La sofferenza della Chiesa in Terra Santa

Niente permessi per i docenti residenti in Cisgiordania: a rischio il prossimo anno accademico delle scuole cristiane a Gerusalemme

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Sos Chiesa in Terra Santa. Oltre 200 insegnanti cristiani secondo la fondazione pontificia Acs potrebbero ritrovarsi senza lavoro e impossibilitati a insegnare nelle scuole cristiane di Gerusalemme, eventualità che mette a rischio la continuità didattica di istituzioni storiche e il futuro dell’istruzione cristiana nella Città Santa. Già nel luglio 2025 la Commissione Istruzione del Parlamento israeliano aveva disposto il divieto a assumere nelle scuole cristiane insegnanti palestinesi con titoli di studio conseguiti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Sostenendo che tali titoli non soddisfano i requisiti accademici per l’insegnamento. All’inizio dell’anno scolastico in corso, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, 171 insegnanti provenienti dalla Cisgiordania non avevano ricevuto i permessi necessari per insegnare. Il Segretariato Generale delle Scuole cristiane aveva organizzare uno sciopero in tutte le scuole cristiane di Gerusalemme, fino al rilascio dei permessi richiesti.

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Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Foto © Vatican News

Chiesa che soffre

Nuove ombre si stendono sul futuro delle scuole cristiane della Città Santa, dopo che lo scorso 10 marzo il ministero dell’Istruzione israeliano ha inviato una lettera ai presidi delle istituzioni scolastiche cristiane di Gerusalemme comunicando che per il prossimo anno accademico 2026-2027 verranno autorizzate solo le assunzioni di insegnanti residenti in città e in possesso di certificati israeliani. Le classi e i corsi non potranno quindi essere affidati a docenti palestinesi residenti in Cisgiordania. Finora, insegnanti palestinesi residenti nella Cisgiordania avevano potuto insegnare a Gerusalemme usufruendo di una “carta verde” concessa dalle autorità israeliane.

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