Il Papa: “Sintonizziamoci
sul linguaggio dell'amore”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:41

E'ancora nella lingua locale che Papa Francesco si è rivolto alla popolazione bulgara: lo ha fatto con il Patriarca Neofit e lo ha fatto di nuovo in apertura dell'omelia della Santa Messa nella Piazza Knyaz Alexander I di Sofia: Christos vozkrese, Cristo è risorto. Un saluto “meraviglioso”, con il quale “i cristiani nel vostro Paese si scambiano la gioia del Risorto in questo tempo pasquale. E commentando l'episodio narrato dai Vangeli sul quale si è snodata la sua riflessione, Papa Francesco ha ricordato ai fedeli di Bulgaria quanto il Signore ci chieda di “contagiare ricordandoci tre realtà stupende che segnano la nostra vita di discepoli: Dio chiama, Dio sorprende, Dio ama”. In riferimento al primo invito, il Santo Padre ricorda quanto avvenne sul Lago di Galilea, quando chiamò Pietro per divenire pescatore di uomini finché non tornò al suo mestiere dopo la morte di Cristo e nonostante l'annuncio della risurrezione, cosa che faranno anche gli altri discepoli: “Sembrano fare un passo indietro… Il peso della sofferenza, della delusione, perfino del tradimento era diventato una pietra difficile da rimuovere nel cuore dei discepoli; erano ancora feriti sotto il peso del dolore e della colpa e la buona notizia della Risurrezione non aveva messo radici nel loro cuore”.

L'invito a camminare

Quello che l'atteggiamento di Pietro rappresenta è la cosiddetta “nostalgia del passato”, una tentazione che il Signore sa quanto sia forte per noi: “Davanti alle esperienze di fallimento, di dolore e persino del fatto che le cose non risultino come si sperava, appare sempre una sottile e pericolosa tentazione che invita allo scoraggiamento e a lasciarsi cadere le braccia. È la psicologia del sepolcro che tinge tutto di rassegnazione, facendoci affezionare a una tristezza dolciastra che come una tarma corrode ogni speranza. Così si sviluppa la più grande minaccia che può radicarsi in seno a una comunità: il grigio pragmatismo della vita”. Eppure, è in quel momento che Gesù arriva, chiama Pietro e “ricomincia da capo e con pazienza esce ad incontrarlo”. Il Signore, infatti, “non aspetta situazioni o stati d’animo ideali, li crea. Non aspetta di incontrarsi con persone senza problemi, senza delusioni, senza peccati o limitazioni. Egli stesso ha affrontato il peccato e la delusione per andare incontro ad ogni vivente e invitarlo a camminare”. Lui non si stanca mai di chiamare: “E' la forza dell’Amore che ha ribaltato ogni pronostico e sa ricominciare. In Gesù, Dio cerca di dare sempre una possibilità. Fa così anche con noi: ci chiama ogni giorno a rivivere la nostra storia d’amore con Lui, a rifondarci nella novità che è Lui”.

Sorprendere e amare

Ma non solo chiama. Dio sa anche sorprendere e invita a realizzare cose sorprendenti: “Ai discepoli ridà fiducia mettendoli in movimento e spingendoli di nuovo a rischiare, a non dare nulla e specialmente nessuno per perso. È il Signore della sorpresa che rompe le chiusure paralizzanti restituendo l’audacia capace di superare il sospetto, la sfiducia e il timore che si nasconde dietro il 'si è sempre fatto così'”. Dio, dunque, chiama e sorprende perché egli ama. “L’amore è il suo linguaggio” e chiede a noi di “sintonizzarci” sulla stessa lingua. “Questa è la nostra forza che ogni giorno siamo invitati a rinnovare: il Signore ci ama. Essere cristiano è una chiamata ad avere fiducia che l’Amore di Dio è più grande di ogni limite o peccato”. E questo anche il suo miracolo: “Tanti testimoni della Pasqua in questa terra benedetta hanno realizzato capolavori magnifici, ispirati da una fede semplice e da un amore grande… Oggi siamo invitati a guardare e scoprire quello che il Signore ha fatto nel passato per lanciarci con Lui verso il futuro, sapendo che, nel successo e negli errori, tornerà sempre a chiamarci per invitarci a gettare le reti”. C'è bisogno di una Chiesa di giovani, “capaci di resistere alle patologie dell’individualismo consumista e superficiale. Innamorati di Cristo, testimoni vivi del Vangelo in ogni angolo di questa città”.

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