La Chiesa in soccorso di un Paese in disfacimento

Per scongiurare l'incubo della guerra civile la Chiesa si mobilita in Etiopia nel tentativo di attenuare le contrapposizioni etnico-politiche in un Paese devastato dalla violenza dei clan

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05

In Etiopia appello dei vescovi per la pace nella regione del Tigrè. L’episcopato si mobilita per rvitare di rimpiombare in un conflitto nel quale tutti perdono. raccomandazione dei presuli dinanzi l’escalation di violenze nel Paese. “Se i fratelli si uccidono, l’Etiopia non guadagnerà nulla- avvertono i vescovi etiopi-. Ma è destinata al fallimento e non gioverà a nessuno. Non bisogna sottovalutare il conflitto in atto. Occorre contribuire alla causa della riconciliazione. Per rafforzare l’unità. E garantire la pace e la sicurezza. La priorità del nostro Paese è difendere lo Stato di diritto“. La Chiesa si mobilita per la pace.

L’impegno della Chiesa per la pace

L’Etiopia, sottolinea Fides, è il Paese dove ha sede l’imponente edificio dell’Unità Africana. E’ il Paese degli investimenti cinesi. Della metropolitana. Dei grattacieli. E soprattutto il Paese del Premio Nobel per la pace il primo ministro Abiy Ahmed. “Per i suoi sforzi per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale. E in particolare per la sua decisiva iniziativa nel risolvere il conflitto con la confinante Eritrea”.  Eppure, evidenzia l’agenzia missionaria vaticana, da quando è stato eletto l’Etiopia è un Paese che non trova pace. L’inizio del suo mandato è stato folgorante. Nei primi 100 giorni di governo ha posto fine alla guerra con l’Eritrea che durava da 18 anni.

Contraccolpi

Il primo ministro Abiy Ahmed ha liberato migliaia di oppositori politici. Ha liberalizzato la stampa. Ha garantito libertà d’espressione. Ha legalizzato diversi gruppi di opposizione precedentemente criminalizzati. Ha intrapreso un tour del paese centrato sull’unità, la riconciliazione e il cambiamento. Tuttavia, osserva Fides, le sue riforme hanno rotto qualcosa nell’ingranaggio politico-etnico etiope. O forse è il contraccolpo della libertà. Come, per esempio, la scelta di ripristinare il concetto di cittadinanza pan-etiopica. E di superare le divisioni etniche introdotte dalla costituzione federale del 1993.

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