“Il virus della corruzione minaccia la madre Terra”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:42

Il pianeta e la democrazia sono minacciati da un'ombra terribile, da un “virus sociale” che “infetta tutto, e i poveri e la madre Terra sonoo i più danneggiati: la corruzione”. Davanti a questo “flagello sociale”, “nessuno può dirsi estraneo; la corruzione è evitabile ed esige l’impegno di tutti“. E' un accorato appello all'unità e al rispetto della dignità del pianeta e dei popoli latino americani il discorso che Papa Francesco rivolge alle Istituzioni, politiche e ecclesiastiche, del Perù. Nella grande piazza che fa da cornice al Palazzo del Governo, il Pontefice, di ritorno dalla sua visita alla regione dell'Amazzonia, una terra che Bergoglio definisce “meta di migrazioni”, ricorda ai governanti come questa Nazione sia “uno spazio di speranza e di opportunità per tutti e non solo per pochi“.

Terra di speranza…

Francesco esordisce ringraziando “Dio per l’opportunità che mi ha concesso di calcare il suolo peruviano”. Ricorda poi il motto di questo Viaggio Apostolico: “Uniti per la speranza”. “Permettetemi di dirvi che guardare questa terra è di per sé un motivo di speranza”. Con la mente torna poi alla sua visita nella regione amazzonica, visitata nella prima parte della giornata: “Questo 'polmone', come lo si è voluto chiamare, è una delle zone di grande biodiversità del mondo, dato che ospita le specie più diverse“. E aggiunge: “Voi possedete una ricchissima pluralità culturale, sempre più interattiva, che costituisce l’anima di questo popolo”,  che si contraddistingue per i “valori ancestrali come l’ospitalità, la stima dell’altro, il rispetto e la gratitudine verso la madre terra e la creatività per nuovi progetti, come pure la responsabilità comunitaria per lo sviluppo di tutti che si coniuga nella solidarietà, dimostrata tante volte di fronte alle diverse catastrofi vissute”. Il suo pensiero va quindi ai giovani, “che sono il presente più vitale che questa società possiede. Col loro dinamismo e il loro entusiasmo promettono e invitano a sognare un futuro di speranza che nasce dall’incontro tra il culmine della sapienza ancestrale e gli occhi nuovi che offre la gioventù”.

…e di Santi

Ma il Perù, sottolinea il Pontfice è una terra in cui la speranza “ha un volto di santità”: questa nazione “ha generato Santi che hanno aperto strade di fede per tutto il continente americano”. Nomina Martino de Porres, il Santo “figlio di due culture”, che “mostrò la forza e la ricchezza che nasce nelle persone quando mettono l’amore al centro della loro vita. Potrei continuare a lungo questa lista materiale e ideale di ragioni di speranza. Il Perù è terra di speranza che invita e sfida all’unità di tutto il suo popolo. Questo popolo ha la responsabilità di mantenersi unito precisamente, tra le altre cose, per difendere tutti questi motivi di speranza”.

Una minaccia per il pianeta

Tuttavia, ammonisce il Santo Padre, “su questa speranza si profila un’ombra, si erge una minaccia”. E cita la sua Enciclica sull'ambiente, la Laudato Sì: “Mai l’umanità ha avuto tanto potere su sé stessa e niente garantisce che lo utilizzerà bene, soprattutto se si considera il modo in cui se ne sta servendo“. E ciò “si manifesta con chiarezza nel modo in cui stiamo spogliando la terra delle risorse naturali, senza le quali non è possibile alcuna forma di vita”. Ma “la perdita di foreste e boschi” non implica solo l'estinzione “di specie viventi, che potrebbero anche significare nel futuro risorse estremamente importanti”; ciò implica anche la “perdita di relazioni vitali che finiscono per alterare tutto l’ecosistema”. In questo contesto, “uniti per difendere la speranza” significa “promuovere e sviluppare un’ecologia integrale come alternativa a un modello di sviluppo ormai superato ma che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale”. Per fare questo è necessario “ascoltare, riconoscere e rispettare le persone e i popoli locali come validi interlocutori”, poiché “essi mantengono un legame diretto con il territorio, conoscono i suoi tempi e i suoi processi e sanno, pertanto, gli effetti catastrofici che, in nome dello sviluppo, stanno provocando molte iniziative”. E ammonisce: “Il degrado dell’ambiente, purtroppo, è strettamente legato al degrado morale delle nostre comunità. Non possiamo pensarle come due questioni separate”. Porta l'esempio delle estrazioni minerarie irregolare: “sono diventate un pericolo che distrugge la vita delle persone; le foreste e i fiumi vengono devastati con tutta la loro ricchezza”. Ribadisce quindi un concetto già espresso nella sua visita in Amazzonia: “Questo processo di degrado implica e alimenta” organizzazioni illegali “che sottomettono i nostri fratelli alla tratta, nuova forma di schiavitù, al lavoro irregolare, alla delinquenza… e ad altri mali che colpiscono gravemente la loro dignità e, insieme, quella di questa nazione”.

Un virus sociale da combatte

Per difendere la speranza di questo Paese, prosegue Bergoglio, esige dare attenzione a un'altra forma “sottile” di degrado ambientale, “che inquina progressivamente tutto il tessuto vitale: la corruzione“, un “virus sociale” che procura tanto male “ai nostri popoli latinoamericani e alle democrazie di questo benedetto continente” e che “infetta tutto, e i poveri e la madre terra sono i più danneggiati”. “Questa lotta ci riguarda tutti – aggiunge -. 'Uniti per difendere la speranza', implica maggior cultura della trasparenza tra enti pubblici, settore privato e società civile. Nessuno può dirsi estraneo a questo processo; la corruzione è evitabile ed esige l’impegno di tutti”. Da qui l'appello agli uomini e alle donne “che occupano incarichi di responsabilità, in qualunque settore”: impegnatevi per offrire “al vostro popolo e alla vostra terra, la sicurezza che nasce dalla convinzione che il Perù è uno spazio di speranza e di opportunità… ma per tutti e non solo per pochi”. Infine, assicura “l’impegno della Chiesa Cattolica, che ha accompagnato la vita di questa Nazione, di portare avanti il lavoro perché il Perù continui ad essere una terra di speranza“.

Imprevisto al corteo papale

Piccolo imprevisto durante il corteo papale: lungo il tragitto che lo conduceva dall'aeroporto di Lima al Palazzo del Governo, il Pontefice ha dovuto cambiare l'auto su cui viaggiava, una Fiat 500L che usa per gli spostamenti in Perù, a causa di una ruota bucata. Come riferito dal portavoce della Santa Sede, Greg Burke, il taglio alla gomma che ne ha provocato lo sgonfiamento è capitato a circa 3-4 chilometri dal Palazzo presidenziale. Il cambio dell'auto è stato comunque molto rapido e il Papa non ha subito ritardi rispetto alla tabella di marcia della giornata. Domani la Santa Messa sulla spianata costiera di Huanchaco, a Trujillo, e l'incontro con il clero peruviano.

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