India: cristiani e musulmani marciano insieme contro la legge anti-conversioni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:24

Domani, 23 settembre, i cristiani del Jharkhand (stato dell'India) insieme a musulmani e sikh manifesteranno insieme in maniera pacifica contro la legge anti-conversione approvata dall’Assemblea statale pochi gironi fa. Lo riferisce p. Michael Kerketta, teologo indiano e professore a Ranchi, ad Asia News.

Il “Freedom of Religion Bill”

Il Jharkhand è diventato di recente il nono stato dell’India ad approvare e far entrare in vigore un provvedimento “contro le conversioni religiose”, quando il suo governatore, Draupadi Murmu, ha firmato il 5 settembre un disegno di legge “Freedom of Religion Bill” (paradossalmente: “Legge sulla libertà di religione”). La norma, sottolinea Kerketta, “è uno strumento per restringere la libertà di culto e continuare ad esacerbare e polarizzare la società indiana”.

Il testo di legge

La legge proibisce le conversioni forzate o per allettamenti materiali. Chiunque viola tale legge potrà essere condannato a tre anni di prigione e a 50mila rupie [oltre 600 euro] di multa, o entrambe. Previste pene più gravi in caso di conversione forzata di ragazze minorenni e donne tribali (scheduled tribes). In tal caso il colpevole potrà essere condannato a quattro anni di carcere e/o ad una multa di 100mila rupie [oltre 1300 euro]. La legge è già applicata in Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Odisha, Gujarat, Maharashtra e Himachal Pradesh.

Accuse infondate

Il governo del Jharkhand è in mano al Baratya Janata Party (Bjp), il partito nazionalista indù che governa anche l’esecutivo nazionale, con il Premier Narendra Modi. “I gruppi estremisti indù nello stato di Jharkhand sono forti e hanno ampio spazio nella società. Nei giorni scorsi a Ranchi cortei anticristiani e di militanti violenti hanno agitato la città. Alcuni cristiani sono in carcere con false accuse di aver promosso conversioni”, racconta ancora p. Kerketta.

Secondo il teologo, “La legge affligge tutte le comunità religiose di minoranza. È nostro dovere – conclude – denunciare un’ingiustizia che viola la libertà di coscienza ed è contro la Costituzione”.

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