La Chiesa di Papa Francesco “è un lavoro artigianale, non una fabbrica”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:36

Dall’inizio del suo Pontificato Papa Francesco ha fatto costante riferimento a una Chiesa che ha il compito di raggiungere le estreme “periferie esistenziali”, una Chiesa “in uscita”, un “ospedale da campo”. Ma già nella sua Buenos Aires il sacerdote e poi vescovo e cardinale Bergoglio ha maturato quell’idea di comunità ecclesiale mostrando particolare sensibilità e attenzione ai bisogni dei più poveri. Lo ha ricordato ieri don Carlo Olivero, meglio conosciuto come “padre Charly”, uno dei “curas villeros”, i preti di strada dei sobborghi della capitale argentina, che ieri ha presentato, insieme a mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, il libro di Silvina Premat, “Preti dalla fine del mondo” (Emi). “A inaugurare il primo centro per il recupero dei ragazzi tossicodipendenti nella ‘Villa 21’, quella tra le villas miserias di Buenos Aires alla quale ero stato assegnato – ha affermato padre Charly – fu proprio l’arcivescovo Bergoglio, il 20 marzo del 2008: era un Giovedì Santo, e il cardinale venne da noi e fece la lavanda dei piedi a sette di questi ragazzi, perché dodici non riuscimmo a trovarne”.

Il sacerdote di Buenos Aires ha rammentato che nell’omelia l’attuale Papa disse “che il lavoro per il recupero dei ragazzi doveva essere un corpo a corpo, un lavoro artigianale, non una fabbrica; e che dovevamo accogliere tutte le persone che ci si presentavano davanti”. Don Olivero, impegnato giornalmente ad aiutare i giovanissimi schiavi del “pacco”, il sottoprodotto della cocaina, che in 15 minuti genera stati d’ansia e di disperazione tali da costringere ad assumerne continuamente, ha spiegato di avere bisogno della ‘Villa’ perché “le persone del mio quartiere mi hanno insegnato a guardare alla vita attraverso la vera fede. Una fede che non si esprime in modo teorico, ma in un modo simbolico molto vivo, che si tramanda di padre in figlio”.

“Anche noi dobbiamo prenderci cura della fede di queste persone – ha aggiunto – e non possiamo separare il problema religioso da quello sociale, come nel caso di andare a trovare un infermo o assistere chi ha bisogno”. Dinanzi a tante forme di delinquenza, estrema povertà, prostituzione, padre Charly ha sottolineato che bisogna essere sempre disponibili tenendo presente che si presentano persone con ferite nell’anima e nel corpo che neanche gli ospedali vogliono accettare. Mons. Nunzio Galantino, commentando la prefazione del libro scritta da don Luigi Ciotti, ha fatto accenno alle “preoccupanti farneticazioni” di Totò Riina a seguito delle quali la Cei ha prontamente espresso vicinanza al fondatore di Libera. “Di preti come i ‘curas villeros’ – ha osservato mons. Galantino – ce ne sono anche in Italia. Non sono super-eroi ma gente normale. Anche da noi c’è gente che giorno dopo giorno tira la carretta. Quello che mi dispiace è che per uno o due preti che sbagliano, si getta discredito su tutti gli altri”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.