaghe il riflesso di quelle di Cristo sulla Croce”. Citando Paolo VI ha affermato: “I poveri, tutti i poveri, anche quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa per diritto evangelico“. Ed è proprio in virtù di questo “diritto”, “e non certo in nome di una rivendicazione sociale”, che “ogni cristiano è chiamato ad andare verso di loro con un atteggiamento di comprensione e compassione”. Ha poi fatto sue le parole pronunciate da Papa Francesco durante la Messa celebrata nella basilica di San Pietro in occasione della Giornata del Migrante: “Bisogna reagire a una cultura della paura che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia”. Poi una spallata alla Lega: “Non si possono evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente. Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese”. Palese il riferimento alle dichiarazioni di Attilio Fontana, candidato del centrodestra alla Regione Lombardia. “Avere dubbi e timori non è un peccato. Tuttavia, il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte“.

Lavoro, famiglia, giovani

Lavoro, famiglia i giovani sono altri tre temi di rilievo che i presuli affronteranno. Bassetti ha ricordato come nel corso della 48ma Settimana sociale dei cattolici italiani “siamo ripartiti con alcune proposte concrete sul lavoro”, che ad oggi “è soprattutto una vera emergenza sociale” “resa ancora più impellente dai dati relativi alla disoccupazione giovanile: sono troppi i nostri ragazzi che vengono ingiustamente mortificati nel loro talento e duramente provati nelle loro aspettative di vita, costringendoli spesso ad un’amara e dolorosa emigrazione. È un grido di dolore e di aiuto quello che viene dai nostri giovani“. Un altro dato preoccupante, secondo il Presidente della Cei, è quello relativo alla condizione di povertà assoluta delle famiglie: “Si parla di oltre un milione e mezzo con un aumento di ben il 97 per cento rispetto a dieci anni fa. Se si fermano le famiglie, si ferma il motore sociale del Paese – avverte -. Smette di battere il cuore della società. È necessario ripeterlo con forza: è urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, le famiglie italiane. Perché nelle famiglie risiede la struttura portante della nostra società e si pongono le basi del futuro“.

L'Italia al voto

L'ultima riflessione del cardinale è incentrata sulle prossime elezioni politiche del 4 marzo. “Come Vescovi ci uniamo innanzitutto all’appello del Capo dello Stato a superare ogni motivo di sfiducia e di disaffezione per partecipare alle urne con senso di responsabilità nei confronti della comunità nazionale”, ha dichiarato Bassetti, che ha poi chiarito: “La Chiesa non è un partito e non stringe accordi con alcun soggetto politico“. Ha poi ammonito i partiti politici, facendo sue, ancora una volta, le parole del Pontefice: “Dialogare non è negoziare”. “Negoziare, infatti, consiste soltanto nel cercare di ricavare la propria fetta della torta comune – ha spiegato -. Ma non è questo, ovviamente, ciò che intendiamo. Dialogare significa, invece, cercare il bene comune per tutti“. Da qui l'appello a tutti i candidati “a riflettere sulla natura della vocazione politica” e alla “sobiretà”. Una sobrietà, ha aggiunto, “nelle parole e nei comportamenti. La campagna elettorale sta rendendo serrato il dibattito, ma non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere“. Allo stesso modo, ha aggiunto, è immorale “speculare sulle paure della gente: al riguardo, bisogna essere coscienti che quando si soffia sul fuoco le scintille possono volare lontano e infiammare la casa comune, la casa di tutti”. Poi un terzo richiamo: “la ricerca sincera del bene comune. Non a parole ma con i fatti. Per il futuro del Paese e dell’intera sua popolazione, da Nord a Sud, occorre mettere da parte le vecchie pastoie ideologiche del Novecento e abitare questo tempo con occhi sapienti e nuovi propositi di ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell’Italia. In questa grande opera, è auspicabile l’impegno di tutte le persone di buona volontà, chiamate a superare le pur giustificate differenze ideologiche per raggiungere una reale collaborazione nel servizio del bene comune – ha proseguito il cardinale -. E, se posso indicare un ambito privilegiato su cui impegnarsi, raccomando la scuola, dove si gioca la partita decisiva del percorso formativo dei nostri ragazzi. Di questa scuola sono parte integrante e qualificata le scuole pubbliche paritarie, ancora in attesa dell’adempimento di promesse relative a sostegni doverosi, da cui dipende la loro stessa sopravvivenza”.

Tre indicazioni per i cattolici

Da qui le tre indicazioni ai cattolici in politica: “La prima: vivete la politica con gratuità e spirito di servizio. Testimoniate questa gratuità con gesti concreti e con una vita politica degna della vostra missione, ricordando che i cristiani di ogni tempo vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo”; “guardate al passato per costruire il futuro. Guardate ad una stagione alta e nobile del cattolicesimo politico italiano. Prendete come esempi uomini e donne di diverso schieramento politico che, nella storia della Repubblica, hanno saputo indicare percorsi concreti e interventi mirati per affrontare le questioni e i problemi della nostra gente”. E la terza: “abbiate cura, senza intermittenza, dei poveri e della difesa della vita. Sono due temi speculari, due facce della stessa medaglia, due campi complementari e non scindibili. Non è in alcun modo giustificabile chiudere gli occhi su un aspetto e considerare una parte come il tutto. Un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di essere difesi nella loro incalpestabile dignità personale”. Quindi una critica alla recente legge sulle Dat: “Ci preoccupa la salvaguardia della speciale relazione tra paziente e medico, la giusta proporzionalità delle cure, che non deve mai dar luogo alla cultura dello scarto, la possibilità di salvaguardare l’obiezione di coscienza del singolo medico e di evitare il rischio di 'aziendalismo' per gli ospedali cattolici”. Poi ha aggiunto: “In definitiva, vorrei ricordare a tutti: la vita non si uccide, non si compra, non si sfrutta e non si odia!

Una proposta di pace per il Mediterraneo

Infine, fa un piccolo accenno a “una proposta che mi sta particolarmente a cuore e che, in un orizzonte davvero europeo, riguarda il rilancio dell’impegno per la pace nel Mediterraneo: ne riparleremo in queste giornate”.

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