“L'accanimento contro la donna è peccato contro Dio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:15

Ancora un'appassionata difesa della donna e della sua dignità da parte di Papa Francesco. Lo ha fatto nell'omelia della Messa a S. Marta prendendo spunto dal passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù afferma che chiunque guarda una donna desiderandola ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

Il S. Padre ha ricordato prima di tutto che le donne sono “quello che manca a tutti gli uomini per essere immagine e somiglianza di Dio” e poi ha sottolineato come Gesù abbia portato una rivoluzione per l'epoca: “La dottrina di Gesù sulla donna cambia la storia. E una cosa è la donna prima di Gesù, un’altra cosa è la donna dopo Gesù. Gesù dignifica la donna e la mette allo stesso livello dell’uomo perché prende quella prima parola del Creatore, tutti e due sono 'immagine e somiglianza di Dio', tutti e due; non prima l’uomo e poi un pochino più in basso la donna, no, tutti e due. E l’uomo senza la donna accanto – sia come mamma, come sorella, come sposa, come compagna di lavoro, come amica – quell’uomo solo non è immagine di Dio”.

Ma i passaggi più forti della riflessione del Papa sono stati quelli dedicati a denunciare ancora una volta lo sfruttamento di cui sono oggetto tante donne: “Nei programmi televisivi, nelle riviste, nei giornali, si fanno vedere le donne come un oggetto del desiderio, di uso, come in un supermarket”. E così per vendere magari pomodori la donna diventa un oggetto, viene “umiliata, senza vestiti” e così viene meno l'insegnamento di Cristo che la “dignificò”. Il Papa ha poi aggiunto che non occorre andare “tanto lontano”, questa mercificazione delle donne avviene “qui, dove noi abitiamo, negli uffici, nelle ditte”. Sono “oggetto di quella filosofia usa e getta”, “materiale di scarto“.

“Questo è un peccato contro Dio Creatore – ha ribadito il Papa – rigettare la donna perché senza di lei noi maschi non possiamo essere immagine e somiglianza di Dio. C’è un accanimento contro la donna, un accanimento brutto. Anche senza dirlo… Ma quante volte delle ragazze per avere un posto di lavoro devono vendersi come oggetto di usa e getta? Quante volte? Sì, padre ho sentito in quel Paese… Qui a Roma. Non andare lontano”.

Il S. Padre ha poi fatto riferimento al turpe mercato della prostituzione, a posti della città, ha detto, dove “tante donne, tante migranti, tanti non migranti” sono esposti e sfruttati “come al mercato”. Donne a cui gli uomini “si avvicinano non per dire: 'Buonasera, ma 'Quanto costi?'. Il Papa ha avuto parole durissime per i “clienti” che si lavano la coscienza chiamandole prostitute: “Tu l’hai fatta prostituta, come dice Gesù: chiunque ripudia la espone all’adulterio, perché tu non tratti bene la donna, la donna finisce così, anche sfruttata, schiava, tante volte. Farà dunque bene guardare queste donne e pensare che, di fronte alla nostra libertà, loro sono schiave di questo pensiero dello scarto”.

“Tutto questo – ha proseguito Francesco – succede qui, a Roma, succede in ogni città, le donne anonime, le donne – possiamo dire – 'senza sguardo' perché la vergogna copre lo sguardo, le donne che non sanno ridere e tante di loro non sanno, non conoscono la gioia di allattare e di sentirsi dire mamma. Ma, anche nella vita quotidiana, senza andare a quei posti, questo pensiero brutto di rigettare la donna, è un oggetto di 'seconda classe'. Dovremmo riflettere meglio. E facendo questo o dicendo questo, entrando in questo pensiero disprezziamo l’immagine di Dio, che ha fatto l’uomo e la donna insieme alla sua immagine e somiglianza. Questo passo del Vangelo ci aiuti a pensare nel mercato delle donne, nel mercato, sì, la tratta, lo sfruttamento, che si vede; anche nel mercato che non si vede, quello che si fa e non si vede. La donna la si calpesta perché è donna”.

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