Il Pontefice: “Dio converta cuori dei violenti che non si fermano davanti a bambini”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:59

Gesù è nato in una famiglia a Nazaret, “non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata”. Lo ha detto Papa Francesco nell’udienza generale avvenuta nel giorno del suo 78esimo compleanno. Durante il giro in piazza San Pietro il vescovo di Roma ha soffiato sulle candeline di una torta di compleanno preparata da un gruppo di giovani sacerdoti giunti dall’Argentina. In tanti gli hanno fatto gli auguri portando cartelli, bandierine e palloncini e intonando in coro “tanti auguri a te”.

Il Pontefice ha iniziato la catechesi osservando che “il Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia, appena celebrato, è stato la prima tappa di un cammino, che si concluderà nell’ottobre prossimo con la celebrazione di un’altra Assemblea sul tema ‘Vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo’”. “Vorrei – ha proseguito – che anche le consuete meditazioni delle udienze del mercoledì si inserissero in questo cammino comune. Ho deciso perciò di riflettere con voi, in questo anno, proprio sulla famiglia”. Ha cominciato a raccontare dell’infanzia di Gesù che è rimasto in una periferia per trent’anni, senza fare miracoli o guarigioni, né compiendo predicazioni, “secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita”.

“Quanto i papà – ha spiegato – potrebbero ricavare dall’esempio di Giuseppe, uomo giusto, che dedicò la sua vita a sostenere e a difendere il bambino e la sposa – la sua famiglia – nei passaggi difficili! Per non dire di quanto i ragazzi potrebbero essere incoraggiati da Gesù adolescente a comprendere la necessità e la bellezza di coltivare la loro vocazione più profonda, e di sognare in grande!”. Secondo il vescovo di Roma “ciascuna famiglia cristiana – come fecero Maria e Giuseppe – può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo”. “Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore – ha esortato –. Così fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! Non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale”.

Il successore di Pietro ha affermato che “la famiglia di Nazaret ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia. E, come accadde in quei trent’anni a Nazaret, così può accadere anche per noi: far diventare normale l’amore e non l’odio, far diventare comune l’aiuto vicendevole, non l’indifferenza o l’inimicizia”. Al termine dell’udienza ha salutato i ballerini di tango giunti a Roma per un’esibizione in suo onore tra via della Conciliazione e piazza Pio XII. Infine ha parlato dei “disumani atti terroristici compiuti in Australia, Pakistan e Yemen”. A tale proposito ha invitato a pregare Dio affinché “converta i cuori dei violenti che non si fermano neppure davanti ai bambini”.

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